Terremoto L’Aquila, la sentenza: tutti colpevoli

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La Commissione Grandi Rischi condannata. Finalmente smentita la bufala del processo intentato per non aver previsto il terremoto

Sei anni di reclusione per tutti gli imputati. E’ questa la condanna inflitta dal giudice unico Marco Billi ai componenti della commissione grandi rischi, in carica nel 2009, che avrebbero rassicurato gli aquilani circa l’improbabilita‘ di una forte scossa sismica che invece si verifico’ alle 3.32 del 6 aprile 2009. L’accusa aveva chiesto quattro anni per i sette imputati.  La piccola aula era affollatissima ed erano presenti numerose testate giornalistiche internazionali, fra cui Al Jazeera e tv giapponesi. “Questa sentenza avrà grosse ripercussioni sull’apparato della pubblica amministrazione. Nessuno farà piu’ niente”, ha detto l’avvocato Filippo Dinacci, difensore dell’ex vicecapo della Protezione civile e attuale presidente dell’Ispra, Bernardo De Bernardinis, e del direttore del servizio sismico del dipartimento della Protezione civile, Mauro Dolce, commentando la sentenza sulla Commissione Grandi rischi.

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L’ACCUSA – Per molto tempo, a proposito di questo processo, una pubblicistica drogata ha raccontato che la Commissione era accusata “di non aver previsto il terremoto”, cosa falsa. In realtà il processo era incentrato su un’accusa molto solida e completamente diversa da questa barzelletta antigiudici. Secondo i sostituti procuratore Roberta D’Avolio e Fabio Picuti,  la commissione Grandi Rischi in realtà non ha esaminato i rischi possibili che ci sarebbero stati nel caso di future scosse. Nonostante avessero documenti ad hoc per verificare. Nella lunga requisitoria dei pm sono indicati studi e analisi firmati da alcuni membri della commissione grandi rischi realizzati negli anni precedenti. “Sono state fornite dopo la riunione” si legge nel capo di imputazione “informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosita’ dell’attivita’ sismica vanificando le attivita’ di tutela della popolazione”. Secondo i pm gli imputati “sono venuti meno ai doveri di valutazione del rischio connessi alla loro funzione” anche sotto il profilo dell’informazione. Queste notizie rassicuranti “hanno indotto le vittime a restare nelle case”.

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GLI IMPUTATI - Gli accusati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Enzo Boschi (al tempo presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), Bernardo De Bernardinis vice capo tecnico del dipartimento di Protezione civile e finora l’unica persona che si è presentata in aula, Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e. e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

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SCARSA ANALISI – I Pm accusano la carenza di analisi della Commissione:

Una corretta analisi dei rischi e una corretta informazione avrebbero potuto, in primo luogo, suggerire misure di prevenzione a livello collettivo quali, ad esempio, la previa selezione e individuazione di luoghi di raccolta da comunicare alla popolazione, indicazioni sulle vie di fuga, su come radunarsi, su come prestare assistenza o abbandonare le abitazioni danneggiate, l’allestimento o il potenziamento di mezzi di soccorso immediatamente operativi, l’aumento della recettività ospedaliera e delle strutture di primo soccorso, o anche una più generale consapevolezza e una più ampia preparazione all’emergenza. Inoltre una corretta analisi dei rischi e una corretta informazione avrebbero potuto senz’altro suggerire misure di prevenzione a livello individuale.

Affermazioni che non sarebbero state diffuse neanche nei giorni successivi al 31 Marzo. Nonostante molti di loro fossero a conoscenza dei potenziali rischi per i cittadini.