Non solo Meredith. Perugia nasconde un altro segreto, ecco quale
Perugia nasconde, Perugia cela. Di giorno si fa monaca, nelle strade gli zaini e i libri portati dagli studenti, le voci soffuse degli impiegati, le botteghe di classe aperte alla borghesia. Di
notte è una puttana che vende se stessa, le piazze si riempiono di tossici, gli schiamazzi degli studenti avvolgono il centro, le botteghe lasciano il posto a buchi dove servono cicchetti a 2 euro. Perugia è una città nella città. Mistifica se stessa. Per conoscerla devi viverci, sapere tutto di lei, come si spoglia e come si lascia guardare.
STORIE – Sonia non sa niente di questo. È venuta carica di speranza e attese. Perugia è la città dei suoi sogni, del suo futuro. Qui diventerà tecnico di laboratorio. Qui troverà la sua strada. Non si è lasciata intimidire da nulla, ha trovato anche un lavoro. Fa la segretaria presso l’Istituto di studi teologici. Tutto è perfetto, non potrebbe essere migliore. Perugia ha adottato un’altra figlia, ma solo per un momento. Un giorno come un altro, solo un po’ più freddo, Sonia sparisce. Chi prova a chiamarla non la trova più, chi la cerca non sa nulla di lei. Sonia, Sonia, Sonia. Inutile chiamare, nessuno risponde. Perugia rimane lì, muta, mentre una figlia si perde. Le ricerche partono, proseguono, si arrestano, ricominciano. Niente, nessuno sa niente. La madre e la sorella di Sonia sono arrivate dalla Puglia alla sua ricerca, ma neanche loro riescono a saper di più. Una data, il 16 novembre 2006, è l’unica certezza. Da quel giorno nessuno l’ha più vista o incontrata per strada.
MISTERO - Appelli, Chi l’ha visto, richieste di non far cadere il muro del silenzio servono a ben poco. I riflettori si accendono sul caso solo quando un’altra studentessa finisce nella cronaca. Da tutta Italia piovono giornalisti per scoprire chi possa aver ucciso Meredith. Il caso di Sonia riacquista interesse. «La città è la stessa, stesse le strade, i bar, i posti. Ma stiamo parlando di due casi e di due mondi assolutamente diversi. Sonia e Meredith, il sole e la luna», racconta la sorella. Il sole e la luna. E Perugia, città dei misteri. Solo un attimo e tutto è di nuovo buio. Solo un attimo ed è gennaio. 2010. Un uomo, Umberto Bindella, di 31 anni, viene portato in carcere. L’accusa è di omicidio volontario. Per gli investigatori è lui la chiave del mistero di Sonia. Che non è scomparsa, ma è stata uccisa. I due erano fidanzati, si sentivano frequentemente. I tabulati spiegano che anche il giorno in cui si sono perse le tracce della ragazza si sono sentiti più volte. Umberto rimane in carcere per un po’, poi deve essere scarcerato per forza: contro di lui non ci sono prove. Che fine abbia fatto Sonia rimane un mistero. Il caso si dovrebbe spegnere. Solo che Umberto pochi giorni fa sparisce. Un biglietto ai suoi famigliari e poi la fuga. Ed ora dov’è? E che fine ha fatto Sonia?



Oddio, la descrizione iniziale della città è un filino fuorviante: da quello che c’è scritto pare il Bronx
La descrizione iniziale, più che fuorviante, è una forzatura caricaturale di questa città. Se possibile evitiamo di ripetere lo spettacolo ridicolo che si è scatenato dopo l’omicidio Kercher. Questo non è l’inferno, è una città come tante altre e probabilmente molto più sicura e vivibile di altre.
Per inciso, gli schiamazzi dei 2/3 mila studenti che affollano il centro in primavera e d’estate sono uno dei motivi per cui i ragazzi vengono a studiare qui…
Che ci siano problemi di droga è vero (non a caso deteniamo il triste primato delle morti per overdose), ma scrivere che “le piazze si riempiono di tossici” e che, invece di normalissimi pub e localetti vari, in centro vi siano dei “buchi” quasi a lasciar intendere che siano delle minuscole topaie, è falso.
Senza considerare che dire: “Perugia è una città nella città. Mistifica se stessa. Per conoscerla devi viverci, sapere tutto di lei, come si spoglia e come si lascia guardare. Sonia non sa niente di questo” lascia intendere che Sonia Marra sia scomparsa perché è venuta in città senza conoscere le sue “regole non scritte” e quindi ha fatto qualcosa di incauto che l’ha portata probabilmente alla morte (mentre noi che a Perugia viviamo da decenni ormai conosciamo queste “leggi” da non infrangere e perciò rimaniamo vivi). Che, sinceramente, mi pare un po’ una sparata.
Sinceramente, come sanno tutti, apprezzo moltissimo Igor. Ma stavolta, nella descrizione iniziale di Perugia (città dove sono nato e vivo, come è noto), ha un po’ esagerato. Forse bastava chiedere a chi ci vive, no?
Penso che almeno Giornalettismo potrebbe evitare queste caricature. Lasciamole a Vespa, che è un maestro del genere.
E un sorriso per Sonia, poveretta, che probabilmente – mi auguro tanto di no – è stata uccisa da un mascalzone.
Un caro saluto