L’Economist: con Berlusconi al governo è il tempo dell’impunità
05/03/2010 - “Impunity time”, così titola l’Economist di questa settimana. La nota rivista economica della “City” torna alla carica contro Silivo Berlusconi e lo fa da par suo, senza mezzi termini e con la solita pungente ironia “british”. “Ridere o piangere? Il
“Impunity time”, così titola l’Economist di questa settimana. La nota rivista economica della “City” torna alla carica contro Silivo Berlusconi e lo fa da par suo, senza mezzi termini e con la solita pungente ironia “british”.
“Ridere o piangere? Il 1 marzo – si legge nell’articolo - il Consiglio dei ministri di Silvio Berlusconi ha approvato una legge anti-corruzione, appena due giorni dopo la ripresa del
processo che vede coinvolto lo stesso premier con l’accusa di aver corrotto un testimone“. Il settimanale d’orientamento conservatore ha ripercorso le tappe del lungo percorso giudiziario che ha visto per protagonista, oltre allo stesso Berlusconi anche David Mills “L’avvocato inglese, che era stato testimone in un altro processo che vedeva coinvolto lo stesso Berlusconi, poi condannato per aver preso una tangente da 600.000 dollari. Il 25 febbraio il suo reato è stato estinto dai giudici italiani di grado più alto (la Cassazione n.d.a.). Il collegio giudicante ha deciso che il reato era stato commesso tre mesi prima di quanto precedentemente calcolato ed è quindi stato prescritto“. L’Economist ha poi ricordato, quasi con puntiglio, o forse solo per obiettività – caratteristica che molti media italiani, ultimamente stanno smarrendo – che “il termine di prescrizione era stato ridotto dal precedente governo Berlusconi“, esecutivo, a detta del giornale economico d’oltremanica, che ha reso con le sue leggi approvate precedentemente “eccezionalmente difficile garantire una condanna definitiva in Italia per qualsiasi crimine commesso dai colletti bianchi“.
HUMOR BRITISH - “La riduzione del termine di prescrizione – spiega L’Economist – rende altamente improbabile che il processo contro lo stesso Primo ministro giunga a conclusione“. Oltre alla corruzione di Mills, l’articolo ricorda pure l’altro processo in cui è impelagato il premier, quello in cui “il signor Berlusconi è accusato di frode fiscale. In questo caso, la sua strategia per ritardare il giudizio è volta ad insistere sul suo diritto di essere in tribunale per ogni udienza, onde poi avanzare, ogni volta, un “ostacolo” a suo dire “legittimo” (il cosiddetto legittimo impedimento) per lo svolgimento dei suoi “affari di governo”, che ne impedisce la partecipazione“. “L’ultima scusa – annota il settimanale con humor tutto British – è stata la riunione di governo per approvare la stessa legge anti-corruzione. Consiglio dei ministri spostato, guarda caso, dalla settimana precedente. I giudici avevano già cancellato le altre tre audizioni precedentemente previste, proprio per rendere possibile l’udienza dello scorso 1 marzo“. Berlusconi, come sappiamo, anche questa volta “è fuggito dal suo processo e dal suo giudice” e quando il giudice ha deciso di procedere comunque “senza il signor Berlusconi, il suo avvocato, Niccolò Ghedini, ha minacciato di rivolgersi alla Corte costituzionale su un presunto conflitto tra il potere esecutivo e quello giudiziario. L’onorevole Ghedini - annota L’Economist – che è un deputato del partito dell’onorevole Berlusconi, ha contribuito a preparare un progetto di legge per rendere più facile per i ministri ritardare eventuali processi a loro carico“.
IL PAESE DEGLI SCANDALI - Il settimanale, quindi, passa a descrivere cosa prevede la legge “anti-corruzione” predisposta dal governo, evidenziando come si tratti di un iter non
ancora concluso (è un ddl) figlio degli ultimi scandali che stanno colpendo il nostro paese. Il riferimento è alle vicende G8 e quella del riciclaggio (Fastweb-Di Girolamo) che vedono coinvolti, sostiene il settimanale “uomini d’affari vicini al governo e politici che avevano beneficiato dei servizi di intelligence, di polizia, magistratura e dello stesso Parlamento“. L’Economist ha rimarcato come “in queste ultime settimane sono emersi altri casi, che stanno dando l’impressione di un paese inondato dagli imbrogli e dagli scandali a cominciare dalla truffa internazionale legata al riciclaggio di denaro sporco e all’evasione fiscale da 2 miliardi di euro (2,7 miliardi dollari), che ha portato alle dimissioni lo scorso 3 marzo di uno dei senatori di Berlusconi (Nicola Di Girolamo) che si sospetta sia stato eletto in modo fraudolento, con l’aiuto della criminalità organizzata in Calabria“.
I GIUDICI KOMUNISTI - Infine, la “Bibbia della City”, come è soprannominato L’Economist, ha rimarcato come “siamo alla vigilia di un’importante tornata elettorale con le prossime elezioni regionali. Elezioni che avranno ripercussioni anche sullo stesso governo“, sostiene il settimanale. “Per questo – secondo L’Economist – Berlusconi sta provando a convincere, ancora una volta, gli italiani che le sue difficoltà giudiziarie sono il risultato di una cospirazione da parte dei Pubblici ministeri di sinistra e dei giudici“. La solita storia che si ripete, come sappiamo, da almeno 16 anni. “Anche se nessuno degli scandali più recenti coinvolge direttamente il primo ministro – chiosa L’Economist – essi suggeriscono che la corruzione è diventata assai diffusa anche sotto il suo governo. Il che non può essere una sorpresa, data l’impunità che i governi Berlusconi hanno esteso ai tanti truffatori in giacca e cravatta“.













Economist lo sanno pure i vermi che e’ un giornale di sinistra:::Economnist..vAI A FAN…..O !
lEFTORIUM@ ma va a lavorare e togliti le fette di salame che hai sugli occhi