Così parlò la Carfagna con voce da sirena
28/02/2010 - E’ partita la campagna elettorale del Pdl in Campania. Noi l’abbiamo seguita nell’importante tappa di Castellammare di Stabia. Più che un comizio, è stata una seduta spiritica. Il comizio era annunciato per le ore 19 al “Supercinema”, nel centralissimo Corso
E’ partita la campagna elettorale del Pdl in Campania. Noi l’abbiamo seguita nell’importante tappa di Castellammare di Stabia. Più che un comizio, è stata una seduta spiritica.
Il comizio era annunciato per le ore 19 al “Supercinema”, nel centralissimo Corso Vittorio Emanuele della città stabiese. Già dalle 17 però, gli altoparlanti apposti all’esterno dell’ingresso
della sala cinematografica, rimandavano ad alto volume nell’aria le note di “Azzurra libertà”, alla quale poi si è alternata l’altrettanto celebre “Meno male che Silvio c’è”. Intorno alle 18 arrivano due bus blindati: uno della polizia, l’altro dei carabinieri. Entrambi in assetto antisommossa. Chiediamo il perché ad un dirigente della commissariato stabiese? Ci viene detto che è una precauzione. Sono attesi due ministri, un deputato, un senatore e il candidato governatore del Pdl. Qualcuno teme contestazioni. Poche settimane fa, proprio da queste parti, gli operai della Fincantieri hanno scioperato bloccando il traffico della vicina Sorrentina. La polizia rimosse il blocco caricando nel contempo gli operai. Ci furono un paio di feriti. Diamo uno sguardo intorno, ma non vediamo nessuno contestatore, fortunatamente.
MAMMA C’È MARA! - La gente comincia ad affluire in buon numero. C’è molta curiosità in giro e poi è annunciato un “parterre de roi” di tutto rispetto. I ministri Carfagna e Rotondi; l’onorevole sottosegretario all’Economia, presidente del Cipe e coordinatore regionale del Pdl, Cosentino; il senatore Viceconte; il candidato a Palazzo Santa Lucia, Caldoro e,dulcis in fundo, l’enfant prodige locale candidato al consiglio regionale, il “giovane cinquantenne” Angelo Gava, figlio del “potentissimo” ex ministro democristiano, Antonio. La sala comincia a riempirsi così come il sovrastante loggione. Sullo schermo, intanto, vanno le diapositive che alternano la figura di Silvio Berlusconi a quella, come detto, di Antonio Gava anzi, “Don Antonio” come in molti da queste parti amano ancora ricordare l’ex ministro degli Interni e delle Poste, scomparso ormai quasi due anni fa. La musica, se possibile, sembra aumentare di volume, infatti, non resistiamo e proviamo ad uscire dalla sala. Il Corso è bloccato. Gli agenti in assetto antisommossa sono stati schierati su entrambi i lati della strada. All’improvviso, spuntano due grossi bus turistici che si fermano a pochi metri dal “Supercinema”. Scendono una settantina di persone, che rapidamente si avviano all’ingresso del cinema stabiese. Sono – ci dicono – i fan di Mara Carfagna: i suoi più strenui “afficionados” che la seguono in tutte le tappe del suo tour elettorale. Dall’altra parte della strada giungono tre, quattro, cinque macchine con sirene e lampeggianti spiegati. Sì, sono loro, arrivano gli ospiti d’onore della serata “azzurra”. Un fitto scroscio di applausi accoglie Mara Carfagna. Una ragazza grida più delle sirene, più di “Azzurra libertààà” :”Mamma c’è Mara!” Infatti, Mara c’è, nel suo classico tailleur Armani. Saluta i suoi fan e rapidamente si avvia all’ingresso del cinema. Ok e le altre macchine? Ci saranno gli altri, no? No, non c’è più nessuno. Solo il ministro Gianfranco Rotondi. Un signore di mezza età ci chiede “Ma chi è?” Noi gli rispondiamo: “Rotondi, il ministro Rotondi“. E lui: “Ah. E chi è?” Lasciamo l’interrogativo in bocca al nostro interlocutore e ci riavviamo anche noi nuovamente nel salone, adesso finalmente affollato.
MARA SI SPORCA LE MANI - “Mara ha fretta” dice Rotondi a Gava jr. Cosentino, Viceconte e Caldoro? Non pervenuti. Anche loro fantasmi. Bloccati – dicono – da altri comizi. Il palco è
mezzo vuoto e, come detto, “Mara ha fretta”. Sullo schermo gigante sempre Berlusconi che si alterna a Gava (Antonio). Anche loro assenti. Sembra di assistere ad una seduta spiritica. Rotondi però non fa il medium. Cala il volume. “Meno male che Silvio c’è” sfuma mentre, finalmente, in platea la gente si siede. “Mara ha fretta”, e così prende subito la parola. Gli applausi cadono a catinelle. Lei, che la scena la sa tenere davvero, esordisce subito nel ruolo di “front woman”. “La vittoria è assai probabile“, dice. Il popolo azzurro, i suoi fan itineranti, la ragazza con la voce da sirena (della polizia) esplodono in un boato quasi calcistico. Sembra un gol del Napoli. “Sono qui a Castellammare perché sono convinta che pure Castellammare (qui si vota anche per il sindaco) saprà dare la risposta giusta per voltare pagina“. La Carfagna tuona: “Dobbiamo dire basta a Bassolino. Che ha umiliato i giovani, che li ha costretti a fare la fila nei partiti per accreditarsi con la speranza do lavorare, oppure per qualche corso di formazione che non serviva“. Poi parla di sanità. Il suo programma: “I medici non sono stati premiati secondo una normale meritocrazia, ma per le tessere di partito che avevano“. Chissà se la pensa allo stesso modo il suo alleato Ciriaco De Mita e chissà se la Carfagna è a conoscenza che De Mita è suo alleato? Il dubbio dopo queste parole ci ha assalito, ma solo per qualche istante, poiché Mara Carfagna è un fiume in piena che straripa solo quando dice: “Io sono stata spinta ad impegnarmi direttamente per la mia terra dall’amore. Così ho scelto di sporcarmi le mani“. Nemmeno il tempo di prendere un Kleenex, che la Carfagna chiosa tra gli applausi convinti dei suoi fan: “Anche qui è possibile mettere fine al cattivo governo della sinistra. Anche qui proponiamo un governo del “fare” come quello che sta governando l’Italia. Come quello del nostro Presidente Silvio Berlusconi“. E’ l’apoteosi. Mara, come detto, però ha fretta, deve andare via suo malgrado. Tra le note di “Azzurra Libertà” saluta la platea, abbraccia Rotondi porge la mano a Gava jr e sparisce col suo tailleur blu Armani dietro il sipario blu oltremare. Con lei, quasi all’unisono, spariscono pure i suoi tanti fan venuti in pullman turistico, beige caffelatte. Restano solo Gava jr e Rotondi sulle loro poltrone, rigorosamente rosso Sanmarzano.
LA STORIA CI HA DATO RAGIONE - Tocca al ministro Gianfranco Rotondi. Il ministro dopo aver reso gli onori al “figlio di cotanto padre” Angelo Gava, inizia il suo intervento con una sorta di “amarcord” della Democrazia cristiana. “Degli anni di benessere vissuti – dice – dal nostro paese all’ombra dello scudo crociato“. Rotondi non ha fretta come la Carfagna, ma la gente sembra di sì. La sala, man mano che il ministro di origine avellinese prosegue nel suo soliloquio, comincia svuotarsi. Così per riaccendere l’attenzione Rotondi fa una proposta dirompente. “No agli abbattimenti per gli abusivi“. La vicenda, specie da queste parti, è assai spinosa. Molto spesso le case abusive non sono ville ma normali abitazioni per “gente normale”. Gente che vota. Altrettanto spesso, però, queste stesse case abusive si trovano in luoghi dove è facile che si verifichino eventi di natura idrogeologica spesso luttuosi, come purtroppo tristemente sappiamo. Sta di fatto che l’ex ministro che rivendica la storia democristiana nel Pdl e in cui dice di ritrovare “i valori del cattolicesimo popolare“, questa proposta deve averla pesata e ponderata molto bene. Rotondi, infine, dà la parola ad Angelo Gava, il “giovane cinquantenne” che non ha mai fatto politica, dice, “per volere di papà“. Col padre, sostiene Angelo Gava, di non aver mai avuto nemmeno il tempo per parlare di un suo eventuale impegno in politica. “Fino a quando non è arrivata l’ultima assoluzione l’argomento è rimasto fuori dai nostri discorsi per rispetto degli elettori e della magistratura“. E ancora: “Con un gruppo di amici volevamo impegnarci per essere più vicini alla gente che in questo momento avverte la mancanza di persone in grado di affrontare i problemi. Ma non si era parlato di una mia candidatura in particolare. Me lo ha chiesto - dice Gava jr – Gianfranco Rotondi, che è stata l’ultima persona ad aver incontrato mio padre due giorni prima che morisse. E dopo di lui anche Carlo Giovanardi. Due esponenti dell’area moderata del Pdl, che è poi la nostra naturale area di riferimento“. Infine, ha ricordato l’incontro di “Papà con Silvio Berlusconi. E’ accaduto solo dopo l’assoluzione, perché così aveva voluto mio padre. Si sono abbracciati, Berlusconi gli ha espresso solidarietà”. Silvio e Don Antonio. Entrambi assenti, per ragioni ovviamente diverse. Entrambi presenti, almeno in spirito e diapositive. Intanto, nell’aria risuona “Azzurra libertà” che lentamente sfuma nel freddo della notte stabiese.













Si evviva i gava e tutti i filistei!!!
VOTATE MARA e no vi pentirete
Premiate il governo del fare, dire, baciare, succhiare, lettera e testamento!!!
fottere, fottere, ho dimenticato fottere. Mi scuso per la disattenzione con il signor Ruggiero
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