Alla fine firmeranno. Ma la vicenda della nostra compagnia di bandiera rappresenta la cartina di tornasole della libertà dei nostri giornali e tv.
Finirà così. Finirà che in extremis, o forse qualche giorno prima della data fatidica del 2 ottobre, qualcuno cederà qualcosa e qualcun altro pure, finché non si arriverà alla firma. Che verrà spacciata da ogni controparte come una grande vittoria, e per l’impressione verso il grande pubblico vincerà chi avrà la cassa di risonanza più efficace. Ovviamente, a cedere di più sarà il governo, perché da qualche parte i soldi dovranno pur uscire, e né gli imprenditori né i piloti sembrano averne voglia. E quindi a pagare il conto saremo tutti noi. Ma anche se è tutto più o meno scritto, vale la pena approfondire - della vicenda Alitalia - anche il coté (dis)informativo, allo scopo di descrivere, perlomeno indirettamente, lo stato di salute dell’informazione italiana.
UN TEMPO QUI ERA TUTTA CAMPAGNA (ELETTORALE) - Di cordata italiana si comincia a parlare durante le elezioni. Che si svolgno in contemporanea con la trattativa tra sindacati: Berlusconi parla persino dei suoi figli dentro la cordata che è pronta a rilevare a un prezzo migliore l’Alitalia rispetto ai francesi, i quali invece
vogliono dirottare “i flussi del turismo a Parigi“. Nessuno si ferma un attimino a sottolineare che se un turista vuole andare a Venezia e si trova sotto la Tour Eiffel, potrebbe anche lamentare la mancanza dei piccioni e pensare che piazza San Marco non è più quella di una volta. Ovvero, fuori di metafora, che “Strategiche sono le rotte, non chi le occupa; ed è la concorrenza e l’iniziativa privata a garantire il servizio sulle rotte. Com’è che una delle prime richieste della cordata è stata di garantire la mancanza di concorrenza sulle rotte interne - specie Milano-Roma? Questa fregnaccia secondo cui “compagnia di bandiera = risorsa strategica” tutti continuano a ripeterla come se fosse vera, ma è una bugia grande come una casa. Infatti nessuno si preoccupa di spiegare nemmeno cosa vuol dire: la ragione è semplice, non vuol dire niente“.
LA MERCHANT BANK DI VIA SOLFERINO - Ma l’offensiva comincia in piena estate, e nientepopodimenoché sul Corrierone. Protagonista: Dario Di Vico, vicedirettore, che sembra il cronista embedded del piano Passera-(Araba) Fenice - Banca Intesa. La soluzione c’è, dice il 6 luglio, e nell’articolo c’è scritto molto di quanto succederà: il restyling della legge Marzano sui fallimenti per levarsi dalle scatole i creditori della vecchia compagnia. Nell’articolo c’è un segnale a Raffaele Bonanni, leader della Cisl: il piano prevede meno esuberi di Air France, 5-6mila contro i 6-7mila di Spinetta. Non è vero, si scoprirà, ma quando è troppo tardi. Gli risponde, il 18, Michele Polo della Bocconi, dimostrando che era migliore il piano dei francesi, perlomeno per il cittadino. E chiude così: “Da questo confronto appare arduo sostenere che, affossando la trattativa con Air France, con un perverso gioco di squadra tra sindacati nella peggiore veste corporativa e forze politiche
del Centro Destra a caccia di facili consensi, si siano aperte prospettive migliori per i cittadini italiani. Era piuttosto ovvio allora, appare drammaticamente evidente oggi”. Purtroppo, tutti ignorano le osservazioni di Polo a via Solferino: alla fine di luglio sempre Di Vico ci fa sapere che la fase uno è completata. La palla ora è al governo. A settembre arriva l’annuncio: i nomi degli imprenditori che tutti conoscete, al lordo dei loro conflitti di interesse e incompetenze varie. Siamo in Italia, è normale così, sarebbe strano il contrario. Inutile dire che il Corriere non è l’unico a parlare positivamente del piano: Repubblica mette in primo piano Colaninno, con un’intervista severa ma in ultimo positiva, mentre Scalfari oggi scrive che alla fin fine è meglio la Cai. Per non sottolineare la tragicomica e schizofrenica linea di Libero Mercato (direttori: Vittorio Feltri e Oscar Giannino), dove si leggono interventi appassionati per sostenere la proposta della Cai e, nella pagina successiva, critiche al piano Bush per fronteggiare la crisi finanziaria, bollato come Nuova Iri (Antonio Martino, domenica 21, pag. 1). Morale: siamo tutti bravi a fare i liberisti col culo degli altri.


























E’ ridicolo chiedere ai sindacati che smettano di fare i sindacati e ci si stupisce molto se lo fanno. Un pò come quando l’allora Presidente della Repubblica Scalfaro si era stupito che la sinistra all’opposizione facesse opposizione, visto che in Italia si dice non ci sia mai stata, un’opposizione.
un applauso al dir per il pezzo,e per l’impegno, il tempo e lo scrupolo documentario che si sentono, dietro…grazie!
servisse a qualcosa, almeno.
Complimenti!
Bel pezzo, decisamente circostanziato… si direbbe a prova di bomba per come si incastrano i pezzi!
Peccato che l’informazione non sia questa, ma solo media che ritrasmettono comunicati stampa!
@ tetsuo
cioè?!!!!!!!!
> servisse a qualcosa, almeno
Vabbe’ dai, almeno ci si prova (sapendo non ci si riesce, ma questa e’ follia!).
so’ tutti bravi a fa’ i folli cor culo dell’artri
@ nuvola rossa
cioè… cioè questa è informazione, non quella dei media classici che invece si limitano a riportare solo i comunicati stampa e di “inchieste” non ne fanno mai… se non commissionati da qualcuno (politico od imprenditore che sia).
> so’ tutti bravi a fa’ i folli cor culo dell’artri
Nel plurale parlando di giornalismo puo’ creare fraintendimnti quel “folli”, fortunatamente l’hai scritto in minuscolo! Tornando all’Alitalia chissa’ se l’Enac fara’ in tempo a prendere una decisione, ma soprattutto, sarei curioso di leggere il piano di “rilancio” (in)creadibile che scrivera’ Fantozzi.
Fantozzi è uno che, notoriamente, ha talento per i piani di rilancio. Ad esempio, Antonveneta…ops, che ho detto!
LA COSCIENZA DI OGNUNO DOVREBBE FREMERE AL PENSIERO CHE MIGLIAIA E MIGLIAIA DI LAVORATORI RISCHIANO IL POSTO DI LAVORO E IL LORO FUTURO PER LA VOLONTA’ EGOCENTRICA E GLI INTERESSI PERSONALISTICI DI POCHI. VEDERE UNA SPARUTA SCHIERA DI LAVORATORI DELL’ALITALIA FESTEGGIARE PER IL FALLIMENTO DELLE TRATTIVE E IL RITIRO DELL’UNICA OFFERTA POSSIBILE, E PREGIUDICARE IL FUTURO DI TANTI FA INDIGNARE, NON SOLO PER L’IRRESPONSABILITA’, MA PERCHè’ SI PROSTRANO AI GIOCHI DI POCHI SINDACALISTI PRIVILEGIATI, CHE CERTAMENTE NON PATIRANNO PIU’ DI TANTO PER LA SORTE DEI LORO ISCRITTI. MA UN RIMEDIO A TALE SITUAZIONE SI PUO’ TROVARE: IN CASO DI FALLIMENTO DELLA COMPAGNIA DI BANDIERA, TUTTI I LAVORATORI CHE RESTERANNO SENZA LAVORO E NON HANNO CONCORSO AL SABOTAGGIO DELLA VENDITA ALITALIA, POTREBBERO RICORRERE A UNA CLASS ACTION E CITARE IN GIUDIZIO LE SIGLE SINDACALI CHE NON HANNO FIRMATO IL CONTRATTO, PROVOCANDO LA DISOCCUPAZIONE DI TANTI; POTREBBERO CITARE IN GIUDIZIO PER LA RICHIESTA DI DANNI MORALI E MATERIALI ANCHE QUEI COLLEGHI CHE, CON IL LORO OSTRUZIONISMO E COMPORTAMENTO INCOSCIENTE, HANNO PROVOCATO LA PERDITA DEL POSTO DI LAVORO. POTREBBERO RICORRERE AL TRIBUNALE ANCHE LE MIGLIAIA DI LAVORATORI DELL’INDOTTO, CHE SI RITROVERANNO CON IL FUTURO PIU’ BUIO.
“IL LORO FUTURO PER LA VOLONTA’ EGOCENTRICA E GLI INTERESSI PERSONALISTICI DI POCHI. ”
Parli della Cai?
“IN CASO DI FALLIMENTO DELLA COMPAGNIA DI BANDIERA, TUTTI I LAVORATORI CHE RESTERANNO SENZA LAVORO E NON HANNO CONCORSO AL SABOTAGGIO DELLA VENDITA ALITALIA, POTREBBERO RICORRERE A UNA CLASS ACTION E CITARE IN GIUDIZIO LE SIGLE SINDACALI CHE NON HANNO FIRMATO IL CONTRATTO, PROVOCANDO LA DISOCCUPAZIONE DI TANTI;”
Geniale. E chi è il legale che si occuperà della causa? Topo Gigio è già impegnato a salvare gli obbligazionisti Enron
Fantastico articolo Dir. Da stampare e appendere a futura memoria come poche altre pagine di giornalismo.
E se anche servirà a poco almeno quelle migliaia che lo leggeranno non potranno un domani dire “Ma io non lo sapevo!”
già, potremo dire: “Io c’ero. E ci facevo”.
Beh se la prossima volta che scendo a Roma mi presenti una hostess dell’Alitalia… allora sì che la fase avrebbe un senso
Io ho letto ma insisto a non sapere, anzi, a non capirci dentro niente di tutta questa storia, mi spiace.
Piuttosto, c’e’ un modo per non sentir piu’ parlare di Alitalia, a parte l’emigrazione o il suicidio?
sì, c’è: il fallimento delle Ferrovie
tra l’altro a far fallire la trattativa con AF fu più la CISL che la CGIL, ma questo non si dice, così come non si dice che a fiumicino ci fu un applauso anche subito dopo, quando il sindacalista disse (subito dopo aver annunciato il fallimento della trattativa con CAI, con tanto di esultanza liberatoria) “Non diamo l’impressione di essere contenti per il ritiro della Cai, perchè non è così, la situazione rimane molto seria e nei prossimi giorni dovremo far di tutto per trovare delle soluzioni”. Un altro applauso è arrivato, come il primo. Peccato che i media lo abbiano ignorato.
@ Tetsuo
Denghiu’ssssssss per la spiegazione. Ero sciroccata e non capivo se parlassi seriamente o ironicamente:-)
le ferrovie stanno lì lì, se fossi in toto ci farei un pensierino, tren One non suona male
loska, TrainOne è (era?) veramente un progetto di toto
http://espresso.repubblica.it/.....no/1478888
Piuttosto, c’e’ un modo per non sentir piu’ parlare di Alitalia, a parte l’emigrazione o il suicidio?
addà passà a nuttata!
solo che, se la nuttata usa la (ancora) compagnia di bandiera, quando cazzo arriva!
Ma che stupEEEndi che siete!…
Quanto ve state a divertì hhaa, beoti sciocchini!!
Quoque tu, Lkv?? Mannòòò, nnòò, nnòò, nnòòòòò!! Che stai facendo? Non lo fare, ti prego! Non ti far trascinare da questi cervellini che funzionano part time!
“sì, c’è: il fallimento delle Ferrovie” &
“le ferrovie stanno lì lì, se fossi in toto ci farei un pensierino, tren One non suona male”
Concordo con la coppia più bella del mondo! C’è un modo di circondare le due affermazioni di cuoricini cuoriciosi??
(p.s. TE pensi che sò deficiente??)
Mi avete letto nel pensiero! Stavo giusto pensando di proporre all’Onorevole una (SFASC)ACTION come dico io per polverizzare le Fevvovie! Lui, che mi si illumina di gloria genuina, quando si parla di missili, distruzione totale, elidere al suolo!
L’idea mi è venuta dopo aver vissuto questo:
Stazione di Taranto. Sono le 16.00 e il treno delle 15.15 non parte, neanche lo dovessero trainare mucche, momentaneamente indisponibili, perchè prese da un’ intossicazione da erba falciata fresca, fresca dal suolo circostante l’Ilva!
E’ a questo punto che un meraviglioso napoletano si scorge dall’uscita del mio scomparto e, soavemente, fa librare nell’aere queste testuali parole:
“Ooooh, capo!! U vulimm’ purtà shtu cazz’ e’ tren’ a Napul, o nooo??”
Un minuto dopo, quel treno mosse le sue ruotucce sui binariucci!
Forse basterebbe solo garantire la presenza di un napoletano su ogni treno, per farli partire in tempo su quei dannati binari!
Aspetto numerose adesioni…
Se la risolvi così, sui binari ci facciamo passare anche i traghetti della Tirrenia, a proposito di argomenti che possono offuscare l’affaire Alitalia!
Finalmente dovrebbero piangere anche loro,come mai non mandano più centinaia di certificati medici?Facciamoli FALLIRE e cosi si risparmia un poco di soldi.
io è 7 anni che non volo più alitalia e cosi tutta la mia famiglia.
DEVE FALLIRE
ALBY,
citofonare Silvio, mica a noi.
“Quoque tu, Lkv??”
Intus omnia dissimilia sint, frons populo nostra conveniat.
et probo et gaudeo, nec tantum hortor ut perseveres sed etiam rogo.
Ma anche: “ocheti, pocheti, digitus, digitur prestidigitorium!”
Questo è Mago Merlino eh, nun sò se ce stamo a capì! Artro che SenecaH!
“nun sò se ce stamo a capì!”
http://it.youtube.com/watch?v=M-dVkhGTRAs
Si si, anche perche’ son di gran lunga piu’ preparato in cartoni animati di quanto non lo sia (e non lo sono) in latino.
Ma per tutte le giuggiole inzuccherate!
Io ti adoro! La spada nella roccia è il mio cartone preferito in asssssoluto! La mia migliore amica mi ha regalato il dvd originale lo scorso natale! Dopo aver mandato a perseguitarmi accidenti vari in 16 lingue, perchè non si trovava!!
C’è tutta la vita in quel cartone, vero o no?
Qua e là, va e sta, questo il mondo fa giraaaar…
E vogliamo parlare della canzoncina sull’ammmmore, colonna sonora della scena che mi vede protagonista?? Uuuuhhhh, splendore e verità!
Salutame Anacleto! (…se te pijo te ‘mpaglio!)
Mò la pianto, sennò offuschiamo la fulgida stella der posssst! pppfff
Write to you again soon!
Asset e goodwill di Alitalia che valgono dieci miliardi di euro? Capisco che citi Ostellino, ma che ci si e’ fumati, qui? A naso, e’ roba buona
@ Ja: se non ricordo male, l’anno scorso, a fine anno, l’Alitalia ha venduto circa un quarto degli slod di un aeroporto di Londra, indovina a quanto? 92 milioni di euro.
* slot ovviamente, non slod. Invece l’aeroporto mi pare fosse quello di Heathrow.
Complimenti! Ottimo articolo e ben documentato.
Per ragioni che non sto ad esporre, la soluzione migliore era Lufthansa nel 2002 (o 2003?). Alitalia è stato un fallimento pubblico tipico nostro da 20 anni a questa parte, ma gli ultimi 6 mesi hanno dato una prova degli effetti grotteschi che provocano i rapporti tra politica e imprenditoria quando non c’è una funzione indipendente e autorevole che li regoli.
Speriamo che la reazione europea sia violenta, si sono tutti i presupposti per una sanzione durissima. Alitalia potrebbe essere lo scoglio sul quale si infrange il fascismo 2.0.
Topinamburs, minimalista, deve andare a Torino venerdì per mesta ricorrenza di lutto familiare.
Capita che Alitalia probabilmente non volerà, e se vola c’è una qualche chance che cada. I treni sono in sciopero. La circolazione della vecchia automobile è proibita per via delle norme ecologiche.
E come ci torno a Torino, in scooter?
Potresti provare Air One.
Nel caso tu lo faccia e incontri Bonanni, salutamelo: è altamente probabile che tu stia pagando anche il suo biglietto.
Air One?
Non me lo posso permettere. E comunque Fiumicino è un caos, che prenda Air One o KLM sono ore di ritardo.
Opterò per lo scooter e vi manderò un diario di bordo per la pubblicazione.
@ Ja: bene, ho trovato la relazione dell’Alitalia con le cifre esatte. http://corporate.alitalia.com/.....-26433.pdf
Si tratta di tre coppie di slot, vendute a 93 milioni di euro. Ora, non so quanti slot abbia Alitalia, ma credo che la cifra di 10 miliardi sia anche troppo prudenziale. E il bello e’ che non fumo.
Per forza ha venduto tre coppie di slot a 93 milioni di euro. Heathrow e’il terzo aeroporto internazionale piu’ trafficato del mondo, ed e’ cosi’ sovraffollato che se ti metti sui tetti di Kensington o Hammersmith vedi gli aerei che scendono in fila uno dietro l’altro.
Per tutti gli altri aeroporti, incluso fiumicino, il valore presumibile degli slot e’ considerevolmente piu’ basso.
La flotta di alitalia e’ a bilancio per due miliardi. Nell’attuale mercato dove a ottobre e’ previsto il fallimento di parecchie compagnie aeree, gli aerei di alitalia ancora buoni e’ piuttosto difficile piazzarli. Quindi al massimo valgono un miliardo di euro.
Quindi dieci miliardi e’ una quotazione gonfiata, e di molto. Diciamo di almeno tre o quattro volte, e da sobri.
Usa la logica: se davvero alitalia avesse sti’ dieci miliardi di asset, dovrebbe dichiararli a bilancio nello stato patrimoniale altrimenti dichiarerebbe il falso patrimoniale. Invece no: al dicembre 2007, l’intero attivo patrimoniale consolidato (quindi di tutte le compagnie) di Alitalia e’ di tre miliardi e mezzo, di cui piu’ della meta’ e’ composto dalla flotta.
C’e’ una ragione per la quale Fantozzi l’altro giorno ha provato a piazzare sti’ famosi asset di alitalia presso compagnie estere e li ha voluti nessuno, no? Nessuno vuole pagare un premio per una compagnia insolvente.
Non so se sia cambiato qualcosa in questi ultimi due anni, ma l’uso degli slot e’ a titolo gratuito e in uso perpetuo (almeno in Europa), a meno che non si decida di venderli. In gergo lo chiamano granfather’s right. Poi non dimenticare le relazioni europee ed extraeuropee, che in molti casi consentono di operare quasi in regime di duopolio. Poi pensa alle protezioni pubbliche di qui gode Alitalia, che permetteranno un sostanziale monopolio sulle rotte interne Milano-Roma.
Poi, magari hai ragione tu, ma dovendo stimare, melius abundare quam deficere.
Bene, allora sei arrivato a essere d’accordo con me: prudenza e prassi vuole che gli slot vadano valutati al piu’ basso prezzo possibile, visto che senza slot non si vola. Pertanto i famosi dieci miliardi sono roba da fantasticherie.
Sul monopolio. Air France era interessata solo al monopolio nazionale sostanziale di Alitalia nel business roma-milano, e malgrado tutto aveva valutato gli asset netti di alitalia molto vicini allo zero.
Dovendo stimare, soprattutto su asset che sono gia’ stati valutati e hanno riferimenti, melius abundare non e’ mai un concetto valido. Perche’ poi si ci fa male, e non li si riesce a vendere.
Non e’ che mi fidi tanto delle valutazioni altrui (neppure delle mie). Air France ha valutato al netto dei debiti, al netto di perdite nell’immediato futuro, al netto dell’aumento del carburante, al netto dei problemi con il personale e con la politica. Lasciandosi un margine di manovra per aumentare l’offerta eventualmente. Proprio zero non era, probabilmente ha valutato gli asset circa tra i 3 e i 4 miliardi. Poi, cio’ che per uno ha valore zero per altri vale di piu’. Air France e’ leader in Europa, altre compagnie aeree che vogliono espandersi li valuterebbero di piu’.
un semplice sguardo alle emeroteche italiane e non basta per giungere alla conclusione che AF in due anni di contrattazioni i margini di manovra se li e’ lasciati per abbassare l’offerta. Insomma, al netto di tutto e al netto della ricapitalizzazione, scopriamo che ha valutato piu’ vicino allo zero che ai famosi 10 miliardi.
Quanto alle compagnie aeree che vogliono espandersi, semplice: possono fare un’offerta per parte degli asset. Nessuna la fa, malgrado le protezioni politiche, ergo Alitalia per una compagnia aerea vale di piu’ fallita (zero e’ pur sempre meglio di meno di zero).
> ergo Alitalia per una compagnia aerea vale di piu’ fallita
Se la politica si fosse disinteressata della vendita e del “salvataggio” pensi sarebbe valida lo stesso questa conclusione?
Certo che e’ valida. Gli svizzeri e i belgi insegnano: hanno lasciato fallire Swissair e Sabena nel 2001 e subito dopo qualcun altro ha ricostituito compagnie aeree sane come Swiss e SN Brussel che hanno comprato parte degli asset dai curatori fallimentari e assunto parecchi dei dipendenti.
Alitalia e’ uno dei tanti casi patologici italiani di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite, e a chi e’ di sinistra - o di estrema sinistra, come me - questo semplice fatto dovrebbe arrecare fastidio.
@ Ja: “Alitalia e’ uno dei tanti casi patologici italiani di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite”
Alitalia e’ uno dei tanti casi patologici italiani di spartizione delle imprese pubbliche o semi pubbliche o nei fatti pubbliche tra i partiti, usate per fare “piaceri”, per rendere “favori”, per mangiare, per ottenere voti e consenso. E’ in conseguenza di tutto questo che la sua vita si conclude in questo modo.
Dai, dopo il primo ottobre (quando usciranno le prime offerte) scopriremo chi si e’ avvicinato di piu’ alla cifra reale.