La Corte Suprema di Bangkok ha espropriato una buona parte delle fortune dell’uomo piu’ ricco della Thailandia, che andranno a finire nelle casse dello Stato. La Corte ha requisito 46 miliardi di baht (circa un miliardo di euro) all’ex primo ministro thailandese Thaksin Shinawatra e alla sua famiglia. Precedentemente gli erano stati “congelati” circa 76 miliardi di baht. La decisione e’ stata presa per punire il conflitto di interessi di Thaksin tra i suoi molteplici interessi finanziari e il suo ruolo di primo ministro svolto dal 2001 al 2006. Durante gli anni del suo governo, la famiglia Thaksin moltiplico’ il suo patrimonio da 15 a 75 miliardi di baht. Per i giudici, Thaksin avrebbe utilizzato il suo potere politico per fare leggi in favore delle sue aziende. Prima di essere cacciato dal potere da un colpo di stato militare nel settembre del 2006, Thaksin era anche stato accusato di corruzione, autoritarismo, tradimento, lesa maesta’, di aver messo il bavaglio alla stampa e di aver svenduto beni nazionali a investitori stranieri.
Amnesty International critico’ aspramente Thaksin per la sua “guerra alla droga” nella quale vennero uccise migliaia di persone. La Thailandia e’ politicamente spaccata in due. Una parte della popolazione disprezza Thaksin,, soprattutto al sud del paese e tra la classe media della capitale, considerandolo un politico corrotto e un imprenditore senza scrupoli. Ma per via delle sue politiche populiste, Thaksin e’ ancora molto amato da una parte dei thailandesi, soprattutto nelle aree rurali del nord e del nord-est del paese. I suoi supporters sono comunemente chiamati “red shirts” (maglie rosse), per i colori adottati nelle loro manifestazioni. Torneranno a scendere in piazza il 14 marzo per protestare contro quella che ritengono una sentenza politicamente motivata. Thaksin dal 2006 vive in esilio tra la Gran Bretagna, Dubai, Hong Kong e la Cambogia, da dove sta cercando in ogni modo di salvaguardare i suoi interessi.




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