Scudo mediatico: rimpatriato davvero solo il 41% del totale

19/02/2010 - Bankitalia smentisce Tremonti. Solo una parte dei capitali “scudati” è rientrato in Italia. Il restante è stato “riciclato” ma resta ancora all’estero. Intanto, la Procura Antimafia denuncia: “Le holding mafiose, grazie all’anonimato, reinvestiranno quei soldi per creare circuiti finanziari paralleli”.

     
 

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Bankitalia smentisce Tremonti. Solo una parte dei capitali “scudati” è rientrato in Italia. Il restante è stato “riciclato” ma resta ancora all’estero. Intanto, la Procura Antimafia denuncia: “Le holding mafiose, grazie all’anonimato, reinvestiranno quei soldi per creare circuiti finanziari paralleli”.

Ci hanno raccontato per mesi che lo scudo fiscale sarebbe stato una sorta di “male necessario”. Lo stesso premier, Silvio Berlusconi candidamente sosteneva: “In costanza della crisi e del fatto che abbiamo deciso di non mettere le mani nelle tasche degli italiani, l’entrata di nuovi soldi servirà per tutte quelle spese di buonsenso, dall’università alla sanità che oggi invece abbiamo difficoltà a fare“. Dal canto suo il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti si diceva certo che: “La criminalità non si servirà di questo strumento“. In quanto a quei capitali “illegalmente” esportati all’estero, una volta rientrati in Italia – sempre a detta di governo e maggioranza – questi avrebbero contribuito in modo determinante alla ripresa della nostra economia”. Oggi, sia la Banca d’Italia, sia la Procura Antimafia smentiscono nei fatti queste affermazioni.

L’ANNUNCIO URBI ET ORBI - Erano gli ultimi giorni del 2009. Il Mef, sigla dietro cui si cela il Ministero dell’Economia e della Finanza, diramò una nota stampa per annunciare “lo straordinario successo dell’operazione scudo fiscale“. Quasi tutti gli organi d’informazione, senza farsi troppe domande non diciamo “etiche” ma semplicemente deontologiche, riverberarono la notizia. I tg della sera, quelli col massimo ascolto, annunciarono poi come lo scudo fiscale avesse regolarizzato ben 95 miliardi di euro, di cui il 98% era costituito da rimpatri effettivi in Italia”. Numeri che avevano del prodigioso. Non solo, i nostri “mezzibusti” dei telegiornali si affrettarono pure a ricordare come quel 98% sarebbe stato reinvestito, entro breve tempo, nel nostro circuito economico, quasi per avvalorare quell’altro “mantra”, recitato sempre in quei giorni, che ci voleva già fuori dalla crisi, prima e “meglio degli altri”.

UN ESEMPIO DI DISINFORMAZIONE - Le bugie, sì sa, hanno le gambe corte. Così, a distanza di un mese e mezzo, un’altra nota informativa, questa volta proveniente dalla Banca d’Italia e ripresa dall’economista de lavoce.info Maria Cecilia Guerra, spiega come quello del Mef sia stato solo un espediente “per far credere che il 98% dei 95 miliardi scudati fosse davvero rientrato in Italia, pronto ad affluire alle nostre imprese in crisi“. “Il trucco comunicativo consisteva nel giocare sull’ambiguità del termine “rimpatri effettivi”, senza ricordare che essi consistono – spiega la Guerra – di rimpatri veri e propri e di “rimpatri giuridici” i quali, analogamente a quanto avviene per le regolarizzazioni, non comportano alcun disinvestimento di attività estere“. La distinzione fra rimpatri veri e propri da un lato e rimpatri giuridici e regolarizzazioni, dall’altro, è necessaria al fine di stilare le opportune statistiche relative alla bilancia dei pagamenti del nostro paese su cui si basano, per esempio, i dati dell’Istat e quelli della stessa Corte dei Conti. A tale scopo vengono giustamente registrati solo i primi.

BANKITALIA HA FATTO I CONTI - Nei suoi calcoli, il servizio studi e rilevazioni di Via Nazionale, ha tenuto conto di 85 dei 95 miliardi di euro ricordati dal Mef, in quanto la sua rilevazione esclude alcuni beni patrimoniali, le operazioni d’importo inferiore a una determinata soglia: 50.000 o 12.500 euro (a seconda del paese considerato per il rimpatrio) e le situazioni in cui l’effettivo rimpatrio o regolarizzazione delle attività “scudate”, per le quali cioè si è gia versata l’imposta, sia stato differito, come ammesso dalla stessa normativa. Il risultato è stato il seguente. I “rimpatri con liquidazione” ammontano a 34,9 mld di euro, mentre i “rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni” sono pari a 50,3 mld di euro per un totale complessivo, come detto, di 85,1 mld di euro. I rimpatri con liquidazioni, ossia quei capitali effettivamente tornati nel nostro paese, che potrebbero – volendo – essere quindi reinvestiti in attività economiche, ammontano soltanto al 41% del totale. Il resto continua a stazionare al di fuori del nostro paese.

E LA MAFIA RINGRAZIA - Pochi settimane fa, il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi ha dichiarato pubblicamente: “Le perduranti difficoltà di accesso al credito, favoriscono fenomeni di usura e scalate alla proprietà di aziende, grazie alla disponibilità di liquidità acquisita illegalmente. Sono due fenomeni molto diffusi elevati nel Mezzogiorno dove, secondo recenti dati, sono a rischio usura 500 mila famiglie e 600 mila piccoli imprenditori“. Sulla scorta di quest’affermazione, il procuratore Antimafia, Alberto Cisterna ha lanciato il seguente allarme: “Questo terzo scudo fiscale è dedicato a capitali che hanno cercato, con successo, soprattutto di sottrarsi all’imposizione fiscale“. Agiungendo poi: “Quel che interessa il Mezzogiorno non è tanto la quota spettante del “tesoretto” sanato quanto il pericolo che lo scudo fiscale si risolva a favore del crimine organizzato e vada ad alimentare circuiti di usura e di appropriazione di aziende in difficoltà“. E ancora: “È improbabile che lo scudo fiscale faccia rientrare capitali nel Mezzogiorno utili per sostenere la sua economia. È invece possibile che holding mafiose, approfittando dell’anonimato che caratterizza il provvedimento, approfittino dell’opportunità di poter utilizzare patrimoni “parcheggiati” all’estero e ora, “sdoganati” a costi risibili, per creare circuiti finanziari paralleli“. Dichiarazione, come si vede, che smentisce il disarmante ottimismo succitato del ministro Tremonti. Un proverbio siciliano ammonisce: chi è orbo, sordo e tace, vive cent’anni in pace. In molti, sembra, si sono subito adeguati.

     
 

14 Commenti

  1. Calvin scrive:

    Mi stupisce che qualcuno si stupisca che un governo (qualsiasi) faccia propaganda del successo delle proprie operazioni :) Per il resto questa frase

    I rimpatri con liquidazioni, ossia quei capitali effettivamente tornati nel nostro paese, che potrebbero – volendo – essere quindi reinvestiti in attività economiche, ammontano soltanto al 41% del totale. Il resto continua a stazionare al di fuori del nostro paese.

    è misleading, mi spieghi perché non dovrei riuscire ad investire soldi da Lussemburgo all’Italia? io l’ho fatto giusto ieri e non è venuta la finanza a bussarmi alla porta!

    • Leftorium© scrive:

      Premetto che mi sto mordendo la lingua per trattenere le risate :D

      Provo a risponderti così… Forse perché il governo più che propaganda ha fatto semplice disinformazione? Non è rientrato il 98% come dichiarato quel 29 dicembre del 2009 ma solo il 41% di quei capitali (illegali, è bene sempre ricordarlo) che stanziavano all’estero. Meno della metà, quindi. Che poi la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta si dimostreranno più capaci di te a metterli in breve tempo nel circuito economico e favorire la ripresa (delle loro attività, s’intende) lo trovo persino scontato.

      • Calvin scrive:

        Scusa ma a parte le questioni di principio che sono tanto belle, ma cosa importa a noi? Che i soldi siano dichiarati in modo che l’erario faccia cassa (tanto per non nasconderci dietro ad un dito). Fine. Che con la regolarizzazione sia più facile investirli in Italia è vero – ma per investirli in Italia adesso ci vuole il vero coraggio – ma non c’entra niente che siano depositati presso Banca PincoPallo Italia SpA o presso Banca PincoPallo Lux SA. A meno che non abbiano rimesso all’interno dell’UEM le restrizioni alla circolazione dei capitali, ma non mi sembra…

        • Leftorium© scrive:

          Perché quei soldi “rimessi in circolo” in Italia sono soggetti al Fisco Italiano e non lussemburghese. Ci devi pagare le tasse. Se col tuo capitale che hai in una banca del Benelux, ci compri un capannone industriale a Rovigo, paghi le tasse al Fisco italiano. Ecco perché più della metà è rimasto altrove (dove magari è investito in attività regolari che generano ricchezza sul posto) e non è tornato in Italia contrariamente alla propaganda del governo che voleva, invece, che quei capitali sarebbero stati un volano per la ripresa economica italiana (non estera).

          • Calvin scrive:

            Ripeto: che i capitali siano in Italia o dove ti pare in Europa non cambia niente. Se c’e’ un’opportunità d’investimento in Italia i soldi li puoi investire da Roma come da Berlino come da Bruxelles. Cosi’ come i capitali rientrati in Italia li puoi investire in un capannone a Rovigo come sulla Borsa di Hong Kong! Quindi che siano rientrati o meno in Italia è IRRILEVANTE! Capito il mio punto?

            Poi il Governo ha fatto sicuramente propaganda, ma di cosa ci stupiamo? Sono politici, il loro lavoro è vendere fumo :)

  2. direttore minchiolini scrive:

    “Io difendo lo scudo fiscale del mio padrone che ci permette di reinvestire tanti bei soldini (e se sono mafiosi beh, poco importa) e voi siete sempre i soliti giornalettisti disfattisti…”

    Purtroppo i giornalettisti non vanno in prime time :)

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  6. Leftorium© scrive:

    Calvin cambia. Quei capitali sono stati portati “illegalmente” all’estero, tanto è vero che molti reati fiscali sono stati “sanati” per favorirne proprio il rientro.

    http://www.giornalettismo.com/archives/39896/lo-scudo-forse-sara-un-flop-ma-intanto-rende-impuniti/

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  9. strababaus scrive:

    Capannone a Rovigo?
    Se serve contattatemi

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