SCETTICI ALLA RISCOSSA – Intanto, con i boss della verità ufficiale sulla difensiva costante, i media tradizionali cominciano ad essere meno timidi nel dare voce ai templari del dissenso. La sola idea che le
Nazioni Unite, organizzazione che dovrebbe rappresentare la sublimazione del concetto di imparzialità, ammettano la necessità di un arbitro che giudichi l’operato di una loro emanazione è un segnale di grande debolezza. Ma la vicenda, specie negli USA, si sta trasformando in una magnifica occasione per far saltare i nervi a Obama costretto ad una manovra di grande equilibrismo proprio a Copenhagen e poi al dietro front sul nucleare. Magari attaccandolo via Al Gore, individuato dal senatore repubblicano James Inhofe come “testimone principe” in un’eventuale indagine penale a carico dei truffatori che sostengono la teoria del riscaldamento globale. Se gli scettici abbiano ragione, o una qualche ragione, non si sa. Certo è che l’opinione pubblica sta lentamente cambiando idea sul tema: secondo un sondaggio condotto dalla BBC il 3 e il 4 febbraio scorsi, solo il 26% degli inglesi resta convinto che esista un fenomeno di progressivo aumento della temperatura del pianeta e che questo sia dovuto a fattori umani. A novembre 2009 era il 41%. Oggi sono circa la stessa percentuale (25%) di quelli convinti che sia tutta una frottola (a novembre erano il 15%).
LITTLE ITALY – Da noi, tanto per cambiare, non ne parla nessuno e interessa ancora di meno. Eppure è una delle questioni alle quali varrebbe la pena dedicarsi visto che l’argomento è destinato ad incidere in modo assai pesante sul modello di sviluppo futuro che ogni pese dovrebbe darsi. Ma forse è proprio questa la ragione per la quale i media stranieri non mollano l’osso mentre quelli nostrani, stante la mancanza cronica di qualche gnocca da rinfacciare a qualcuno, ritengono di potersi esimere tranquillamente. Del resto, in un paese che vive al passato anche il presente, non c’è alcuna buona ragione per preoccuparsi del futuro. Tanto più che, alla peggio, la Provvidenza manda sempre qualcuno a cavarci dai guai.




Che l’azione dell’uomo possa provocare danni agli ecosistemi è incontrovertibile…
Che essi possano avere effeti permanenti, anche.
Che questo ci porti inevitabilmente alla catastrofe, oltretutto in tempi rapidissimi, è un po’ meno pacifico.
Forse, se raccogliessimo l’invito con cui Mthrandir chiude il suo pezzo, ovvero di dedicarci al tema senza istrerismi ma anche senza superficiale pressapochismo, ne avremmo da guadagnare.
Ma purtroppo, mi sembra che l’argomento interessi molto meno della gnocca. In parte lo capisco, però…
C.
d’accordo…proprio così..