E’ raddoppiato il numero delle aree che oggi ospitano illegalmente spazzatura pericolosa.
Mentre la Corte di Giustizia Ue condanna l’Italia per la gestione dei rifiuti in Campania, rimane alta l’allerta degli esperti sulla presenza nella regione di migliaia di siti illegali in cui si
stoccano ancora rifiuti pericolosi. «Con questa sentenza si riconferma la differenza tra crisi ed emergenza. Mentre l’emergenza rifiuti in Campania è stata risolta, tutto il sistema della gestione dei rifiuti nella regione rimane infatti critico», afferma all’Adn Kronos l’epidemiologo Fabrizio Bianchi, dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche. «Secondo dati dell’Arpa Campania, -riferisce Bianchi- nella regione ci sono ad oggi 5.000 aree con rifiuti pericolosi, nel 2004 erano 2.500. Insomma sono più che raddoppiate». Questo dato dimostra che c’è ancora una crisi, dovuta alla presenza di rifiuti pericolosi in numerosissime aree nelle province di Caserta e Napoli, una situazione già segnalata in uno studio del 2004 e che conferma come la situazione sia tutt’altro che risolta e che le preoccupazioni sulla salute dei cittadini, già supportate da studi scientifici, avrebbero bisogno di essere rivalutate da studi aggiornati.
“NON SAPPIAMO QUALE SCENARIO SI TROVERA’” – E nuovi studi nell’area delle province di Caserta e Napoli sono ormai al nastro di partenza, come annuncia lo stesso Bianchi. «Sta per partire – dice lo studioso del Cnr – uno studio ancora più avanzato di quello realizzato nel 2004. Si tratta di uno studio di valutazione epidemiologica voluto dal Ministero della Salute e recepito dalla Regione Campania». Allo studio, riferisce l’epidemiologo, «prenderanno parte ricercatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, del Cnr, dell’Istituto Superiore di Sanità, del Dipartimento di Epidemiologia di Roma E». Ma per produrre dati ci vorranno almeno tre anni. Quindi, alle nuove informazioni, si dovranno poi aggiungere tutti i dati dal 2007 al 2010. «La verità -commenta ancora lo scienziato del Cnr- è che l’immondizia è stata tolta dalle strade ma sulle bonifiche non è stato fatto nulla». Ed è questo che preoccupa i ricercatori. Una preoccupazione basata su dati e ricerche che, proprio grazie allo studio del 2004, aprirono il sipario su uno scenario inquietante. Nello studio, partito ad aprile 2004 e che fotografava la situazione dal 1995 al 2002, infatti, la spazzatura lasciata in cumoli e discariche illegali emerse chiaramente come causa di gravi danni alla salute delle popolazioni esposte. Danni come tumori al polmone e al fegato, linfomi e sarcomi, malformazioni congenite cresciute dell’84%. Fino ad un’impennata di mortalità del +12% per le donne e del +9% per gli uomini. Numeri, statistiche, cifre, percentuali messi nero su bianco da un team di circa 30 ricercatori, in uno studio scientifico commissionato dalla Protezione Civile, il cui rapporto finale, lungo 100 pagine, fu publicato a fine primavera 2007. Chiaro il rapporto degli scienziati. «Sono state rilevate – dicevano nella ricerca – numerose associazioni positive e statisticamente significative (cioè non imputabili al caso) fra salute e rifiuti». Lo studio era stato condotto nelle province di Napoli e Caserta, rispettivamente in 86 e 140 siti classificati in 5 gruppi in base alla pericolosità e alla densità di popolazione residente intorno ai siti stessi, per un totale di 196 Comuni.
RISCHIO MALATTIE - «Trend di rischio in aumento -rilevava lo studio- al passaggio da una delle cinque classi di rischio a quella superiore sono stati osservati per: mortalità
generale (aumento medio di 2% per ogni classe, uomini e donne), tutti i tumori (1%, uomini e donne), tumore del polmone (2% uomini)». E ancora. Lo studio rilevava anche un trend di rischio in aumento per «tumore del fegato (4% uomini, 7% donne), tumore dello stomaco (5% uomini), malformazioni congenite del sistema nervoso (trend 8%) e dell’apparato uro-genitale (14%)». Un trend di rischio che i ricercatori sottolinearono che era in crescita progressivamente nei Comuni in cui «il fenomeno della ‘gestionè illegale è particolarmente grave, sia per numero di siti sia per la pericolosità dei materiali abbandonati». Quando fu pubblicato nel 2007 lo studio trovò in molte sue parti spazio in prestigiose pubblicazioni scientifiche come la britannica «The Lancet Oncology» o l’Annalis New York of Science. Interi capitoli sono stati inoltre oggetto di relazioni a congressi nazionali e internazionali, nel corso dei lavori di ricerca. Nella relazione, e nei commenti dei ricercatori, più volte è stato sottolineato che i rischi ed i problemi per la salute delle persone non nascono «dalle discariche ben fatte cioè progettate e gestite a norma, o da inceneritori ben fatti cioè progettati e gestiti a norma». «I rischi per la salute arrivano, come dimostrato nello studio, da discariche illegali o abusive non costruite a norma e dove si fa stoccaggio incontrollato di rifiuti anche tossici» affermarono con forza i ricercatori. La stessa forza che oggi potrebbe portare a confermare, in un nuovo studio, la fine dell’emergenza ma non della crisi nella gestione dei rifiuti in Campania.



Da napoletano: l’emergenza rifiuti non è stata affatto risolto; il Governo Berlusconi ha solo fatto applicare (tramite la militarizzazione dei siti strategici) precedenti disposizioni del Governo Prodi (che cadde in quel periodo e non fu capace d’intervenire). Per dirla in parole povere, la spazzatura è stata nascosta sotto il tappeto o peggio ancora nel tanto decantato inceneritore d’Acerra, e dal punto di vista scientifico è molto più dannoso ciò in cui viene trasformata la spazzatura una volta incenerita rispetto ai cumuli comunque dannosi presenti per le strade.