15000 abitanti, 4000 disoccupati, 11000 extracomunitari, solo 2000 regolari. Questi i numeri di Castelvolturno. Dove i nuovi boss casalesi stanno cercando di riconquistare il territorio, facendo capire chi comanda ai pochi non allineati.
Il litorale domitio non è altro che una lunga strada che dal Lago Patria porta fino alla foce del Garigliano. E’ la zona di “villeggiatura” del casertano. Villaggio Coppola, Castelvolturno, Mondragone fino a Baia Domitia. Gli italiani del posto li chiamano nigeriani, generalizzando la loro provenienza dall’Africa profonda, ma vengono anche dal Ghana, dal Togo, dalla Liberia. “Siamo ghanesi non nigeriani, scrivilo”, ci
tengono a precisare, ma quando si cerca manovalanza per prostituzione, spaccio, edilizia, non c’è distinzione.
I NUOVI LATITANTI - Un territorio di pochi chilometri quadrati sotto il rigido controllo dei clan camorristici di Villa Literno e Casal di Principe. Quei clan che lo Stato pensava di aver sconfitto con gli arresti eccellenti dei capi, due fra tutti, Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone. Nemmeno troppi mesi fa i soliti annunci del Ministero dell’Interno. Una centrale operativa investigativa a Casal di Principe, nel cuore del problema. Nientedimeno. La risposta non si è fatta attendere. 18 esecuzioni plateali, agguati, intimidazioni, 5 attentati a colpi di kalashnikov nell’ultima settimana ad esercizi commerciali, compreso il Millennium di Ischitella. L’obiettivo è riconquistare il territorio degli ex-boss. Una generazione di latitanti nuova di zecca assoldati dagli imprendibili Michele Zagara e Antonio Iovine. Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Giuseppe Letizia, Oreste Spagnuolo, Emilo Di Caterino, Pasquale Vargas. Nascosti in quei pochi chilometri di degrado, eppure introvabili in quella selva di abusivismo edilizio, strade senza nome, villette abbandonate.
VOGLIONO IL 50% - Una nuova faida stragista colpisce chi non paga il racket o chi non paga la tangente sul traffico di droga. E’ questo quello che hanno pensato gli extracomunitari morti in quella che è già stata ribattezzata la strage di San Gennaro. Di essersi liberati di un clan, di poter gestire da soli. Ma i nuovi boss casalesi hanno subito fatto intendere chi comanda adesso. Fino a ieri prendevano il 20%. Oggi per chi non si allinea è terra bruciata. Eppure non sono tutti spacciatori, gli immigrati di Castelvolturno. C’è pure chi lavora da anni in Italia. Fanno i muratori e nessuna voglia di parlare con i “bianchi”. Hanno paura. Paura della camorra e dello Stato. “Se vai alla Polizia per denunciare sei finito. Non ti credono. Cercano la droga e dicono che siamo tutti spacciatori, così anche quelli che lavorano onestamente sono costretti a subire le violenze”.




sembra un film eppure non lo è!
Interessante, molto a mio avviso, questo:i chiamano nigeriani, generalizzando la loro provenienza dall’Africa profonda, ma vengono anche dal Ghana, dal Togo, dalla Liberia. “Siamo ghanesi non nigeriani, scrivilo”, ci tengono a precisare…
Cocci siamo sempre lì.
Se tu passassi da quelle parti ti sembrerebbe di stare in Africa per la massiccia quantità di extracomunitari, rispetto alla popolazione locale.
Di questi, la maggior parte lavora in condizioni di massimo sfruttamento dalle 10 alle 12 ore al giorno. Chi non ha trovato lavoro o chi voleva delinquere, invece, è stato assoldato dalla camorra.I nigeriani sono quelli che più si sono prestati per le attività illegali, ecco perchè c’è quella generalizzazione un po’ sprezzante
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