Matrimoni gay in chiesa? In Inghilterra forse ci siamo
23/02/2010 - Il prossimo 2 marzo un emendamento in discussione alla Camera dei Lord potrebbe schiudere le porte alle unioni in chiesa tra appartenenti allo stesso sesso. Alcuni vescovi anglicani si sono detti favorevoli. Il Vaticano, nel frattempo, prova ad ingerire pesantemente
Il prossimo 2 marzo un emendamento in discussione alla Camera dei Lord potrebbe schiudere le porte alle unioni in chiesa tra appartenenti allo stesso sesso. Alcuni vescovi anglicani si sono detti favorevoli. Il Vaticano, nel frattempo, prova ad ingerire pesantemente nella vicenda.
Molto presto in Inghilterra potrebbe essere consentito alle coppie gay di “unirsi in chiesa“. Questo, almeno stando a quanto riporta l’autorevole giornale londinese The Times, sarebbe stata la decisione presa da alcuni vescovi della chiesa d’Inghilterra e da alti prelati che, di fatto, segnerebbe il superamento del divieto tuttora in vigore nell’ordinamento canonico della chiesa d’oltre Manica.
AMATEVI NELLA BUONE E NELLA CATTIVA SORTE – Alcuni vescovi anglicani si accingerebbero a sostenere un emendamento alla legge sull’Uguaglianza che sarà discussa alla Camera dei Lord il mese prossimo. L’emendamento, se approvato, consentirebbe di “allentare” il divieto legislativo che impedisce il matrimonio delle coppie omosessuali consentendo invece la registrazione delle unioni civili nelle chiese, nelle sinagoghe, nelle moschee e in tutti gli altri luoghi di culto dei vari ordini religiosi. La Chiesa d’Inghilterra, ramificazione del più ampio insieme che forma la cosiddetta “Comunione Anglicana” è, per la verità, molto divisa al suo interno, sia sul tema delle ordinazioni dei preti omosessuali e sia, ovviamente, sulle unioni tra appartenenti allo stesso sesso, tanto è vero che continuerà a mantenere ufficialmente il suo fermo divieto. I conservatori dell’attuale “modello”, del resto, appaiono in maggioranza. Infatti, se il divieto legislativo dovesse essere allentato, così come appare probabile, il provvedimento finirà per essere comunque ignorato da una parte del clero. L’emendamento alla Camera dei Lords dovrebbe essere presentato nei prossimi giorni dall’esponente laburista, Lord Alli, politico dichiaratamente gay.
L’EMENDAMENTO PERO’ PIACE A MOLTI… - I quaccheri hanno chiesto che la legge venga modificata in modo da dare nelle loro cerimonie, lo stesso diritto sia alle coppie eterosessuali sia a quelle omosessuali. Analogo giudizio positivo all’emendamento è venuto pure da vari esponenti della comunità ebraica e da diversi liberali i quali hanno posto l’accento sulla possibilità di avere così finalmente un registro delle unioni civili. L’emendamento di Lord Alli, mitiga il divieto previsto nel “Civil Partnership Act” del 2004. In realtà, anche in caso di sua approvazione, resterebbero intatte molte delle attuali distinzioni tra unioni civili e matrimoni, tuttavia il solo fatto che nella stessa Chiesa d’Inghilterra ci siano esponenti del clero disposti ad assumere un atteggiamento, diciamo così, più “liberal” è senz’altro un fatto senza precedenti. Quando l’emendamento di Lord Alli è stato discusso il mese scorso, la modifica è stata osteggiata dai potenti vescovi di Winchester e Chichester, secondo i quali la modifica al Civil Partnership Act era una pressione inaccettabile per la Chiesa che, mai e poi mai, avrebbe potuto accettare d’offuscare la distinzione tra matrimonio e unione civile. Lord Alli, allora ritirò il suo emendamento nella speranza che la sua modifica fosse stata fatta propria dal governo laburista. Ciò non è accaduto e così è ritornato alla carica. Il momento della verità sarà il prossimo 2 marzo. Ad oggi, il governo laburista del premier Gordon Brown deve ancora decidere se sostenere l’emendamento. Brown vuole evitare un altro scontro con i leader più conservatori della chiesa anglicana. Il gruppo che sostiene i diritti dei gay, Stonewall ha invece dichiarato: “Sappiamo che questa è una questione che assume importanza solo un piccolo numero di persone, ma è importante comunque. E l’emendamento chiarisce che la celebrazione di unioni civili in chiesa è ammissibile“. Per il ministero dell’Uguaglianza (che da noi chiameremmo delle Pari opportunità) il governo sta ancora valutando la questione: “Alcune organizzazioni religiose chiedono il diritto di tenere cerimonie civili in luoghi di culto, quindi è giusto che si parli con loro. Questo è un tema importante che ha bisogno di essere esplorato a fondo e abbiamo bisogno di considerare attentamente le implicazioni e sentire le opinioni di tutti“.
…MA A MOLTI ALTRI, NO – L’emendamento dovrebbe essere fortemente contrastato dall’opposizione dei gruppi cristiani più conservatori. Andrea Williams, della Christian Legal Centre, ha dichiarato: “Quella che oggi viene avanzata come una questione di libertà religiosa sarà utilizzata per eliminare la libertà religiosa in futuro. Del resto gli attivisti di diversi gruppi omosessuali hanno fatto chiaramente capire che non si fermeranno qui. Si tratta di un pericoloso passo in avanti verso i matrimoni omosessuali celebrati in un luogo di culto. Noi siamo fermamente contrari“. La questione ha attirato nei mesi passati anche l’attenzione della Chiesa cattolica. Lo stesso Papa Benedetto XVI è entrato pesantemente in campo nella disputa d’oltre Manica. “Il Papa attacca i Laburisti sulle leggi per l’eguaglianza“, ha titolato qualche settimana fa il quotidiano Telegraph in prima pagina, ricordando come “le parole del Papa giungono in un momento critico, pochi mesi prima delle elezioni politiche. I vescovi inglesi e gallesi dovrebbero pubblicare presto una guida alle questioni che gli elettori dovrebbero prendere in considerazione quando si sceglie un partito, come la vita familiare, l’aborto e il suicidio assistito“. Per il Times inoltre “Nel giorno in cui da Roma arriva la conferma che il Papa verrà in visita in Gran Bretagna, quest’anno, il Vaticano ha lanciato un attacco senza precedenti alle politiche dei diritti umani di Gordon Brown, affermando che minacciano la libertà religiosa, ed esortando i vescovi cattolici a reagire con “zelo missionario“. L’arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, aggiunse la sua voce a questo attacco, descrivendo la nuova legislazione per l’uguaglianza come “ingiusta“. Come si vede è forse ancora presto per cantare “W l’Inghilterra“, ma intanto Lord Alli ci prova…













Anche in Gran Bretagna il Papa ha dimistechezza con i palazzi del potere…
Ci metterà una parola il “convertito” Tony, l’amico Tony, il conferenziere Tony, insomma Tony?
C
Manero?
Premesso che ogni religione fa ciò che le pare entro i limiti di legge, non vedo quale problema ci sarebbe per la libertà religiosa: un cristiano cattolico che continua a seguire le direttive della Chiesa Cattolica, continuerà a non unirsi in matrimonio né in unione civile con una persona dello stesso sesso. Da quel che ho capito dall’articolo (se ho frainteso scusatemi e correggetemi), chiedono solo “il diritto di tenere cerimonie civili in luoghi di culto”. Se perfino volessero sposarli con rito religioso, la legge non ne terrebbe conto -come non hanno valore legale i vari altri sacramenti, se non in casi particolarissimi… per me, se vogliono possono anche celebrare con rito religioso matrimoni tra opossum e scoiattoli. Qui si sta chiedendo allo Stato di estendere un diritto all’istituzione religiosa -quello di fare qualcosa che per legge si può già fare in altra sede. Sbaglio? Quindi chissenefrega, al più dopo la coppia dovrà, come per il matrimonio religioso, firmare in Comune o come cavolo funziona in Gran Bretagna.
Secondo me, la Chiesa Cattolica ha solo paura di “perdere clienti”, volgarmente parlando (mi perdonino i credenti). Sempre più gli Anglicani mostrano di potere e volere fare ciò che la Chiesa Cattolica forse non potrà mai.
A parte tutto questo, sono certo che un simile emendamento sarebbe meno destabilizzante, per le “famiglie unite nel sacro vincolo del matrimonio cristiano”, degli abusi perpetrati ai danni dei loro figli dai sacerdoti. Il solito discorso di pagliuzze e travi che, guarda caso, viene citato nel Vangelo come “Parola di Cristo”, ma non è mai stato appreso dalle gerarchie cattoliche (e spessissimo neppure dai fedeli)…
In questo si vede tutta l’inutilità e l’assurdità della civil partnership.
Cioè… alla fine… bastava fare qualche piccola modifica alle norme che regolano l’accesso al matrimonio nella sua forma civile e religiosa che l’uguaglianza era bella che servita già anni fa e, diciamocelo, in maniera più piena: mantenere uno status quo nel quale solo gli etero possono accedere al riconoscimento amato e universale di matrimonio significa continuare a trattare le coppie dello stesso sesso da inferiori. Spero che la Gran Bretagna segua l’esempio delle sempre più numerose nazioni europee che consentono anche a chi è omosessuale di unirsi in matrimonio con il proprio amore. Svezia e Norvegia un tempo avevano una partnership identica a quella che ha adesso l’Inghilterra… entrambi i Paesi l’hanno cancellata sostituendola con l’estensione della libertà di unirsi in matrimonio ai cittadini omosessuali.
Su questo concordo. Purtroppo, come d’altronde conferma l’esempio di Svezia e Norvegia che tu stesso porti, quasi sempre le leggi si adeguano ai cambiamenti e alle nuove necessità della società “a piccoli passi”. Anzi, la stessa coscienza che i singoli cittadini, chiamati a votare, hanno dei cambiamenti della società di cui fanno parte, è parziale e graduale e tende quindi a portare a scelte di voto (nelle elezioni o nei referendum) non congruenti con le soluzioni auspicate o auspicabili per i problemi esistenti.
Probabilmente, in Italia per anni assisteremo a compromessi e dietro-front anche peggiori di quanto sta avvenendo o è avvenuto in altre “nazioni civili”.
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