Dal marchese del Grillo a Berlusconi, la sfacciataggine del potere
«Il popolo, secondo la concezione giuridica, è formato dagli individui che possiedono lo Status di cittadino di un determinato Stato. Nell’ordinamento italiano, il popolo è teoricamente l’unico titolare della sovranità tuttavia essa non viene esercitata in maniera diretta, ma da un Parlamento eletto ogni cinque anni». (Wikipedia, Popolo).
Nella democrazia il popolo esercita il proprio potere votando chi deve legiferare e governare lo Stato (m’illudo sempre della distinzione tra potere legislativo ed esecutivo). Il partito che prende la maggioranza dei voti ha il diritto dovere di
governare non in nome di una parte di popolo bensì di tutto il popolo. Popolo che, ricordiamo, non è una massa indifferenziata, ma un insieme di cittadini, di individui aventi ciascuno la propria identità, la propria dignità, i propri diritti, i propri doveri, il proprio piccolo “io” uguale a quello di tutti gli altri “io” che formano, appunto, il popolo. Ogni partito che alle elezioni chiede ai cittadini il voto per essere eletto a rappresentarli sa in partenza che non è il solo a partecipare alla contesa elettorale; spera sì di prendere la maggioranza dei voti, ma non tutti i voti. Nei regimi autenticamente democratici non si verificano mai consensi schiaccianti superiori al 90% tipo quelli che avvengono in molte zone del mondo governate da regimi autocratici e dittatoriali.
ITALIA – Da diversi anni, però, in Italia la democrazia sta subendo una metamorfosi. Berlusconi, protagonista indiscusso degli ultimi decenni della politica italiana, ha infatti raggiunto (attraverso il perverso meccanismo della legge elettorale vigente) una maggioranza schiacciante nei due rami del Parlamento che fa funzionare come uno schiacciasassi (anche se essa sembra legiferare solo per approvare la decretazione d’urgenza). Il problema è, quindi, che Berlusconi e la sua maggioranza dimenticano spesso (anzi quasi sempre) che essere maggioranza non significa essere totalità. Esistono anche altri cittadini, che vanno rispettati e non offesi non tanto attraverso un agire politico che può essere, a pieno diritto, deludente le aspettative di questa minoranza di “popolo“, quanto nel cambiare le regole della partita democratica senza nemmeno avere il minimo rispetto politico e individuale nei confronti, in fondo, della maggioranza autentica del popolo italiano che non lo ha votato (si ricorda infatti il concetto di maggioranza relativa).


Ops, nel precedente vuoto commento ho postato il codice di Youtube da incorporare ma non è stato incorporato.
Ecco l’URL allora
http://www.youtube.com/watch?v=uFfMcn5ReZE
Che cosa ciazzecca il Marchese del Grillo?Tu riporti qui il terzo endecasillabo della prima quartina di un celebre sonetto belliano che inizia così: ” C’era na vorta un re che…..” e si conclude con:”..è vero è vero.”
in realtà il popolo della libertà è una maggioranza minoritaria oppure una minoranza maggioritaria
dal punto di vista del meccanismo elettorale è maggioranza ma se guardiamo ai voti totali non possiede il 51% nemmeno se si assommano i voti leghisti
@ Ipazia.
Grazie della segnalazione “belliana”.
Non intendo certo dire che B. assomigli al Marchese, ma far riferimento al “battuta” di quest’ultimo che, mentre sta per salire in carrozza, così si rivolge al popolino.
@ Sbronzo di Riace
eppure mi sembra che con tale passaggio {[Berlusconi non ha] «il minimo rispetto politico e individuale nei confronti, in fondo, della maggioranza autentica del popolo italiano che non lo ha votato (si ricorda infatti il concetto di maggioranza relativa)»} io sostenga ciò che sostieni anche tu.
Un bellissimo pezzo Luca!
Premesso che all’articolo non aggiungerei una sola virgola,stante la crudele verità che mette a fuoco,mi permetto di presentare la poesia da cui è tratto il titolo,per coloro che non la conoscono.Essa dimostra come l’esercizio del potere,quando sono i banditi a detenerlo,presenta sempre le medesime caratteristiche universali,in tutti i tempi ed in tutti i luoghi.Cito a memoria e mi scuso per eventuali errori:
C’era na vorta un re che dar palazzo
mannò fora a li popoli st’editto:
io so io e voi nun sete un cazzo,
sori vassalli buggiaroni e zitto.
Faccio dritto lo storto e storto er dritto;
posso venneve tutti a un tanto ar mazzo,
e si ve fo impiccà,nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba io ve l’affitto.
Perché a sto monno chi nun tiene er titolo
o de papa o de re o de imperatore,
quello nun po avé mai voce in capitolo.
Co st’editto annò er boja pe curiero,
interroganno tutti in sur tenore..
e arisposeno tutti:”E’ vero è vero!!”
Pingback: Io sò io e voi non siete un cazzo « Io voto Pro Lib3rtarian Iniziative