“Lo dico subito: sono convinto che escludere il Pdl dalle elezioni regionali a Roma sia un errore politico colossale per il Partito democratico e per il centrosinistra, l’ennesimo di questa campagna elettorale tutta sbagliata nel Lazio. Prima della burocrazia viene la democrazia e se la raccolta firme e tutto ciò che ne consegue in termini di norme serve a dimostrare la reale soglia di minima consistenza di un raggruppamento politico, questa soglia di minima consistenza il primo partito di Roma la supera ampiamente. Il Pd dovrebbe prendersi il vantaggio e dichiarare subito: I cittadini di Roma hanno visto da chi è composta la classe dirigente del Pdl, sapranno valutare se è votabile o meno per il governo della Regione, chiediamo che la lista dei nostri principali avversari sia riammessa”. Aveva commentato così Mario Adinolfi la notizia dell’esclusione del listino del Pdl dalla corsa in provincia di Roma. Per poi concludere dopo la sentenza della Corte d’Appello: “Dite quello che vi pare, ma a me dei giudici che impediscono a Roberto Formigoni di candidarsi in Lombardia e al Pdl di candidarsi a Roma, fanno venire in mente un golpe .Fosse successo ai nostri, staremmo già tutti in piazza. Voglio che il centrosinistra vinca le elezioni, senza scorciatoie e soprattutto senza appoggiarsi alla magistratura”.
Non si evince, dalla dichiarazione di Adinolfi, in base a quale principio e con quale modalità, il Pd avrebbe dovuto prendersi tale “vantaggio”. E’ fuori discussione che è competenza e quindi responsabilità del potere giudiziario, valutare e quindi deliberare sulla correttezza e il rispetto delle norme per la presentazione delle liste, perché è abbastanza chiaro che rinunciare a questo principio può creare l’impossibilità di definirne il limite alla discrezionalità che non tutelerebbe la parità nei confronti della legge tra partiti minori e partiti maggiori. Non a caso, la motivazione sulla base della quale l’ufficio centrale regionale elettorale presso la Corte d’Appello ha respinto il ricorso del Pdl nel Lazio, è così espressa: “Il Pdl non ha rispettato il termine delle ore 12 previsto per la presentazione della lista provincia”, “alle 12, dagli atti a disposizione, emerge che nessuno del Pdl era nella sala” e che “alle 12,30 era tutto chiuso”.
E’ indiscutibile che la non partecipazione del Pdl al giudizio elettorale, rappresenti una diminuito della democrazia, ma al tempo stesso gli errori commessi nella presentazione delle liste sono o la rappresentazione della tracotanza di chi considera che tutto sia lecito al di fuori delle norme o diversamente sono la più chiara dimostrazione di inconsistenza ed inefficacia politica. Non spetta quindi al Pd cercarsi posizioni di “vantaggio”quando ci sono sedi istituzionali che devono ancora completare il loro percorso giudicante, ma piuttosto affermare con forza, nel rispetto dell’avversario, che ci sono regole uguali per tutti e che tutti devono rispettarle. Il vero golpe consiste nel sovvertire le procedure di garanzia per mettersi al di sopra della legge. E questo dovrebbe essere chiaro a tutti. A maggior ragione per chi milita tra le fila del Partito Democratico.




Adinolfi è un’attention whore. Dice quello che dice per farsi notare. Andata la Binetti, serve un ultimo passo per fare del Pd un partito vero. Bersani può farlo, nessuno, tranne l’interessato, se ne accorgerebbe.
Adinolfi dovrebbe spiegare come il PD deve far riammettere le liste… non è che si dice “ammettiamole” e quelle vengono ammesse… ci sono leggi da rispettare.
Comunque, io la penso come Di Pietro, cioè che sarebbe giusto ammetterle, ma come dice lo stesso Di Pietro, il PDL dovrebbe dirlo chiaramente agli italiani che cambiano la legge perchè sono stati incapaci di rispettarla.
Al di là del merito, su cui sono chiamati i giudici (specie, adesso quelli amministrativi) a dare un verdetto che, diciamolo subito, probabilmente sarà di riammissione delle liste, quello che lascia sconcertati (mica tanto, poi) è l’affinità elettiva tra Adinolfi e Berlusconi. Per entrambi, il massimo “Fattore” giuridico è il Popolo e non la Legge. In sostanza, mi sembra di capire che per l’ex curatore dei twitter di Dario Franceschini, siccome il Pdl ha i voti anche se non rispetta la legge che sovraintende alla stessa partecipazione al confronto elettorale, poco male. “Hanno i voiti”.
Il principio della “sacralità” del popolo è affine a quello dell’Unto del Signore. Principi entrambi populisti e non democratici, tuttavia. Per estensione, in base a questo principio, se il popolo reputa “sbagliato” una qualsiasi legge, quest’ultima per quanto “giusta” soccombe davanti al suo volere. Pensate cosa accadrebbe alla legislazione fiscale se tale “principio” fosse alla base del nostro (o di qualsiasi altro) ordinamento democratico?
Non solo, a questo punto perché proprio “votare”? Basta la presunzione di intenzione di voto del “Popolo”. Magari un tele-voto o un sondaggio. Nessuna formalità burocratica, nessuna firma, niente autenticazione di moduli e pratiche. Nessun rispetto della legge, quindi. Mussolini l’aveva capito ed agì di conseguenza. Senza Twitter.
Ah ah ah posso fare un sorriso cattivello, destrorso? La Legge! La Legge! Il Popolo! Il Popolo! Bisognerebbe chiudersi in casa per un anno a fare ricerche e poi fare la conta di quante volte la sinistra ha usato, secondo le convenienze, la Legge contro il Popolo e il Popolo contro la Legge. Non solo, ma in realtà la specialità della sinistra è stata sempre quella di andare “oltre la legge” in nome della democrazia, adducendo la scusa che il popolo stava vivendo sotto una “finzione” democratica, e non in una democrazia “vera”. Quante volte gli imbroglioni ci hanno torturato gli orecchi con la storia della “democrazia incompiuta” e della necessità di superarla? Quante volte i cultori della legalità hanno opposto alla “democrazia formale” la loro “democrazia sostanziale”? Quante volte i “magistrati democratici” hanno piegato il diritto alla loro creatività interpretativa in ottemperanza (visto che parliamo di timbri) alla loro missione civilizzatrice e non al loro ruolo di semplici amministratori della giustizia? Quante volte la sinistra ha benedetto le “okkupazioni”? Quante volte la sinistra ha appoggiato i “disobbedienti civili” di qualsiasi tipo contro una polizia “fascista” che voleva far rispettare le “regole”? Quante volte i magistrati manipuliteschi del rispetto scrupoloso delle regole formali – cioè della Legge – si son fatti beffe?
Quante volte gente come te continuerà a parlare a grandi linee per far passare concetti che non stanno in piedi?
Quante volte sentiamo e sentiremo spiegazioni vaghe per nascondere la pochezza dei fatti?
Quante volte gridate al complotto per coprire la colpa di pochi inetti?
In sostanza, come scritto sotto, il PDL ha cacciato fuori almeno due volte il csx dalle elezioni proprio sfruttando la LEGGE che oggi viene vista come un impaccio burocratico, freno della democrazia popolare.
Toc Toc, ma c’è qualcosa in quella zucca… oltre alla solita solfa demagogica ed al rumore del ciclostile del partito che ti detta cosa dire?
In qualità di servo giulivo di Berlusconi ti faccio presente che il commento di Leftorium era centrato sul “populismo” berlusconiano e non sul pasticcio delle liste. A questo ho risposto. E non era difficile.
(A proposito, i Verdi hanno già annunciato – in nome della democrazia, beninteso – che “occuperanno i campi per evitare semine transgeniche”. Se lo faranno violeranno la legge. Vedremo cosa avranno da dire i nostri magistrati superdemocratici, i cultori della legge, e i politici tutti, compresi alcuni di centrodestra. Qualcuno, magari discepolo di Zagrebelski, parlerà di difendere la vera democrazia, la democrazia “sostanziale”. scommettiamo?)
Sul merito della questione penso che il centrodestra non debba in alcun modo forzare la situazione. Se si troverà una soluzione bipartisan condivisa bene, sennò è meglio rinunciare.
(Naturalmente sappiamo tutti che la SITUAZIONE REALE in Italia – che non scusa la sciatteria dei protagonisti della vicenda – è che se si dovesse rispettare e controllare al cento per cento la regolarità formale di qualsiasi genere di pratica burocratica il paese si fermerebbe all’istante. Non solo in Italia ci sono migliaia e migliaia di leggi, non solo che spesso non sono materialmente applicabili, ma che a volte sono in contraddizione fra loro. Nel campo dell’edilizia, ad esempio, fra leggi nazionali e regionali, norme comunali e quant’altro, sono pronto a scommettere che non c’è una, di qualche peso, e per quanto coscienziosamente portata avanti, che ad un esame occhiuto non offra da qualche parte il destro per impugnarla.
Zamax sei sicuro che non fosse Zaia a voler occupare i campi per protestare contro il transgenico?
No, perchè sotto elezioni si tende a confondere le acque
Parliamoci chiaro: se il PdL avesse detto subito: scusateci, abbiamo fatto delle cazzate, ma non è pensabile che il più grande partito italiano non sia presente in Lombardia e a Roma, troviamo una ragionevole via d’uscita, se ne poteva discutere.
Questo fare demagogia e girdare al complotto di non si sa bene chi (se non di se stessi, della propria incapacità o peggio di giochi sporchi e “fuoco amico”) è davvero fastidioso, per usare un eufemismo.
Questi gridano al complotto antidemocratico e poi sono stati loro nel 2001 e nel 1996 a fare anche di peggio!
Dal sito dell’AGI
“(AGI) – Campobasso, 2 mar. – Un voto regionale annullato ed una elezione politica senza l’Ulivo: il Molise fa scuola in materia di liste con “vizi”. Negli ultimi 15 anni la ventesima regione ha offerto almeno due casi ‘nazionali’, di cui uno “unico” nella storia repubblicana. Nel 2001 il Tar fu chiamato a pronunciarsi sull’elezione di Giovanni di Stasi (Ulivo), che per pochi voti aveva superato Michele Iorio, candidato di centrodestra. Forza Italia e alleati osservarono che nelle liste dei Comunisti Italiani e dei Verdi alcune firme non riportavano il tipo di documento (carta di identita’, passaporto, patente) utilizzato per il riconoscimento ma solo il numero.
I giudici del tribunale amministrativo prima, e il Consiglio di stato accolsero il ricorso chiudendo in anticipo la legislatura regionale. Il centrosinistra all’epoca parlo’ di “sovvertimento del risultato dell’urna”, mentre dall’altra sponda si alzarono le voci sul “tentativo maldestro di delegittimare la giustizia o peggio di intimidire i giudici”.
Cinque anni prima, alle politiche di Aprile del 1996, allo stesso Iorio, allora candidato dell’Ulivo fu negata la partecipazione alle elezioni perche’ a presentare la lista fu una persona diversa dal depositario del simbolo.
Anche allora, come e’ accaduto per il Pdl a Roma, fu negata qualsiasi correzione a termini scaduti, consentendo al Polo delle liberta’ di guadagnare senza sforzo un seggio in piu’ alla Camera. (AGI) Dpg 021920 MAR 10″
http://www.agi.it/campobasso/notizie/201003022313-cro-rt11003-elezioni_quando_nel_2001_furono_annullate_nel_molise
Cioè, nel 2001 hanno richiesto ed ottenuto (a termine di legge) l’esclusione di uno che aveva vinto perchè nelle firme non era indicato il tipo di documento di chi firma, ma solo il numero del documento (ad occhio una cosa più leggera di non avere le firme autenticate) e poi nel 1996 hanno richiesto ed ottenuto l’esclusione dalle elezioni del candidato dell’Ulivo perchè chi ha presentato la lista fu una persona diversa da chi aveva depositato il simbolo… ad occhio mi sembra una cosa meno grave di NON presentare per niente la lista!
Questi parlano di complotto e poi sono i primi ad attaccarsi ai cavilli per escludere gli avversari… ma con che faccia da culo parlano???? E poi perchè nessuno gli rinfaccia ste cose quando parlano???
Aggiungo che c’è un video di Milioni che alle 12.39 sta ancora controllando le liste e non si vede nessuna armata radicale che gli blocca il passaggio!
Tanti tanti anni fa c’era un Paese nel quale non si dovevano raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni. C’era il proporzionale puro senza sbarramenti e governava la bieca Democrazia Cristiana. In Parlamento c’erano 7 partiti in tutto ( a volte 8, mai più di nove). Poi si inventarono il maggioritario, per “garantire la governabilità”, di cui non c’era bisogno (e far fuori i piccoli partiti che tanto rompevano le scatole) e con esso la raccolta di firme per presentarsi alle elezioni (per essere più moderni ed “americani”)…..
Negli ultimi vent’anni è successo centinaia di volte che non si siano presentate delle liste perchè non avevano raccolto le firme necessarie o perchè v’erano irregolarità. Nessuno ha strepitato più di tanto. Ora costoro, per insipienza o per faide interne, hanno fallito l’obbiettivo. Fatti loro.
Avete voluto la bicicletta? Pedalate.
E’ la democrazia bellezza……
P.S. vogliamo scommettere che aboliranno la raccolta firme per le prossime elezioni?
guido, non è così: col proporzionale i partiti erano tantissimi lo stesso; semmai, mi dirai che col maggioritario non sono diminuiti…
Una volta tanto posso scrivere che condivido il pezzo di Teresa ( non so se per lei sia una buona cosa…). anche se non credo che la storia sia dovuta a tracotanza di chi vuole star sopra la legge, ma di errori marchiani in alcuni casi, e di “potere” in altri.
Perfetto il commento di Carlo.
Grazie. Un sorriso al volo
se si sta qui è per discutere con chi condivide, ma più con chi non condivide
“Lo dico subito” ne ho le palle piene di quelli che dicono che la democrazia viene prima della burocrazia. In democrazia la forma è sostanza!!! Solo nei regimi autoritari si chiude un occhio. Esistono strumenti legali per fare ricorso dopo di che’ si deve accettare la sentenza dei giudici. Se un partito che ha il 40% viene escluso perchè i suoi dirigenti sono “imprenditori prestati alla politica” e non sono capaci di organizzare una elezione allora forse gli elettori di tale partito dovrebbero prendere in seria considerazione di riversare il proprio voto altrove.
Se uno ha un avvocato che viene in tribunale e dice “vostro onore chiedo la clemenza della corte” e poi si siede a leggere la gazzetta dello sport o a mangiare un panino allora che deve fare il cliente deve gridare che è colpa dell’avvocato comunista della parte avversa? Si entra in tribunale con una folla di supporter per rendere il processo nullo? Io direi che è piu semplice e democratico licenziare l’avvocato.
Una cosa giusta credo, non ne sono sicuro, l’ha detta Formigoni: si controllino tutte le liste da destra a sinistra…
Aggiungo io: si tutte le liste, ho proprio voglia di farmi due risate.
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allora, vediamo di fare il punto.
non sono capaci a presentare le liste e pretendono di governare.
si rivolgono al capo dello stato, dimostrando di on conoscere la costituzione.
vogliono andare in piazza a manifestare ma…CONTRO CHI.
riconoscano la loro inettitudine e intanto che vadano af…..
……..e nel contempo, se fossero coerenti(????) potrebbero, battendosi il petto penitenti, recitare un mea culpa…….mea massima culpa!
Se Adinolfi dice che la campagna elettorale nel Lazio è tutta sbagliata, allora credo che per la Bonino ci siano buone possibilità di vittoria.