Io so’ io e voi non siete un cazzo

08/03/2010 - Dal marchese del Grillo a Berlusconi, la sfacciataggine del potere «Il popolo, secondo la concezione giuridica, è formato dagli individui che possiedono lo Status di cittadino di un determinato Stato. Nell’ordinamento italiano, il popolo è teoricamente l’unico titolare della sovranità

     
 

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Dal marchese del Grillo a Berlusconi, la sfacciataggine del potere

«Il popolo, secondo la concezione giuridica, è formato dagli individui che possiedono lo Status di cittadino di un determinato Stato. Nell’ordinamento italiano, il popolo è teoricamente l’unico titolare della sovranità tuttavia essa non viene esercitata in maniera diretta, ma da un Parlamento eletto ogni cinque anni». (Wikipedia, Popolo).

Nella democrazia il popolo esercita il proprio potere votando chi deve legiferare e governare lo Stato (m’illudo sempre della distinzione tra potere legislativo ed esecutivo). Il partito che prende la maggioranza dei voti ha il diritto dovere di governare non in nome di una parte di popolo bensì di tutto il popolo. Popolo che, ricordiamo, non è una massa indifferenziata, ma un insieme di cittadini, di individui aventi ciascuno la propria identità, la propria dignità, i propri diritti, i propri doveri, il proprio piccolo “io” uguale a quello di tutti gli altri “io” che formano, appunto, il popolo. Ogni partito che alle elezioni chiede ai cittadini il voto per essere eletto a rappresentarli sa in partenza che non è il solo a partecipare alla contesa elettorale; spera sì di prendere la maggioranza dei voti, ma non tutti i voti. Nei regimi autenticamente democratici non si verificano mai consensi schiaccianti superiori al 90% tipo quelli che avvengono in molte zone del mondo governate da regimi autocratici e dittatoriali.

ITALIA – Da diversi anni, però, in Italia la democrazia sta subendo una metamorfosi. Berlusconi, protagonista indiscusso degli ultimi decenni della politica italiana, ha infatti raggiunto (attraverso il perverso meccanismo della legge elettorale vigente) una maggioranza schiacciante nei due rami del Parlamento che fa funzionare come uno schiacciasassi (anche se essa sembra legiferare solo per approvare la decretazione d’urgenza). Il problema è, quindi, che Berlusconi e la sua maggioranza dimenticano spesso (anzi quasi sempre) che essere maggioranza non significa essere totalità. Esistono anche altri cittadini, che vanno rispettati e non offesi non tanto attraverso un agire politico che può essere, a pieno diritto, deludente le aspettative di questa minoranza di “popolo“, quanto nel cambiare le regole della partita democratica senza nemmeno avere il minimo rispetto politico e individuale nei confronti, in fondo, della maggioranza autentica del popolo italiano che non lo ha votato (si ricorda infatti il concetto di maggioranza relativa).

POTERE - Ma Berlusconi, non c’è verso farglielo capire, non crede che così stiano le cose. Lui crede di rappresentare la sovranità popolare e di avere il massimo consenso del popolo italiano (la sua passione dei sondaggi è il suo giocattolo preferito a pari merito delle gonfiabili di carne). Infatti, questo avviene perché il consenso popolare è l’alibi che chi detiene il potere usa per i propri fini. Dire che “è il popolo che lo vuole, è il popolo che ha deciso” è una pessima scusa che serve per nascondere, nemmeno tanto bene, il proprio volere personale, il proprio tornaconto. Non a caso il Popolo della Libertà ha preferito essere “popolo” e non “partito”, perché il partito è, appunto, parte, anche enorme ma parte. Invece dirsi popolo è, politicamente, proclamarsi l’assoluto, nel senso etimologico di sciolto da ogni vincolo. E da quale vincolo vuole essere sciolto Berlusconi? Ma da quello del popolo stesso ch’egli crede d’incarnare nella sua totalità. Se il suo corpo, infatti, è la quintessenza del volere popolare allora tutto gli è consentito. Chi incarna il popolo ne diventa la sua voce. Farsi popolo significa avere in dote da esso tutta la volontà che l’Egoarca esprime secondo la sua volontà. Il suo tornaconto diviene quindi il bene per il popolo. Ma il popolo dentro un unico io prima o poi esplode, come magma che spinge dal ventre di un vulcano. Il popolo, ricordiamolo, è composizione di tanti piccoli “io” e chi se lo dimentica perde la propria identità, la propria individualità, la propria indipendenza di pensiero. Questo vorrei ricordare agli elettori del Pdl che amano tanto farsi annullare nella volontà del loro Conducator, il quale non ha una vocazione maggioritaria, ma assolutistica, oserei dire dittatoriale, dacché chi si mette in contrasto contro i suoi dettami è responsabile di lesa maestà e di andare, quindi, contro il popolo. Parlare al nome del popolo come fa Berlusconi significa sempre avere la suprema presunzione di annullare il pensiero e il volere altrui; significa cioè mancare di rispetto al cittadino-individuo e alla sua libertà di pensiero. La libertà prevede responsabilità personale, singolare autonomia, espressione libera e incondizionata. La voce del popolo è una farsa, perché non esiste una sola voce, ma più voci. Il parlare del popolo è plurale e chi non considera questo ma rimane abbacinato dal celebre detto vox populi vox dei non si accorge che così annulla la volontà e il pensiero del singolo, rendendo il popolo mera massa informe guidata dalle direttive del capotribù, il quale, ogni volta che sale sul predellino, nasconde a fatica il suo vero pensiero che almeno il Marchese del Grillo ebbe il coraggio di dire al popolo: «Io so’ io e voi non siete un cazzo».

     
 

8 Commenti

  1. Luca Massaro scrive:
  2. ipazia scrive:

    Che cosa ciazzecca il Marchese del Grillo?Tu riporti qui il terzo endecasillabo della prima quartina di un celebre sonetto belliano che inizia così: ” C’era na vorta un re che…..” e si conclude con:”..è vero è vero.”

  3. in realtà il popolo della libertà è una maggioranza minoritaria oppure una minoranza maggioritaria

    dal punto di vista del meccanismo elettorale è maggioranza ma se guardiamo ai voti totali non possiede il 51% nemmeno se si assommano i voti leghisti

  4. Luca Massaro scrive:

    @ Ipazia.
    Grazie della segnalazione “belliana”.
    Non intendo certo dire che B. assomigli al Marchese, ma far riferimento al “battuta” di quest’ultimo che, mentre sta per salire in carrozza, così si rivolge al popolino.

    @ Sbronzo di Riace
    eppure mi sembra che con tale passaggio {[Berlusconi non ha] «il minimo rispetto politico e individuale nei confronti, in fondo, della maggioranza autentica del popolo italiano che non lo ha votato (si ricorda infatti il concetto di maggioranza relativa)»} io sostenga ciò che sostieni anche tu.

  5. fabristol scrive:

    Un bellissimo pezzo Luca!

  6. ipazia scrive:

    Premesso che all’articolo non aggiungerei una sola virgola,stante la crudele verità che mette a fuoco,mi permetto di presentare la poesia da cui è tratto il titolo,per coloro che non la conoscono.Essa dimostra come l’esercizio del potere,quando sono i banditi a detenerlo,presenta sempre le medesime caratteristiche universali,in tutti i tempi ed in tutti i luoghi.Cito a memoria e mi scuso per eventuali errori:

    C’era na vorta un re che dar palazzo
    mannò fora a li popoli st’editto:
    io so io e voi nun sete un cazzo,
    sori vassalli buggiaroni e zitto.

    Faccio dritto lo storto e storto er dritto;
    posso venneve tutti a un tanto ar mazzo,
    e si ve fo impiccà,nun ve strapazzo,
    ché la vita e la robba io ve l’affitto.

    Perché a sto monno chi nun tiene er titolo
    o de papa o de re o de imperatore,
    quello nun po avé mai voce in capitolo.

    Co st’editto annò er boja pe curiero,
    interroganno tutti in sur tenore..
    e arisposeno tutti:”E’ vero è vero!!”

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