Esteri

Obama, le mani sulla nomination

7 maggio 2008

La gara per le primarie dei democratici in USA entra nel vivo: il pareggio delle ultime tappe non giova a Hillary Clinton mentre il suo avversario inizia a pensare alla campagna elettorale. Ma dietro l’angolo, Al Gore…

Lo scrutinio in Indiana e North Carolina è finito in parità. Siamo arrivati a questo voto subito dopo la vittoria di Hillary Clinton in Pennsylvania, passando attraverso la sua rimonta nei sondaggi e le nuove polemiche attorno a Barack Obama a causa delle dichiarazioni del reverendo Jeremiah Wright. Nonostante le attese fossero per un buon risultato dell’ex first lady, la conta dei voti regala una serata magica al senatore dell’Illinois. In Indiana, dove Hillary era data in grande vantaggio dai sondaggi, la senatrice di New York la spunterà con un margine piuttosto limitato, che il sistema proporzionale di ripartizione dei superdelegati trasformerà in un sostanziale pareggio. In North Carolina, dove Obama era dato in vantaggio di una decina di punti percentuali, il senatore nero rischia seriamente di vincere con un vantaggio di oltre venti punti. Si era detto alla vigilia che Hillary avrebbe festeggiato vincendo di due cifre in Indiana e perdendo di una in North Carolina, si era detto che a Obama sarebbe andato bene il contrario. Stando a quel che abbiamo appreso, chi festeggia è Obama.

SPIN FOR ALL - David Axelrod, lo stratega politico di Obama, ha dichiarato durante un briefing per la stampa che si augura Hillary possa ritirarsi dalla gara e lasciare che possa avere ufficialmente inizio la campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali di novembre. Quando un giornalista della Cnn gli ha chiesto quale fosse la sua opinione della strategia della Clinton, lui ha risposto a muso duro: “Hillary non ha alcuna strategia per vincere la nomination; la strategia di Hillary è distruggere Obama e arrivare viva alla convention, per poi spaccare il partito”. Nessuna risposta dal quartier generale di Hillary, dove possiamo intuire non soffi una grandissima aria. Lo spin è spin, e quindi è normale che Axelrod dica questo e nient’altro; è vero però che la corsa di Hillary somiglia ogni giorno di più a un vicolo cieco.

IMPOSSIBLE IS SOMETHING – Col voto di questa notte le possibilità di Hillary Clinton di conquistare la nomination si riducono ulteriormente. Lo svantaggio sul fronte degli stati vinti è ormai incolmabile; quello sul fronte dei delegati sarebbe colmabile solo inanellando una serie di improbabili con percentuali vicine all’80%; quello sul voto popolare è ancora molto lontano, specie dopo l’ulteriore scatto in avanti fatto da Obama col voto di oggi. Le prossime tappe delle primarie avranno luogo nel giro di un mese: il 13 maggio in West Virginia, il 20 in Kentucky e Oregon, l’1 giugno a Puerto Rico e il 4 giugno in Montana e South Dakota. Poi sarà finita, forse. Se a quel punto la gara sarà decisa o uno dei due candidati avrà deciso di ritirarsi, quello sarà il calcio d’inizio della campagna elettorale per le presidenziali. Se invece la situazione sarà ancora blindata, allora non resterebbe che ricorrere al delicatissimo tempo supplementare della convention. Questo scenario è però ostacolato da due fattori. Primo: è prevedibile che col passare dei giorni aumentino sempre di più i superdelegati indecisi che appoggeranno Obama – perché restare indeciso così a lungo se non per appoggiare il vincitore designato? Secondo: è prevedibile che anche lo stato maggiore del partito (Dean, Reid, Pelosi – gli ultimi interessati a risolvere tutto alla convention) intensifichi la sua opera di moral suasion nei confronti della senatrice Clinton per convincerla a ritirarsi dalla corsa.

4 commenti a Obama, le mani sulla nomination

  1. Nicola

    If the Democrate will continuing like they do, and,
    do not take the decision to put AL GORE as Cantidate for President of United States, than the
    Republican will win again these Election, that
    because, the American People are not ready to
    accept either an African American or a Women as
    President of the Country, specialy without any
    kind of experience and back-up from the Party
    and the People, that means Mc Cain will win and
    the Democrate will loss again.

    Best Regards

    Nicola

  2. Pingback: ZicZac.it, clicca qui e vota questo articolo!

  3. marblestone

    @nicola
    Non so se riferisci una opinione presa da qualche parte (non citata) ma comunque è una cosa molto triste e soprattutto molto poco democratica. Infatti una cosa è la lunga sfida per le la nomination e un altro è un colpo di mano della convention dell’ultimo minuto. A questo punto sarà pur vero che i sondaggi danno attualemente vincitore McCain (ma non tutti e poi i sondaggi sono stati tante volte poco indicativi…) ma quanti che voterebbero Obama al suo ritiro opterebbero su Gore?

  4. Pingback: Le mani sulla nomination | Francesco Costa

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>