di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 10:45 del 22 settembre 2008 in InterniTorna alla home

Alla fine firmeranno. Ma la vicenda della nostra compagnia di bandiera rappresenta la cartina di tornasole della libertà dei nostri giornali e tv.

Finirà così. Finirà che in extremis, o forse qualche giorno prima della data fatidica del 2 ottobre, qualcuno cederà qualcosa e qualcun altro pure, finché non si arriverà alla firma. Che verrà spacciata da ogni controparte come una grande vittoria, e per l’impressione verso il grande pubblico vincerà chi avrà la cassa di risonanza più efficace. Ovviamente, a cedere di più sarà il governo, perché da qualche parte i soldi dovranno pur uscire, e né gli imprenditori né i piloti sembrano averne voglia. E quindi a pagare il conto saremo tutti noi. Ma anche se è tutto più o meno scritto, vale la pena approfondire - della vicenda Alitalia - anche il coté (dis)informativo, allo scopo di descrivere, perlomeno indirettamente, lo stato di salute dell’informazione italiana.

UN TEMPO QUI ERA TUTTA CAMPAGNA (ELETTORALE) - Di cordata italiana si comincia a parlare durante le elezioni. Che si svolgno in contemporanea con la trattativa tra sindacati: Berlusconi parla persino dei suoi figli dentro la cordata che è pronta a rilevare a un prezzo migliore l’Alitalia rispetto ai francesi, i quali invece vogliono dirottare “i flussi del turismo a Parigi“. Nessuno si ferma un attimino a sottolineare che se un turista vuole andare a Venezia e si trova sotto la Tour Eiffel, potrebbe anche lamentare la mancanza dei piccioni e pensare che piazza San Marco non è più quella di una volta. Ovvero, fuori di metafora, cheStrategiche sono le rotte, non chi le occupa; ed è la concorrenza e l’iniziativa privata a garantire il servizio sulle rotte. Com’è che una delle prime richieste della cordata è stata di garantire la mancanza di concorrenza sulle rotte interne - specie Milano-Roma? Questa fregnaccia secondo cui “compagnia di bandiera = risorsa strategica” tutti continuano a ripeterla come se fosse vera, ma è una bugia grande come una casa. Infatti nessuno si preoccupa di spiegare nemmeno cosa vuol dire: la ragione è semplice, non vuol dire niente“.

LA MERCHANT BANK DI VIA SOLFERINO - Ma l’offensiva comincia in piena estate, e nientepopodimenoché sul Corrierone. Protagonista: Dario Di Vico, vicedirettore, che sembra il cronista embedded del piano Passera-(Araba) Fenice - Banca Intesa. La soluzione c’è, dice il 6 luglio, e nell’articolo c’è scritto molto di quanto succederà: il restyling della legge Marzano sui fallimenti per levarsi dalle scatole i creditori della vecchia compagnia. Nell’articolo c’è un segnale a Raffaele Bonanni, leader della Cisl: il piano prevede meno esuberi di Air France, 5-6mila contro i 6-7mila di Spinetta. Non è vero, si scoprirà, ma quando è troppo tardi. Gli risponde, il 18, Michele Polo della Bocconi, dimostrando che era migliore il piano dei francesi, perlomeno per il cittadino. E chiude così: “Da questo confronto appare arduo sostenere che, affossando la trattativa con Air France, con un perverso gioco di squadra tra sindacati nella peggiore veste corporativa e forze politiche del Centro Destra a caccia di facili consensi, si siano aperte prospettive migliori per i cittadini italiani. Era piuttosto ovvio allora, appare drammaticamente evidente oggi”. Purtroppo, tutti ignorano le osservazioni di Polo a via Solferino: alla fine di luglio sempre Di Vico ci fa sapere che la fase uno è completata. La palla ora è al governo. A settembre arriva l’annuncio: i nomi degli imprenditori che tutti conoscete, al lordo dei loro conflitti di interesse e incompetenze varie. Siamo in Italia, è normale così, sarebbe strano il contrario. Inutile dire che il Corriere non è l’unico a parlare positivamente del piano: Repubblica mette in primo piano Colaninno, con un’intervista severa ma in ultimo positiva, mentre Scalfari oggi scrive che alla fin fine è meglio la Cai. Per non sottolineare la tragicomica e schizofrenica linea di Libero Mercato (direttori: Vittorio Feltri e Oscar Giannino), dove si leggono interventi appassionati per sostenere la proposta della Cai e, nella pagina successiva, critiche al piano Bush per fronteggiare la crisi finanziaria, bollato come Nuova Iri (Antonio Martino, domenica 21, pag. 1). Morale: siamo tutti bravi a fare i liberisti col culo degli altri.

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