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Chi l’ha visto e il video del bimbo: ecco la sentenza del Tribunale

Il bambino di 10 anni diventato famoso in tutta Italia dopo il prelevamento forzato avvenuto ieri da parte della polizia aveva subìto l’ostilità della madre nei confronti del padre, tanto che la genitrice ha rifiutato i contatti con il padre accogliendo di malavoglia anche gli incontri organizzati in un ambiente neutro e protetto.

LE COLPE DELLA MADRE – A rivelarlo la sentenza dello scorso luglio sull’affidamento al padre del bimbo, emessa dalla Corte d’Appello sezione civile minori di Venezia, riportata per stralci dal Mattino di Padova. I giudici nella loro decisione hanno ritirato la patria podestà alla madre, rilevando come “la signora è stata posta nelle condizioni di collaborare proficuamente e, con sufficiente convincimento personale, ha aderito al progetto comune proposto dal perito d’ufficio; i comportamenti del bambino, hanno assunto caratteri meno oppositivi nel processo di avvicinamento al padre” a fronte della possibile «involuzione svantaggiosa per la madre il bambino riprese, quasi di incanto e con la massima naturalezza, a frequentare il padre, ma lo fece per un tempo irrisorio e risibile, finché non fu scongiurato lo scampato pericolo”. Insomma, il bambino, dice la corte, odiava il padre “a comando”.

 

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L’AFFIDAMENTO AL PAPA’ – Secondo la Corte, inoltre, l’uomo non è risultato preparato per la situazione che si era così creata. Nonostante questo secondo il Tribunale si è definito necessario “un allontanamento del minore dalla madre, fino ad aiutarlo a crescere, imparare, e non certo da ultimo, a resettare e riassestare i propri rapporti affettivi in ambiente consono al suo stile di vita, accogliente e specificatamente preparato a trattare le sue involontarie problematiche che, anche comportamentali, equidistanti dai genitori e nel contempo ad entrambi ugualmente vicino”. In caso di disaccordo il Tribunale diede il via libera al padre affidatario, il quale si sarebbe potuto avvalere dell’aiuto dei servizi sociali e della forza pubblica”.

ODIO NEI CONFRONTI DELL’UOMO – La madre, a confermarlo la Corte, ha interrotto ogni rapporto tra il figlio ed il padre nel 2010 rifiutandoli fino alle operazioni di consulenza. Queste ripartirono in un ambiente neutro, nonostante il padre abbia “sempre assolto con regolarità il suo obbligo di contribuzione al mantenimento del bambino”. La Corte ha specificato che il percorso terapeutico previsto per il bimbo era finalizzato a fargli capire che “il padre lo ama e per questo motivo che egli insiste nel volerlo vedere”.

AMBIGUITA’ – Il comportamento della madre è stato definito ambiguo dai giudici: “in questa ambiguità continua a permettere al bambino comportamenti irrispettosi verso gli adulti, che arrivano ad essere inaccettabili nei confronti del padre”. Questo comportamento da parte della madre non ha portato ad una tutela del piccolo, il quale ha assunto “immotivati atteggiamenti di evidente maleducazione, disprezzo, minacce, aggressività e violenza fisica”.

FAMIGLIA ANNULLATA – Il bambino, a testimoniarlo le immagini registrate degli incontri, “non individua in (omissis) la figura paterna e gli nega lo stesso termine “padre, papà”, che il bambino non pronuncia mai, definendo il padre con termine di profondo disprezzo, a fronte della assoluta adesione alla madre e della valorizzazione totalmente positiva della famiglia materna e inoltre “non percepisce alcun vuoto della sua mancanza e ignora del tutto ogni senso di appartenenza al ramo paterno, rampo il quale non ha mai goduto dei rapporti della famiglia materna”.

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