Esteri

Meno porno, meno Viagra?

10 marzo 2010

L’opinione dell’esperta americana: l’utilizzo di materiale pornografico è fortemente legato a disfunzioni erettili e impotenza

Fare a meno della pornografia per recuperare la libido: a qualcuno sembrerà poco sensata la soluzione proposta da Marnia Robinson, autrice di “Pace tra le lenzuola”, sull’Huffington Post. L’esperta sostiene che ci sia un’evidente correlazione tra l’utilizzo di materiale porno e la disfunzione erettile, correlazione che innesca un inarrestabile circolo vizioso e quindi dipendenza. A sostegno della sua tesi la Robinson porta numerose testimonianze di ragazzi (o di ragazze che parlano del problema del proprio ragazzo, ovviamente) che hanno sperimentato una situazione simile: “Guardo porno su Internet da quando ho iniziato il college 13 anni fa. Intorno ai 24 anni ho iniziato ad avere difficoltà ad eccitarmi con donne reali. Il Viagra mi ha permesso di avere relazioni fino a 29 anni. Poi è diventato sempre più difficile, anche con le pillole”. Ma uscirne non è facile. “Riconosciuto il mio problema ho cercato di abbandonare il porno. Non ho mai resistito più di tre settimane”.

LA CURA - Il continuo crescere della velocità della rete e della disponibilità di contenuti pornografici su Internet, naturalmente, non aiuta. Sono ormai numerosissimi gli uomini incastrati in questa difficile – e imbarazzante – spirale. “La buona notizia” – spiega la Robinson“è che l’impotenza da porno è reversibile”. La parte difficile è superare il periodo di astinenza senza ricadute. Il periodo di astinenza da masturbazione consigliato dall’esperta per “resettare” la libido è di due mesi: possono sembrare un po’ tanti, ma il risultato sembra essere garantito. Quella dell’autrice è naturalmente un’opinione scientifica tutta da verificare (e all’orizzonte non si vedono molte cavie ben disposte), ma nel dubbio una regolata forse è il caso di darsela.

Un commento a Meno porno, meno Viagra?

  1. George Frusciante

    Questa Marnia Robinson è un’esperta. Ha fatto esperienza. Esperienza nello scrivere, esperienza nel lavorare? Boh, no perché io ho il vizio di dare credito agli specialisti, più che agli esperti. In materia anch’io sono “esperto” ma da qui a sostenere delle tesi senza nessun tipo di riscontro ce ne passa. E poi di chi stiamo parlando? Un tecnico, una ricercatrice, una psicologa?! Non si sa; è solo una che ha scritto “Pace tra le lenzuola”. E sticazzi non ce li mettiamo?
    “A sostegno della sua tesi la Robinson porta numerose testimonianze di ragazzi”: ehi, ma questo lo fa anche Studio Aperto. Troppo comodo, vi pare?

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