Dopo Bertolaso, Verdini e Letta: le storie che coinvolgono o sfiorano i più stretti collaboratori del premier rianimano tutti coloro che lottano per la successione. Il Presidente della Camera su tutti non si lascia sorprendere. E lancia segnali. Di sfida
Lotta per la successione al Premier, possibile riassetto del partito, malessere per una politica troppo sfacciatamente da “governo del Presidente”: le dimissioni di Nicola Cosentino da coordinatore campano del Pdl e da sottosegretario all’Economia non sono l’unico guaio che in questi giorni Silvio Berlusconi deve affrontare in casa propria. In ballo non c’è solo la Provincia di Caserta, contesa dal fortissimo Pdl casertano di Cosentino e dall’Udc di Ciriaco De Mita. Il ddl sulla protezione civile ha portato a galla ancora una volta tutte le questioni calde del partito berlusconiano.
EMPASSE IN PARLAMENTO - Se da una parte al Cavaliere non vengono poste esplicite resistenze interne nel merito dei provvedimenti via via proposti dalla sua maggioranza, i ribelli non disdegnano sfruttare la votazione delle nuove norme in Parlamento per lanciare segnali di protesta e manifestare il proprio dissenso. Ieri alle 11 in aula era previsto la conclusione del dibattito sulle linee generali, che sarebbe stato seguito prima dal voto delle pregiudiziali di costituzionalità e poi, in assenza di fiducia, per la quale si sarebbe dovuto rinviare tutto di 24 ore, dal voto agli articoli. Ma ieri alla presenza compatta dei gruppi di opposizione facevano da controparte le numerose assenze dei deputati della maggioranza. Ci son volute diverse ore per riempire i banchi degli onorevoli di centrodestra. La situazione ha creato perfino incertezza sulla opportunità di porre la questione di fiducia. Una condizione di empasse che si ripete puntualmente ad ogni appuntamento di un certo rilievo: anche sul collegato lavoro alla Finanziaria e sul ddl sulla competività del settore agroalimentare la maggioranza era andata sotto su alcuni emendamenti e godeva di una maggioranza risicata. Ed anche ieri si è rischiato grosso. I no all’emendamento soppressivo dell’art. 14 del ddl protezione civile (contestato in commissione dal finiano Silvano Moffa) sono stati solo 9 in più dei sì dell’opposizione, a differenza delle altre votazioni nelle quali la maggioranza era sempre passata per circa 30 voti. In assenza di una opposizione numericamente forte, dunque, si coglie l’occasione per sfidare Berlusconi.
FINI SFRUTTA L’OCCASIONE – Gianfranco Fini continua a lanciare stoccate come quell’uscita sulla corruzione (“Chi ruba lo fa per sé”). Il Cavaliere prova ad essere netto, riabilitando il suo pupillo Letta sfiorato anch’egli dalle vicende di corruzione che
coinvolgono l’entourage berlusconiano: “La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta”, ha fatto sapere il presidente del Consiglio, come per avvertire chi già gli tira la giacchetta e gli lancia qualche provocazione. E’ un modo per essere vivo e zittire i dissidenti. Ma i finiani non ci stanno, rilanciano e parlano espressamente di “questione morale”. Tocca a Fabio Granata uscire allo scoperto e mettere, come si suol dire, il dito nella piaga: “Mi sarei autosospeso”, ha affermato ieri riferendosi alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto anche il coordinatore nazionale Denis Verdini, indagato dai pm fiorentini per il reato di concorso in corruzione. Il finiano Granata, lo stesso del tanto discusso ddl sulla cittadinanza, sottolinea la necessità di un diverso organigramma del partito: “Basta col triumvirato”, dice. E spiega: “Dopo le Regionali il Pdl ha bisogno di una guida certa. Per salvaguardare ruolo e prestigio (della Protezione civile, nda) si deve essere severi con quel verminaio di malaffare che sembra emergere attorno alle strutture e alle imprese che hanno avuto rapporti con Bertolaso”.
PROBLEMI PER SILVIO - L’escamotage per dirottare denaro e lavoro bypassando amministrazioni, ministeri, partiti e politici non può certo piacere a chi, o per convenienza personale o convinzione politica, predilige un rafforzamento del ruolo del parlamento, condanna l’abuso di deleghe e decreti da parte dei governi, sottolinea la necessità di non scontrarsi e mettere in discussione l’operato degli organi di garanzia istituzionale, dalla Corte Costituzionale in giù. Anche sotto il profilo strategico per Silvio, quest’ultima inchiesta, davvero non ci voleva.




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