Di Girolamo, una ex-An dietro la sua copertura politica?
24/02/2010 - L’ipotesi è al vaglio dei magistrati. I quali pensano che il senatore sia stato aiutato da una componente del partito di Fini a salvarsi dalla prima autorizzazione a procedere, quella di giugno 2008. Per adesso, a quanto sembra, è un’ipotesi
L’ipotesi è al vaglio dei magistrati. I quali pensano che il senatore sia stato aiutato da una componente del partito di Fini a salvarsi dalla prima autorizzazione a procedere, quella di giugno 2008.

Il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo (a sinistra) insieme al boss della 'Ndrangheta Franco Pugliese - Foto da l'Espresso
Per adesso, a quanto sembra, è un’ipotesi soltanto da verificare. Ma i magistrati ci stanno lavorando con attenzione. Verificare l’ipotesi dell’eventuale esistenza di un sistema di coperture politiche di cui avrebbe beneficiato il senatore Pdl Nicola Di Girolamo dopo il suo coinvolgimento in un’inchiesta su presunte irregolarità nella sua elezione nel circoscrizione Europa alle politiche del 2008. Questo il nuovo fronte di indagine aperto dalla Procura di Roma nel quadro degli accertamenti sull’inchiesta su un riciclaggio e una frode fiscale per oltre due miliardi di euro. L’ipotesi di chi indaga è che dietro il mancato completamento dell’iter avviato dopo che il gip Luisanna Figliolia nel giugno del 2008 aveva chiesto che fosse posto agli arresti domiciliari inviato un’apposita richiesta alla giunta per le autorizzazioni del Senato, ci siano state delle protezioni, in particolare di una componente di Alleanza nazionale. Nell’ambito di questa inchiesta la contestazione è di attentato contro i diritti politici dei cittadini e falso per essersi candidato senza essere residente all’estero dichiarando una fittizia residenza in Belgio.
CHI, DOVE, QUANDO – L’indiscrezione, pubblicata dall’Ansa, risponde e approfondisce altre voci che invece avevano chiamato in causa genericamente “esponenti politici di area An“, senza specificare di più. “Il senatore Di Girolamo risulta essere promotore e capo di una associazione per delinquere che ha commesso delitti di eccezionale gravità e ha cagionato all’erario un danno stimabile in oltre 370 milioni di euro” si legge nella richiesta di arresto del Gip, Aldo Morgigni, per quanto riguarda il senatore Nicola Di Girolamo. Il flusso di denaro – scrive il Gip - fatto transitare su conti correnti italiani ed esteri è pari a 2,222 miliardi di euro. Di certo c’è che nella Giunta per le autorizzazioni a procedere che votò una prima volta respingendo la richiesta d’arresto non ci sono donne nel centrodestra. E che all’epoca, quando i membri decisero a maggioranza di negare il permesso, il relatore (ex An), Andrea Augello, votò contro. In seguito, Nicola Di Girolamo si avvicinò in seguito ai deputati siciliani del Pdl. Ma soprattutto a Sergio De Gregorio e alla sua Fondazione Italiani del Mondo, di cui fa parte e con la quale ha partecipato a diversi convegni.
CARTE PORNO PREPAGATE - E c’erano anche tre milioni di carte prepagate per accedere a contenuti porno, in realtà inesistenti tra le attività truffaldine organizzate dai vertici di Fastweb, secondo il gip di Roma. Le carte – chiamate ‘phuncard’ – riportavano un codice unico che, immesso all’ingresso di un sito dedicato, doveva permettere agli utenti di essere identificati quali aventi diritto all’accesso ai contenuti tutelati da diritto d’autore (soprattutto per adulti) per un periodo di tempo indicato sul fronte di ogni carta. Ma in nessuno dei contratti acquisiti, viene rilevato, è stato indicato il sito in questione. Si è poi scoperto che il sito – indicato dalla società produttrice come www.phuncards.com. – è stato creato successivamente all’avvio dell’operazione commerciale, cioè alla prima spedizione delle card. Si è trattato dunque, rileva il gip, di un’operazione di «assoluta fittiziosita», ideata ed eseguita con la piena complicità di manager di primario livello di Fastweb ed anche contro la volontà di coloro che, all’interno della struttura aziendale avevano manifestato più di una perplessità sull’operazione, al punto di disporne la cessazione.” L’operazione in sé“, aggiungono, “non aveva e non ha alcun senso economico se non quello di frodare l’erario“.
COPERTURE POLITICHE PER MOKBELL - In molte delle conversazioni che coinvolgono l’imprenditore Gennaro Mokbel, «inquieta l’esplicito riferimento alle coperture ‘istituzionalI’ che sarebbero state promesse ed attuate nei confronti del gruppo criminale». Lo scrive il gip Aldo Morgigni nell’ordinanza di custodia cautelare a carico dei 56 indagati della maxi-inchiesta per riciclaggio della procura di Roma. «Esplicita – prosegue il gip – è l’indicazione che il sodalizio ha potuto contare sulla copertura di pubblici ufficiali infedeli indicati come i Grigi, colore facilmente assimilabile a quello dell’uniforme della Guardia di Finanza» e di soggetti che avrebbero «fornito al gruppo coperture anche presso altri organi o uffici istituzionalmente interessati. Sarebbe stato anche grazie a tali coperture che al gruppo sarebbe stato consentito di portare avanti ed a compimento l’illecita attività di frode fiscale e riciclaggio su scala così larga». Coperture che consentono al gruppo al cui vertice, secondo gli inquirenti, di avere «un costante aggiornamento circa l’andamento dell’indagine e delle rogatorie» relative a un’inchiesta sul fallimento di una società di Danilo Coppola quando l’avvocato Paolo Colosimo (uno dei 56 indagati) finisce agli arresti domiciliari nell’ambito di tale inchiesta. Elementi che, per il gip, giustificano da soli «la sussistenza di un gruppo estremamente organizzato ed efficiente, esistente da tempo, con capacità di elevata penetrazione nel mondo istituzionale, in grado di controllare i suoi stessi controllori, al cui interno esistono capacità professionali – avvocati e commercialisti – non indifferenti, ed al contempo contatti con esponenti della malavita in grado di progettare ed eseguire anche gravi intimidazioni con uso di armi».
AMICI A DESTRA - Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali emerge, secondo Morgigni, il «desiderio» di politica di Gennaro Mokbel che «trova origine nel suo passato nella eversione di destra. Per lungo tempo lo stesso è stato coinvolto in gravissimi fatti di reato ascrivibili ad esponenti della destra extraparlamentare ed è stato destinatario di provvedimenti cautelari per fatti omicidiari collegati ad azioni di gruppi terroristici di estrema destra unitamente a soggetti (quali ad esempio Carminati Massimo) ancora oggi oggetto di ricerche da parte delle Forze di Polizia. Constano all’indagine anche contatti diretti, non penalmente rilevanti con esponenti quali Francesca Mambro e Giusta Fioravanti che lo stesso Mokbel si vanta di avere aiutato nell’ottenimento dei benefici penitenziari». Nell’ordinanza si ricorda che Mokbel nel maggio del 1994 venne arrestato con Antonio D’Inzillo, «attualmente ricercato in campo internazionale ed esponente di rilievo della ex Banda della Magliana». Il gip cita un sms inviato il 14 maggio 2008 da una cabina telefonica pubblica a un cellulare in uso alla moglie di Mokbel Giorgia Ricci in cui si scrive: «Mokbel finanzia in Africa la latitanza di A. D’Inzillo». Nel corso delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, è inoltre emerso che Mokbel ha contatti diretti con l’esponente della criminalità organizzata romana; inoltre, con la moglie Giorgia, continua a mantenere contatti, sia telefonici che di persona con vecchi esponenti dell’eversione di destra, in particolare Francesca Mambro, indicata come la «Dark», e Valerio Francesco Fioravanti, detto «Giusva». È lo stesso Mokbel, in diverse conversazioni, che dice di essere sempre stato molto vicino ai due soggetti, anche attraverso rilevanti sostegni economici.













un altro bell’intreccio. ci sono ancora dubbi sul fatto che tangentopoli sia mai finita? forse è solo mutato l’umore degli italiani…
Quando pensi che l’eversione neofascista sia materia di studio degli storici ecco che rispunta di nuovo. Manca solo la P2…
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