Alitalia e il fallimento (dell’informazione nostrana)

22/09/2008 - NON DETTE RELOADED – E mentre ci si indigna giustamente perché c’è chi esulta per il fallimento di una trattativa anche se non c’è un’alternativa all’orizzonte, si nota ad esempio che il PD in una domenica si è chiaramente schierato

     
 

di

NON DETTE RELOADED – E mentre ci si indigna giustamente perché c’è chi esulta per il fallimento di una trattativa anche se non c’è un’alternativa all’orizzonte, si nota ad esempio che il PD in una domenica si è chiaramente schierato per l’Ok alla Cai. A leggere Letta, Veltroni e D’Alema, mentre Bersani appare ancora dubbioso. Mentre nessuno ricorda che tra gli azionisti di Rcs - la società che controlla il Corriere della Sera – ci sono molte conoscenze ritrovatesi nella Cai: la stessa Banca Intesa, Tronchetti Provera, Ligresti, Benetton, Riva. In più, uno, Carlo Toto, è molto amico di uno dei sindacalisti impegnati nella trattativa, Raffaele Bonanni della Cisl. Conflittucci d’interesse che il giornale non ha sottolineato: cose che capitano.

INCONCLUDENDO… – Quella di Alitalia è la storia di un fallimento industriale di proporzioni abnormi, possibile soltanto in paesi come il nostro dove nessuno è responsabile di nulla. Politica, management e sindacati si sono impegnati nel mungere la vacca di via della Magliana per trarne stipendi sproporzionati alle loro capacità, clientele e consensi. Dieci anni fa, mentre la compagnia licenziava l’unico bilancio in attivo degli ultimi vent’anni, lo zampone di Romano Prodi spingeva per un’alleanza con Air France in luogo di quella con Klm; otto anni fa il governo D’Alema inaugurava Malpensa, in seguito divenuta una delle principali fonti di perdita di via della Magliana: negli anni Alitalia ha investito nello scalo varesino milioni e milioni di euro senza trarne mai vantaggio; cinque anni fa Berlusconi si presentò alla riunione con sindacati e manager presentando la proposta di uno “spezzatino” dell’azienda e della sua vendita sul mercato: le rappresentanze (e Alleanza Nazionale) dissero “no“, e lui si tirò indietro, indeciso a tutto, mentre la compagnia si indebitava vendendo obbligazioni (i Mengozzi-bond dell’amministratore delegato vicino alla Lega) che oggi sono carta igienica. In venti anni, lo Stato italiano ha buttato e bruciato in Alitalia 5,4 miliardi di euro, una cifra che bastava a fondare e gestire almeno cinque compagnie aeree low cost; il piano Fenice costerà (ad oggi) ai contribuenti altri 2,9 miliardi, e chissà quanto ai clienti visto che si tira una riga alla concorrenza sulla Roma-Milano. Ma tanto che ci frega? Paga lo Stato, mica noi. Tutti bravi a fare i froci con il culo degli altri.

     
 

46 Commenti

  1. Ja scrive:

    Bene, allora sei arrivato a essere d’accordo con me: prudenza e prassi vuole che gli slot vadano valutati al piu’ basso prezzo possibile, visto che senza slot non si vola. Pertanto i famosi dieci miliardi sono roba da fantasticherie.

    Sul monopolio. Air France era interessata solo al monopolio nazionale sostanziale di Alitalia nel business roma-milano, e malgrado tutto aveva valutato gli asset netti di alitalia molto vicini allo zero.

    Dovendo stimare, soprattutto su asset che sono gia’ stati valutati e hanno riferimenti, melius abundare non e’ mai un concetto valido. Perche’ poi si ci fa male, e non li si riesce a vendere.

  2. Lkv scrive:

    Non e’ che mi fidi tanto delle valutazioni altrui (neppure delle mie). Air France ha valutato al netto dei debiti, al netto di perdite nell’immediato futuro, al netto dell’aumento del carburante, al netto dei problemi con il personale e con la politica. Lasciandosi un margine di manovra per aumentare l’offerta eventualmente. Proprio zero non era, probabilmente ha valutato gli asset circa tra i 3 e i 4 miliardi. Poi, cio’ che per uno ha valore zero per altri vale di piu’. Air France e’ leader in Europa, altre compagnie aeree che vogliono espandersi li valuterebbero di piu’.

  3. Ja scrive:

    un semplice sguardo alle emeroteche italiane e non basta per giungere alla conclusione che AF in due anni di contrattazioni i margini di manovra se li e’ lasciati per abbassare l’offerta. Insomma, al netto di tutto e al netto della ricapitalizzazione, scopriamo che ha valutato piu’ vicino allo zero che ai famosi 10 miliardi.

    Quanto alle compagnie aeree che vogliono espandersi, semplice: possono fare un’offerta per parte degli asset. Nessuna la fa, malgrado le protezioni politiche, ergo Alitalia per una compagnia aerea vale di piu’ fallita (zero e’ pur sempre meglio di meno di zero).

  4. Lkv scrive:

    > ergo Alitalia per una compagnia aerea vale di piu’ fallita

    Se la politica si fosse disinteressata della vendita e del “salvataggio” pensi sarebbe valida lo stesso questa conclusione?

  5. Ja scrive:

    Certo che e’ valida. Gli svizzeri e i belgi insegnano: hanno lasciato fallire Swissair e Sabena nel 2001 e subito dopo qualcun altro ha ricostituito compagnie aeree sane come Swiss e SN Brussel che hanno comprato parte degli asset dai curatori fallimentari e assunto parecchi dei dipendenti.

    Alitalia e’ uno dei tanti casi patologici italiani di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite, e a chi e’ di sinistra – o di estrema sinistra, come me – questo semplice fatto dovrebbe arrecare fastidio.

  6. Lkv scrive:

    @ Ja: “Alitalia e’ uno dei tanti casi patologici italiani di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite”

    Alitalia e’ uno dei tanti casi patologici italiani di spartizione delle imprese pubbliche o semi pubbliche o nei fatti pubbliche tra i partiti, usate per fare “piaceri”, per rendere “favori”, per mangiare, per ottenere voti e consenso. E’ in conseguenza di tutto questo che la sua vita si conclude in questo modo.

    Dai, dopo il primo ottobre (quando usciranno le prime offerte) scopriremo chi si e’ avvicinato di piu’ alla cifra reale. :)

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie