La vera flessibilità del lavoro non abita in Italia

10/03/2010 - GLI STRAORDINARI E IL PART TIME– In Italia, invece, lo strumento dello straordinario è utilizzato da circa più del 70% delle imprese, un po’ sopra la media europea, pari al 68%. Ai primi posti troviamo Germania, Finlandia ed Olanda (oltre

     
 

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GLI STRAORDINARI E IL PART TIME– In Italia, invece, lo strumento dello straordinario è utilizzato da circa più del 70% delle imprese, un po’ sopra la media europea, pari al 68%. Ai primi posti troviamo Germania, Finlandia ed Olanda (oltre l’80% delle imprese lo utilizza). Ma mentre in quei paesi anch’esso è usato come strumento di flessibilità organizzativa, ed è quindi remunerato sia con il pagamento ma anche e in certi casi soprattutto una riduzione dell’orario in altri periodi dell’anno, nel nostro Paese la compensazione è quasi sempre attraverso lo stipendio. (vedi grafico3) Anche l’utilizzo del part time sta prendendo piede in anche in Italia – come nel resto d’Europa – per parti consistenti della popolazione. Ma sono profondamente diverse, anche in questo caso, le modalità di utilizzo. Mentre in Germania, Belgio, Olanda, Francia, paesi scandinavi esso viene usato in modo “flessibile”, senza schemi fissi in termini di giorni, ore, ma negoziato tra impresa e dipendenti all’interno di un quadro contrattuale regolato, in Italia nell’80% dei casi l’utilizzo è quello “rigido”. Inoltre, mentre in moltissimi paesi viene utilizzato anche per posizioni di alta qualificazione e di tipo “direttivo” (come accade in Olanda e nel regno Unito) in Italia esso è usato solo in casi eccezionali tra queste figure professionali. Insomma, mentre nel resto dei paesi “avanzati”il Part-time non è dovuto principalmente a ragioni “parentali” né rigidamente legato alle qualifiche medio-basse, in Italia esso è spesso utilizzato per questi motivi. Insomma, in modo “vecchio”.

GLI EFFETTI SULLA COMPETITIVITA’ – L’indagine si occupa anche di altri aspetti, dal tipo di relazioni sindacali alla diffusione di accordi dove una promozione dei profitti aziendali vengono distribuiti agli impiegati sia in forma di contanti sia in forma di azioni. Interessante è soprattutto l’analisi che la competitività aziendale non risente negativamente, anzi, di un utilizzo più “moderno e flessibile dell’organizzazione del lavoro. Se guardiamo alle situazioni dei diversi paesi, dove c’è maggiore flessibilità la situazione economica delle imprese è mediamente più “florida”, esse sono in grado di creare più occupazione e la loro produttività del lavoro non ne risente. Anzi è più elevata di quella italiana. Insomma, la strada scelta dal nostro paese di applicare la flessibilità declinandola soprattutto sul versante delle “precarietà” non sembra pagante. Ne risente la demografia: da noi nascono meno figli che nelle altre nazioni europee, dove ci sono anche serie politiche per la famiglia. Da noi i consumi crescono meno che altrove. E soprattutto, il gap di produttività con il resto d’Europa si fa sempre più evidente. Una sburocratizzazione del mondo del lavoro sembra utile, ma nel senso di un maggiore orientamento verso i risultati e una minore rigidità in materia di orario. L’Italia, ostaggio di posizioni sindacali che a volte tendono a irrigidire anche dove non è necessario, imprese poco attente alle innovazioni organizzative, e una politica del lavoro del governo vecchia, che ha puntato tutto sulla precarizzazione anziché sulla flessibilità, continua a perdere terreno.

     
 

1 Commento

  1. articolo illuminante : il modello europeo dimostra come esigenze del lavoratore e produttività dell ‘ azienda non sono incompatibili …da noi FLESSIBILITA ‘ è un concetto male applicato in quanto male interpretato …grazie !

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