Lista del PdL, il Tar del Lazio dice no

08/03/2010 - E’ arrivata alle 19 la decisione dei giudici.Respinto il ricorso del Popolo delle Libertà nonostante il decreto interpretativo. La motivazione: violazione del principio di sussidiarietà. La lista, però, è stata ripresentata oggi all’ufficio elettorale del Tribunale e potrebbe essere riammessa

     
 

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E’ arrivata alle 19 la decisione dei giudici.Respinto il ricorso del Popolo delle Libertà nonostante il decreto interpretativo. La motivazione: violazione del principio di sussidiarietà. La lista, però, è stata ripresentata oggi all’ufficio elettorale del Tribunale e potrebbe essere riammessa per quella via.

Il Tar del Lazio ha deciso: la lista del Popolo delle Libertà della provincia di Roma non è stata riammessa alla competizione elettorale. Erano quattro le ipotesi in campo: il respingimento del ricorso, la possibilità che esso sia accolto, che venga dichiarato decaduto alla luce del decreto legge emanato dal Consiglio dei ministri e, infine, che la questione sia rimessa alla Consulta. La decisione più temuta, quest’ultima, perché avrebbe significato una coda potenzialmente infinita della questione. Il ricorso respinto permette al PdL di ricorrere in appello al Consiglio di Stato. I giudici hanno fissato al 6 maggio prossimo la discussione di merito sul ricorso del PdL. Oggi i giudici non sono entrati nel merito della questione decidendo soltanto in merito alla richiesta di sospensione cautelare del provvedimento di esclusione della lista Pdl Roma dalle elezioni regionali. Esattamente come per Formigoni, al quale però il Tar Lombardo ha fornito la sospensiva che gli consente di partecipare comunque alle elezioni, in attesa delle decisioni di merito (che non è detto siano positive per l’attuale governatore, ma evidentemente i giudici hanno ritenuto le sue motivazioni maggiormente fondate di quelle dei romani).

LA MOTIVAZIONE – Per i giudici amministrativi del Lazio il decreto legge ‘salva liste’ non “può trovare applicazione perchè la Regione Lazio ha dettato proprie disposizioni in tema elettorale esercitando le competenze date dalla Costituzione“. “A seguito dell’esercizio della potestà legislativa regionale la potestà statale non può trovare applicazione nel presente giudizio“, concludono i giudici. In base al principio di sussidiarietà: se prima legifera la Regione, lo Stato poi non può legiferare; lo Stato copre eventuali buchi lasciati dalla Regione, ma se la Regione ha una sua normativa, prevale quella. In ogni caso, la presentazione della lista del PdL non è comunque valida visto che chi l’ha presentata ha potuto averla in mano fino alle 19 di sera, dopo la consegna.

PARLA MARONI – La giornata politica è stata caratterizzata dalle parole del ministro dellInterno Roberto Maroni, che aveva chiesto al Tar di decidere “in fretta”: “Per evitare il rinvio delle elezioni. L’Italia e’ il paese in cui ricorsi e controricorsi non si negano a nessuno, ma speriamo che tutta questa situazione di incertezza si chiuda nel più breve tempo possibile per evitare il rinvio delle elezioni“.

IL PD RICORRE – Nel frattempo il Pd oggi aveva depositato una diffida sulla riammissione della lista Pdl, con l’avvocato Gianluigi Pellegrino. Era stato lo stesso avvocato a spiegare che “la lista del Pdl non può essere riammessa in base al decreto del governo e che questo non agisce sulla legge elettorale della Regione Lazio, ma solo sulle Regioni che non si sono dotate fino ad oggi di una legge elettorale specifica“.

REGIONI SUL PIEDE DI GUERRA – Nel frattempo, Si allarga il fronte delle Regioni decise a impugnare di fronte alla Corte Costituzionale il cosiddetto decreto salva-liste. Dopo il Lazio, che ieri ha fatto da apripista, oggi si sono fatte avanti Piemonte e Toscana. Entrambe governate dal centrosinistra e chiamate al voto il 28 e 29 marzo. Ad annunciare stamani da Torino l’intenzione di presentare un ricorso alla Consulta, è stata la stessa Mercedes Bresso, governatore uscente in corsa per un nuovo mandato sotto le insegne del Pd. «La Regione Piemonte farà ricorso contro il decreto salva liste», ha fatto sapere la presidente del Piemonte, precisando che la decisione è stata presa nella riunione di giunta. La decisione di presentare ricorso fa leva sull’ipotesi di un conflitto tra Stato centrale e Regione in una materia che, in questo caso, è regolata da una norma locale. «Non possiamo accettare - ha spiegato infatti Bresso - ingerenze del Governo in una materia che in Piemonte è già regolamentata dalla legge regionale. Noi abbiamo attivato la procedura della legge elettorale regionale, tanto è vero che sono stata io a convocare i comizi elettorali e quindi a indire le elezioni». Il fatto che il testo varato dal governo non riguardi al momento il Piemonte, non ha peso, di per sè, rispetto alle decisioni assunte dalla giunta piemontese. Anche la Toscana sta studiano il caso. Il presidente Claudio Martini ha infatti annunciato che chiederà che «sia dato mandato all’avvocatura regionale per valutare se è possibile che la Toscana possa fare ricorso alla Consulta».

     
 

7 Commenti

  1. AQB scrive:

    sandrokan mano veloce, che direttore!

  2. Comicomix scrive:

    Che dire?
    Aspettiamoci l’assalto al Tar del lazio, nuovo covo di comunisti ed anti-italiani.

    in Italia c’è ancora questo fastidioso orpello burocratico che si chiama democrazia. Sarà ora che, magari con un’altro decreto interpretativo (stavolta dell’art.1 della Costituzione, “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” ecc…), Silvio e il suo branco di buoni a nulla capaci di tutto ci mettano mano.

  3. bartolo scrive:

    ciao alessandro, vorrei capire una cosa: con il pronunciamento negativo del TAR cosa succede adesso al decreto salva-liste? non doveva servire a fornire ai giudici l’interpretazione “corretta” della legge elettorale in tema di presentazione di liste, quindi una interpretazione che di fatto agevolasse sotto il profilo giuridico la riammissione della lista PDL?
    quindi, che vuol dire, che i giudici se ne sono sbattuti del decretino oppure che, come ultimamente accade non di rado, un’altra volta gli esperti di legge del PDL hanno toppato ancora.

    • Gregorj scrive:

      bisogna leggere le motivazioni, usciranno tra poco, credo

    • Grif scrive:

      Vuol dire che il DL del governo andava ad interpretare una legge statale (la 108/68) mentre in materia elettorale la competenza è della regione, e pertanto a stabilire l’obbligo di depositare le firme entro le 12 non è la legge interpretata dal governo ma quella della regione (la 2/2005). Pertanto si, i giudici se ne sono sbattuti del DL dell’altra sera, ma a causa di una cazzata degli “esperti di legge” del Governo (anche se mi pare più probabile che sapessero benissimo qual era la situazione e abbiano comunque emanato il decreto sperando che magari la cosa sfuggisse a chi di dovere).

      • accurimbono scrive:

        Non solo, aggiungerei anche che anche qualora il dl fosse stato applicabile/applicato alla legge regionale la decisione sarebbe stata equalmente negativa per il PDL, infatti il dl prevedeva che la consegna delle liste potesse avvenire in ritardo a patto che le persone fisiche fossero presenti entro la scadenza con tutto il materiale in ordine.

        Ora viste le varie ricostruzioni, in particolare quella della conferenza stampa dei radicali era la più dettagliata, era chiaro che le persone alla scadenza non erano presenti nei locali appositi ma erano usciti e che il materiale che era presente alle 12 non fosse completo.

        Il TAR inoltre dice che nel pomeriggio, il PDL è andato a riprendersi “le carte” e poi le ha riconsegnato dopo 2 ore… quindi nessuno può dimostrare che le carte presenti alle 12 fossero in ordine, in quanto sono uscite, probabilmente modificate, e poi rientrate nel tardo pomeriggio.

        Insomma la toppa peggio del buco, un DL fatto con evidente incompetenza e approssimazione, e che in nessun modo avrebbe potuto salvare la lista del PDL.

  4. AngelDevil scrive:

    Grande Ale :) Facciamo la ola virtuale?

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