Politica, finanza ed economia si intrecciano in uno scontro intorno al quale ruotano i futuri assetti di Bce, Bankitalia, Abi, Generali e forse della stesso successore di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi
Io due non si amano e forse non si stimano nemmeno. Giulio Tremonti e Mario Draghi, proseguono il loro duello, che ormai va avanti da un paio d’anni, a colpi d’opposte valutazioni, comunicati, rapporti ed analisi sulla crisi economica, la portata della stessa e le discusse risposte fornite finora dall’esecutivo berlusconiano, a cominciare dallo “scudo fiscale” e dallo stato della nostra stessa economia.
COME HIGHLANDER – Non è detto che ne sopravvivrà uno solo. Magari, come spesso capita in questo paese, in un modo o in un altro, sopravvivranno entrambi, oppure (meno probabilmente) ambedue saranno disarcionati dalle loro poltrone. Sta di fatto che, dietro questo scontro, non si cela solo la contrapposizione annosa tra il potere economico-finanziario e quello politico ma c’è dell’altro, molto altro ancora, su cui vale la pena provare a fare un po’ di luce.
IL DIVO GIULIETTO – L’ex socialista di rito lombardiano, approdato nel 1994, dopo aver cambiato casacca a partita in corso, alla corte di Silvio Berlusconi, ha superato praticamente indenne, se si escludono le dimissioni dal dicastero del Tesoro nel 2004, più di tre lustri dove hanno regnato, innanzitutto, le sue stesse contrazioni. E’ stato gran fautore della cosiddetta “finanza creativa”, quella dei fondi speculativi “derivati” onde, poi, fiutata l’aria malsana che quegli stessi “titoli spazzatura” emanavano da oltreoceano, contestarli ferocemente in favore dell’economia “pura”: quella che “fonda sulla produzione ed il lavoro”. Anzi, ha persino riscoperto le virtù di Marx. Ha ridiscusso la flessibilità e si è detto favorevole al “posto fisso per tutti“, anche se ha poi contribuito in modo determinate al licenziamento di migliaia di lavoratori “precari” nei comparti della scuola e della P.A. con i suoi indiscriminati “tagli orizzontali”. Tremonti, in passato, ha pubblicamente contestato l’Euro, la moneta unica europea che avrebbe impedito, di fatto, il ricorso alla “leva della svalutazione per favorire le nostre esportazioni”, per poi ammettere all’opposto che “aveva già previsto tutto, prima degli altri, che una moneta comune forte ci avrebbe protetto meglio dalla crisi e dalle follie dei mercati”. In questi anni, ha annunciato più volte la “grande riforma fiscale”: quelle con sole due aliquote “al 23 e al 33%” per poi confermare, sostanzialmente, la stessa politica fiscale (almeno in termini di aliquote) di Vincenzo Visco, riuscendo persino ad incrementare la pressione fiscale del governo Prodi. Contraddizioni evidenti che, però, complice una stampa “amica” tanto supina quanto compiacente (per il Sole24ore, o meglio il suo direttore Gianni Riotta, è stato nientemeno l’uomo dell’anno del 2009) sono state sempre diradate, sfumate e talvolta addirittura sbianchettate.
SUPER MARIO – Romano di nascita, Mario Draghi ha conseguito la laurea in Economia con 110 e lode presso l’Università La Sapienza di Roma, nel 1970. Ha poi perfezionato i suoi studi presso il celebre MIT di Boston, dove ha conseguito il PhD nel 1976. A livello internazionale, dal 1985 al 1990, è stato direttore esecutivo della Banca Mondiale. Nel 1991 è stato nominato Direttore generale del Tesoro, incarico che ha mantenuto fino al 2001. Proprio negli anni ’90, quando ha ricoperto diversi incarichi al Ministero del Tesoro, è stato uno dei fautori di alcune delle più importanti privatizzazioni delle aziende statali italiane. Privatizzazioni, ad onor del vero, non sempre riuscite ma, a sua parziale discolpa, va detto, buona parte delle responsabilità sono senz’altro riconducibili alla leva politica di quegli anni (in particolare, ai governi di centrosinistra di D’Alema ed Amato). Infatti, nel 1998 a Mario Draghi si deve il testo unico sulla finanza, noto anche come “Legge Draghi”, che ha introdotto la normativa per l’OPA (Offerta pubblica d’acquisto) e la scalata delle società quotate in borsa. Telecom Italia è stata la prima società oggetto di OPA a cui sono poi seguite la liquidazione dell’IRI e le privatizzazioni di ENI, ENEL, Credito Italiano e Banca Commerciale Italiana. Dal 2002 al 2005, Draghi è stato vicepresidente per l’Europa della Goldman Sachs, la quarta banca d’affari al mondo. Alla fine del 2005 è stato poi nominato Governatore della Banca d’Italia, il primo con un mandato a termine di sei anni (prima era praticamente a vita) rinnovabile peraltro una sola volta. Mandato, come si vede, di prossima scadenza.




alla BCE dopo che banca d’italia ha dato cifre gradite al PD sullo scudo fiscale e l’ostilità verso il governo berlusconi?
non credo che nei fatti sarà appoggiato con forza …
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Volevo complimentarmi con chi ha montato l’articolo e per l’ottima foto di copertina. Very good
che dire? una lotta ad armi pari. una loggia P2 contro una loggia “americana” non capisco dove sia finita quella vaticana e co.. comunque sempre di oremus si tratta ora che gli avversari dell’opus dei…