Economia

Corriere e Repubblica, bilanci deludenti

7 maggio 2008

Rcs e l’Espresso fanno i conti con la riduzione del fatturato, e con un mercato che si contrae sempre più mentre l’on line a malapena pareggia i costi e soffre la concorrenza. Quali prospettive in Borsa?

A guardare le casse e i bilanci di Repubblica e Corriere della Sera viene in mente il proverbio: “Se Atene piange, Sparta non ride”. Oppure, giusto per indugiare nella metafora che nel duopolio dell’editoria italiana le prospettive sono da pianto greco.
Sia l’Espresso che la Rcs hanno illustrato i risultati fino a marzo 2008, proprio l’ultimo mese del trimestre ha segnalato un allarmante calo della pubblicità nell’ordine del 10-15% per l’intero settore. È il primo segnale di una crisi strutturale che potrebbe cambiare la faccia delle due realtà, e dunque dell’informazione in Italia. Vediamo come.

IL PRESENTE- Il calo della pubblicità era atteso e si aggiunge a quello della diffusione di 2-3% annuo (nel 2007 più pronunciato per il Corriere che per Repubblica). Rcs ovvia con la buona tenuta della Gazzetta dello Sport, che sfrutterà i budget pubblicitari connessi a Europei e Olimpiadi, e la diversificazione dei ricavi in Spagna. I manager di entrambi i gruppi hanno preventivato un 2008 di contenimento: fare in modo che la riduzione del fatturato, già visibile per l’Espresso nell’ordine di 10 milioni su 262, non riduca i margini di guadagno in attesa di tempi migliori.

IL FUTURO - Ma i quotidiani sono in entrambi i casi la spina dorsale che rischia di spezzarsi: la strategia di limitare i danni in un anno di “vacche magre” è miope. La Borsa dice che le due aziende hanno perso in un anno metà del loro valore. Il dubbio del mercato è che la pubblicità e le copie non tornino mai, assorbite dalla televisione satellitare (oggi) e da Internet (domani). In poche parole anticipano la fine dei quotidiani generalisti a pagamento. La Free Press ha migliori prospettive perché nelle città intercetta pubblicità territoriale (i centri commerciali fanno la parte del leone) e dal punto di vista dei lettori è ancora più “portatile” di Internet. Previsioni già fatte da anni, ma che per la prima volta nel biennio 2006-08 sono state confermate dai numeri. In questo contesto si rivela un clamoroso errore strategico l’acquisto di Rete A da parte dell’Espresso: 300 milioni per delle frequenze analogiche. Ha pagato al prezzo della “vecchia” televisione per avere gli spettatori e la pubblicità che con un decimo della spesa si ottiene entrando nel bouquet di Sky. Inoltre la società non ha né i soldi, né la volontà di investire in un vero network, da trasformare in due-tre canali che trasmettono sul digitale terrestre (Mediaset sta già occupando quegli spazi). Rcs ha giocato meglio con l’acquisto del Mundo (e lo sportivo Marca) in Spagna: i ricavi nella penisola iberica sono cresciuti in un anno da 356 a 656 milioni, mentre in Italia salivano di appena di 100 milioni. Ma non è la soluzione, visto che il declino della carta stampata si riproporrà anche lì e con tempi simili.

3 commenti a Corriere e Repubblica, bilanci deludenti

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  2. Il passaggio dalla carta al web sarà molto più rivoluzionario di quanto si possa immaginare. Il mercato, che si avvicina molto al concetto teorico di concorrenza perfetta, si frantumerà in centinaia e centinaia di network, molti di piu’ di quelli di oggi. La conclusione? La qualità media del prodotto giornalistico si abbasserà e i redditi saranno quasi nulli.

  3. celestino ferraro

    Siamo alla fase finale della democrazia: l’uguaglianza imposta per legge.
    Tutti leggeranno quello che vogliono, nessuna firma potrà dirsi “eletta” e ciascuno crederà d’essere libero.
    Sarà come per l’automobile che da mezzo di locomozione individuale è diventata una prigione collettiva.
    Aria, libertà, ambiente, cultura, affetti, valori, tutti smarriti nella rincorsa all’eguaglianza che la democrazia pretendeva d’imporci come diritto allo spreco di libertà.
    Le api stanno morendo in tutto il mondo, forse hanno scoperto la libertà.
    Poveri noi!

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