Economia

Italia, svegliati: i soldi di Bruxelles sono a rischio!

LE DIFFICOLTA’ PER IL 2010 - Ora, abbiamo solo 12 mesi per spendere il resto, circa 13 miliardi considerando i cofinanziamenti nazionali. Questa somma va spesa tutta entro fine 2010, e circa 6 miliardi di euro sono Fondi strutturali. Se non riusciremo a certificare la spesa totale, Bruxelles se li può riprendere. Sembra un’impresa molto difficile, per varie ragioni. Perché dobbiamo assicurare il cofinanziamento nazionale (7 miliardi circa), e quindi dobbiamo avere i soldi in cassa per poterli spendere. Perché le procedure “ordinarie” italiane sono lente, e da anni nessuno provvede a riformarle. Perché le pubbliche amministrazioni, oltre ai Fondi strutturali devono attuare anche i programmi per l’agricoltura, finanziati dal FEASR, il Fondo per lo sviluppo rurale. Sono circa 41 miliardi di euro per la rete rurale nazionale a cui si aggiungono altri miliardi di euro distribuiti alle diverse regioni per i cosiddetti Piani di Sviluppo rurale. Anche qui vale il principio del disimpegno automatico e anche qui ci sono ritardi nell’attuazione, con l’AGEA (organismo che gestisce i pagamenti a livello nazionale) che ritarda i pagamenti agli agricoltori, sia per le procedure complesse sia per “problemi di cassa”. In totale è una massa di risorse che – se ben spese – sarebbero utili al rafforzamento dell’economia italiana e anche un aiuto – in questi tempi di magra – al sistema economico alle prese con la crisi.

APPELLO ALL’ITALIA – Ma nessuno se ne occupa. Questa faccenda sembra una fastidiosa incombenza per tutti, forze economiche e sociali, media, politica. Invece servirebbe, come hanno ricordato gli eurodeputati italiani di tutti gli schieramenti politici, “un impegno comune affinché siano utilizzate le risorse comunitarie disponibili e siano raggiunte le soglie stabilite per evitare i rischi di disimpegno. Ovviamente, anche spendendo bene le risorse. Servirebbe “responsabilizzare e mobilitare tutta la macchina politica ed amministrativa che interviene nell’attuazione dei programmi e velocizzare le procedure di selezione dei nuovi progetti impegnando risorse per una quota rilevante entro la fine di febbraio, cioè prima della fine della legislatura dove si svolgeranno le elezioni regionali, verificando anche la possibilità di rivedere i vincoli del patto di stabilità interno”. Si misura così la distanza tra le chiacchiere, gli show mediatici e la cultura emergenziale e il fare le necessarie riforme della Pa e delle normative sugli appalti. Adesso, emergenza per emergenza, darsi da fare subito per non perdere i fondi 2010. Invece l’Italia sembra ferma. La responsabilità è di chi governa. A Roma, ma anche a livello locale, specialmente nel sud, dove i ritardi sono più sensibili. Perdere questi soldi europei (che non sono un grazioso regalo:vengono dalle tasse pagate dai cittadini europei, quindi anche da noi) per farli spendere in Germania, o in Spagna, o nei paesi dell’est, dove l’amministrazione è più efficiente, non sarebbe un peccato. Sarebbe un delitto.

7 commenti a Italia, svegliati: i soldi di Bruxelles sono a rischio!

  1. Simo

    Fate avere questo articolo a giornali, tv, ministri, regioni, etc.!
    E’ troppo importante utilizzare queste risorse!

  2. Marcello

    Avere i soldi da Bruxelles è faticoso e poi ti chiedono anche conto di come li hai utilizzati. Moduli, scartoffie, business plan… e poi magari ti fanno le pulci anche sui bilanci.

    Molto più semplice prendere i soldi a quelli che hanno perso le elezioni e a quelli che hanno votato questo governo pensando che non li avrebbe fregati. Tanto i tre quarti di loro non sanno nemmeno che esistono, i fondi europei, guardano solo le tv da noi controllate e credono a qualunque fesseria purché si dia la colpa a qualcun altro. Visto con quanta facilità abbiamo criminalizzato indiscriminatamente tutti gli immigrati, legali e non, delinquenti e non?

    Non fa una grinza, ragazzi. Perché farsi fare le pulci dai crucchi quando abbiamo questa mandria di allocchi da tosare?

    Prima di scandalizzarvi, pensateci bene… lo facciamo da quasi vent’anni e i nostri consensi elettorali sono in aumento.

    Nelle democrazie, il popolo è sovrano.

    • Il tuo ragionamento amaro in parte lo comprendo. Ma comunque sia questi soldi (che sono fondamentalmente “nostri”, non dimentichiamoci che l’Italia dà a Bruxelles più soldi di quelli che riceve) non vanno “persi”.

      Proprio perché la “gente” spesso ignora queste faccende (che sono un po’ noiose, è vero, e pur complicate: per questo ho cercato di banalizzare un po’) è bene che – nel piccolo o grande che può fare Giornalettismo – occrre parlarne.

      Il futuro dell’Italia non è né di destra né di sinistra. E anche se tutto sembra perduto, e l’età avanza – come sai – non mi rassegno.

      Ciao

      C.

      • Marcello

        Il fatto è che per utilizzare i fondi europei bisogna essere “sistema”, cosa che l’Italia non è.

        Io non sono rassegnato. Solo che, stufo di rosicare (e di votare pci-ds-pd) ho girato il ragionamento da come migliorare l’Italia (da mettere da parte per il momento) a come capire l’Italia. Intanto capiamo come siamo, troviamo la nostra “identità” come dicono alcuni giovani di destra (tutt’altro che a torto), poi capiamo da che parte stare. Oggi siamo in Europa, il che soddisfa me, te e altri convinti che è bello stare nel club dei “più fighi”, ma magari la nostra vocazione potrebbe essere scoprire di avere più affinità con Turchia e Albania che con Francia e Germania. E essere contenti così.

  3. Pingback: Anonimo

  4. Parlando con diverse persone che aiutano le aziende italiane ad ottenere i Fondi Strutturali Europei in Slovacchia l’opinione è sempre la stessa: le imprese italiane non sono sufficentemente strutturate per ottenere i fondi. Ma nonostante ciò non mancano le storie di imprese che hanno saputo approfittare dei fondi in maniera responsabile e lungimirante (vedi: http://www.italoblog.it/2010/01/un-punto-di-riferimento-finanziario-nella-internazionalizzazione-nei-paesi-dellest-europa-parliamo-con-finest-s-p-a/)

    Non serve assimilarci ad altre nazioni per comprendere l’identità del sistema italia, basta conoscere questi casi e prenderne spunto per eseguire un upgrade
    dello stato attuale dell’italicità..

    • Marcello

      Intanto devi spiegare al 60% degli italiani cosa significa “upgrade”. Poi convincerli che in questo modo saranno più ricchi rispetto a prima. Poi convincerli che la fatica aggiuntiva rispetto a pagare una mazzetta vale la pena (passaggio già più difficile, perché gli levi il gusto del trucco e della scorciatoia). Poi, non perdere la pazienza quando ti accorgi quanto sono superficiali, ignoranti e presuntuosi. Poi trovare qualcuno che rappresenti la tua mentalità negli organi elettivi rappresentativi (mission impossible: da un lato e dall’altro trovi solo populisti piagnoni). Buona fortuna.

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