Con Bondi siamo agli ultimi giorni di Pompei?
09/03/2010 - Così, la professoressa Eva Cantarella, ordinario di’Istituzioni di diritto romano all’università di Milano, ha descritto la situazione d’incuria in cui versano gli “Scavi più famosi del mondo”. Infatti, dati alla mano, l’area archeologica di Pompei è la più visitata area
Così, la professoressa Eva Cantarella, ordinario di’Istituzioni di diritto romano all’università di Milano, ha descritto la situazione d’incuria in cui versano gli “Scavi più famosi del mondo”.
Infatti, dati alla mano, l’area archeologica di Pompei è la più visitata area archeologica del pianeta. Più del Partenone di Atene, più delle Piramidi egiziane di Giza.
IL COMMISSARIAMENTO ALL’EMERGENZA - Il primo decreto di commissariamento fu deliberato dal Consiglio dei ministri del 4 luglio 2008. Fu nominato Commissario straordinario degli scavi pompeiani l’ex prefetto di Napoli, Renato Profili al quale è poi succeduto con la delega “all’emergenza” Marcello Fiori. Il commissariamento che doveva durare un solo anno, lo scorso 24 luglio 2009 è stato prorogato fino al 30 giugno 2010. Nell’ordinanza del ministro Sandro Bondi si è confermata la situazione “di grave pericolo per Pompei e le aree ricadenti nel territorio di competenza della Soprintendenza archeologica di Napoli-Pompei“, ma secondo quanto denuncia il Consigliere regionale, Tonino Scala di Sinistra e libertà: “Dietro a tanto amore per i beni storici, si nasconde solo un feeling innato per il business. Da quando, la Soprintendenza archeologica di Pompei è diventata autonoma, le sue disponibilità finanziarie sono passate dai 4-5 miliardi di lire assegnati annualmente dallo Stato agli oltre 33 milioni di euro delle ultime due gestioni, derivanti per l’82,3% dalla vendita dei biglietti d’ingresso e dai servizi aggiuntivi. Una torta che fa gola a molti“. Una successiva ordinanza, la numero 3692, in un colpo solo si è portata via quasi tutta la torta. E’ stata disposta la dislocazione di quasi 40 milioni di euro dalla contabilità della Soprintendenza a quella commissariale. La conseguenza più evidente è stata che tutti o quasi i progetti relativi alla conservazione e al restauro sono stati, di fatto, bloccati.
LA DENUNCIA IN UN DOSSIER - Quando ormai sta per scadere (ma in molti, in realtà, già sospettano di un’ulteriore proroga) il secondo mandato di commissariamento straordinario, la situazione che si presenta a detta dello stesso consigliere Scala nel suo dossier-denuncia è la
seguente: “Manca ancora un’adeguata manutenzione ordinaria e straordinaria. Molti manufatti stanno crollando e diverse ‘insulae’ rimangono chiuse al pubblico o sono solo in minima parte usufruibili dai visitatori (tra i quali le Case di Cecilio Giocondo, dei Quattro Stili, di Efobo, quella degli Epigrammi greci, quella delle Nozze d’Argento e perfino una casa visitabile come quella dei Vettii) versano in condizioni di degrado assoluto. Diversi mosaici stanno cadendo poiché non si effettuano i restauri indispensabili. Molti affreschi di grande pregio presentano vistose macchie di muffa; erbacce sono presenti ovunque“. A detta di alcune guide che abbiamo interpellato, vengono rimosse solo quelle presenti nelle strade principali, ripetendo più o meno lo stesso cliché già visto all’opera da queste stesse parti con la “querelle” legata all’emergenza rifiuti, questi ultimi spesso tolti dal centro cittadino ma quasi mai dalle periferie. “I segni dell’incuria – rileva inoltre Scala – sono evidenti, mancano un po’ ovunque i percorsi per favorire la fruizione ai disabili sia a Pompei, sia ad Ercolano (che ricade sotto la stessa giurisdizione). Sono carenti le condizioni igienico sanitarie ed infine, lo stesso sistema di controllo degli accessi per i visitatori, con conta persone e relativi orologi, costato circa 1,5 milioni di euro non è mai andato completamento in funzione“. Quella del commissariamento dell’area archeologica di Pompei, come altre vicende che fanno da corollario a questa pratica, è una storia poco trasparente, in cui si è consentito l’uso di fondi pubblici senza garantire gare d’appalto e, allo stesso tempo, d’aggirare le varie procedure di controllo. “E’ ora di chiudere questa triste pagina della Campania – spiega Scala – che non ha portato in nessun caso a spinte migliorative, e ritornare alla politica, alla pianificazione e al rispetto delle regole, questa è l’unica ricetta per salvare e tutelare davvero, soprattutto in una Regione come la nostra, territorio, patrimonio culturale, artistico e archeologico che sono alla base del suo tessuto economico“.













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