Anno di grazia 2008, sabato a mezzogiorno è stato finalmente inaugurato il rigassificatore di Gnl (gas naturale liquefatto) a Porto Viro. Questo impianto ha ben due primati, il primo è che si tratta del primo impianto al mondo a essere installato off-shore, il secondo è che l’abbiamo atteso per dodici anni.
Verrà posizionato a quindici chilometri dalle coste e, una volta entrato a regime, riuscirà a soddisfare il 10% del fabbisogno italiano di metano: si parla di otto miliardi di metri cubi. Ma non dobbiamo vantarci di nessuno di quei due primati. Il motivo per cui verrà posto a quindici chilometri dalla costa è spiegabile dall’ormai famoso effetto nimby (“non nel mio cortile“). Non è stato facile trovare un comune italiano che accettasse di farsi costruire il rigassificatore in casa, fortunatamente dopo il no di Monfalcone (a metà anni 90) si fece avanti Rovigo.
IMPIANTO DA RECORD – Comunque, per evitare ogni protesta si è deciso di ridurre al minimo l’impatto ambientale e il possibile panico posizionandolo lontano dagli occhi degli abitanti.
L’altro record è dovuto a una serie di problemi che hanno fatto si che il progetto durasse dodici anni, attraversando indenne numerose legislature prima di essere inaugurato. Il primo importante segnale venne da Bersani, quando era ministro, in seguito le cose proseguirono a rilento per poi sembrare irrimediabilmente compromesse quando dopo che in Finanziaria 2007 era stato previsto un fondo statale di finanziamento per la costruzione di nuovi gasdotti e terminali di rigassificazione, lo si volle ridurre cavalcando anche l’onda delle proteste nei vari comuni interessati. Claudio Scajola in un’intervista uscita sul Corriere della Sera incolpa dei ritardi anche i continui passaggi tra governo centrale ed enti locali, dovuti alla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha reso l’energia materia concorrente tra Stato e Regioni. Il ministro (che si consola col taglio del nastro) non ha dubbi, “la politica dell’energia dev’essere competenza esclusiva dello Stato centrale“. Fatto che comunque non eviterebbe né le proteste dei cittadini né l’opposizione da parte degli enti locali, per risolvere le quali Bersani a suo tempo aveva pensato a forme di compensazione diretta ai cittadini. Ma la politica del “no” e i problemi con gli enti locali non sono gli unici motivi che hanno visto prolungare a dodici anni la gestazione di questo impianto.



