Esteri

Padre uccide la figlia: “Non poteva vivere dopo lo stupro”

3 marzo 2010

Un genitore ha colpito ripetutamente a morte, con un coltello da caccia, la figlia. Poi la confessione ai famigliari, e la fuga. “Era un patto suicida” si difende ora lui. Parola ai giurati.

Gary Fisher è un padre, forse non un padre modello, ma di quelli che si prendono cura della propria famiglia, fino all’ultimo. Sasha, la sua figlia adolescente, non riusciva a superare il dolore, l’onta, e lo sguardo della comunità di Cardigan, nel Galles occidentale per quella violenza sessuale subita. Sasha aveva già provato a farla finita con questa vita da sola, imbottendosi di farmaci, ma in entrambi i casi si era svegliata in un letto d’ospedale. Ecco allora che Gary e Sasha decidono di stringersi in un patto suicida. Solo un padre può fare una cosa del genere per una figlia. Nel parcheggio di un pub estrae il suo coltello da caccia. La figlia è accanto a lui, con la cintura di sicurezza ancora indossata. In pochi attimi la colpisce più volte, poi reclina il sedile e riparte con la macchina. Pensando che quella fuga sarà l’ultimo viaggio in auto, chiama la sorella per spiegare, per chiedere scusa, per dire addio. Gary non è un omicida, solo un padre che voleva aiutare la figlia e poi farla finita lui stesso. Ma i piani non sono andati come si aspettava.

IL RAPPORTO DELLA POLIZIA – Avvertiti dalla famiglia Fisher, la polizia si lancia in un lungo inseguimento della macchina, per cercare di fermare Gary. L’uomo salta i posti di blocco fino a quando i poliziotti non lo anticipano su una strada, posizionando dei chiodi lungo la corsia. Gli pneumatici esplodono e la macchina sbanda fino a fermarsi sul lato della carreggiata. A quel punto riescono ad arrestare l’uomo. Il corpo di Sasha viene trovato privo di vita, nascosto da un sacco a pelo, ancora sul sedile del passeggero.

PAROLA ALL’ACCUSA – Il signor Fisher sta solo cercando di evadere le sue responsabilità. In realtà aveva litigato con la figlia poco prima di andarla a prendere dalla sua ex moglie per le vacanze e sembrerebbe che Sasha avesse espresso la voglia di passare del tempo con il suo nuovo fidanzato piuttosto che con il padre. Questo avrebbe spinto l’uomo al raptus violento. Il medico legale in effetti, ha concluso che Sasha – sorpresa dal gesto del padre – abbia cercato in tutti i modi di difendersi, ma che la cintura di sicurezza l’abbia bloccata. Tra l’altro, i casi menzionati di tentato suicidio non sono mai stati registrati come tali dai medici e dai servizi sociali dell’ospedale, per cui non è stata rinvenuta mai reale intenzione di suicidio.

PAROLA AI GIURATI – Questi sono i fatti. Al tribunale di Swansea, in una contea del Galles meridionale dove 12 pari dovranno giudicare le ultime tragiche ore della vita di Sasha. E voi, come avreste votato?

4 commenti a Padre uccide la figlia: “Non poteva vivere dopo lo stupro”

  1. talentosprecato

    che tristezza

  2. Anche nell’ipotesi in cui la figlia avesse espresso effettivamente la volontà di farla finita, quale padre l’avrebbe assecondata?
    Un “piano suicida” che, in effetti, fa acqua da tutte le parti!

  3. Non so se il piano fosse suicida però è certo che ci ha messo un bel pezzo a tentare (?) di uccidersi…

  4. Marco C.

    Da padre……… non asseconderei mai un tale proposito…al più, cercherei il colpevole dello stupro e lo suiciderei……
    Credo che la ricostruzione dell’accusa sia più sensata del “patto suicida”….però…..che che tristezza

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