Minzolini scodinzola ancora!

18/02/2010 - Altro editoriale del direttore del Tg1, stavolta contro le intercettazioni sbattute in prima pagina. Giusto in tempo per la riproposizione del Ddl per frenarle, e con esse le indagini, al Senato annunciata da Berlusconi. “Le allusioni prendono il posto dei

     
 

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Altro editoriale del direttore del Tg1, stavolta contro le intercettazioni sbattute in prima pagina. Giusto in tempo per la riproposizione del Ddl per frenarle, e con esse le indagini, al Senato annunciata da Berlusconi.

Le allusioni prendono il posto dei fatti, e il motivo è semplice: siamo in piena campagna elettorale per le regionali. Così come alla vigilia delle europee scoppiò lo scandalo delle escort. Tutto finirà, ma l’immagine del paese sarà danneggiata. Anche noi italiani non avremo nessun risarcimento“. Augusto Minzolini colpisce ancora, e dedica un editoriale alla “barbarie” delle intercettazioni, come l’ha definita proprio ieri il premier Silvio Berlusconi. E’ una vergogna, dice Minzolini, che i brogliacci finiscano sui giornali pieni di omissis e dei commenti dell’appuntato di turno. “Basta con questa gogna mediatica prima del voto“, dice ancora il direttore.

LE INTERCETTAZIONI NON SONO PROVE – “Le intercettazioni non sono prove“, eppure sono alla base di una “condanna mediatica” le cui vittime pagano già “la loro pena davanti alla società“, prima del verdetto dei giudici, cosa che “può accadere anche a Bertolaso“, aggiunge Minzolini le intercettazioni sono strumenti di indagine, non sono prove, e lo sanno bene anche i magistrati. Al telefono si usa un linguaggio diverso rispetto a quello che si userebbe davanti a un pubblico ufficiale, ma non si può condannare una persona per un aggettivo se non c’è una prova“. Questo, tuttavia, “non accade in virtù di una sorta di condanna mediatica – aggiunge il direttore del Tg1 - che deriva dalla pubblicazione delle intercettazioni. E il condannato mediatico, se pure dimostra la sua innocenza davanti a un tribunale, la sua pena la sconta già davanti alla società. Cosa che può accadere anche a Bertolaso“. Tutto ciò, secondo Minzolini, accade perchè “siamo in campagna elettorale e puntualmente le inchieste giudiziarie sostituiscono la campagna elettorale: è successo l’anno scorso con la vicenda delle escort, mentre quest’anno il primo giorno della par condicio siamo stati sommersi dalla pubblicazione di un mare di intercettazioni“.

ALCUNE PRECISAZIONI – Quello che dice Minzolini, come sempre, è formalmente vero: le intercettazioni non sono prove, così come tutto quello che viene raccolto dai pubblici ministeri per sostenere l’accusa non è prova finché non comincia il processo. Fino a quel momento, si chiamano elementi di prova, perché solo il processo è il luogo nel quale la prova si forma. Questo vale però anche per la mannaia con cui l’idraulico ha sterminato la famiglia fino alla quinta generazione: non è una prova finché non comincia il processo, ma nessuno si lamenterebbe se finisse sui giornali. Riguardo gli omissis e le sintesi, Minzolini dovrebbe sapere che queste o vengono fatte dai giudici per “tagliare” le parti non attinenti con l’inchiesta – e quindi per salvaguardare la privacy degli indagati, guarda un po’ – oppure dai giornalisti, come è loro prerogativa. Lamentarsi degli omissis senza indicare dove avrebbe manipolato chi ha usato le forbici è un po’ un nonsense. Non solo: quando le intercettazioni finiscono sui giornali, come in questo caso, è perché qualcuno gliele fornisce. Qualcuno chi, il PM? In questo caso sono state invece coloro che hanno avuto accesso agli atti a fare la soffiata, e tra essi ci sono sicuramente “manine” affezionate agli imputati, come chi li difende. L’interesse al caos nelle indagini è infatti trasversale, mentre l’accusa ha poco interesse a trovarsi in mezzo alle polemiche, specialmente quando, come la procura di Firenze, sa che i procedimenti saranno spostati.

COSA DICE IL DDL – E forse è il caso anche di ricordare cosa dice il Ddl ai più smemorati, sul punto. L’articolo 3, riguardante i limiti per le intercettazioni telefoniche e ambientali, si è detto già tutto: alza da 5 a 10 anni la pena prevista per poterli utilizzare, tranne che per i delitti contro la pubblica amministrazione (grazie al pressing della Lega, altrimenti malversazione e concussione sarebbero rimasti fuori). Interessante che il PM non potrà più disporre la pubblicazione di atti d’inchiesta (art. 10), anche se questo dovesse rivelarsi necessario all’indagine che si sta svolgendo (pensate ad un rapimento…). E l’articolo 12, che riporta tutte le esimenti nel caso che ad essere coinvolto in un reato sia un prete. Ma il più divertente è l‘articolo 15, che riguarda ancora una volta la stampa - chi ha scritto questa legge deve avere una particolare ossessione. La rettifica che chi finisce agli onori delle cronache è solito inviare di default – come se questo fosse una specie di obbligo morale, anche nei mille casi in cui non si smentisce nulla – deve essere pubblicata senza replica da parte del giornalista. “Se domani qualcuno finito in prigione scriverà a un giornale dicendo di non essere mai stato arrestato, la sua missiva dovrà essere pubblicata per forza, senza nemmeno poter ribattere: ‘Cari lettori, guardate che questo signore ci sta scrivendo da San Vittore’”, dice Peter Gomez sempre su L’Espresso.

(immagine da Controcorrentesatirica)

     
 

31 Commenti

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  2. rebyjaco scrive:

    Un giorno vedremo Minzolini con la camicia “”verde”". Presto potremo assistere all’attacco di DON SILVIO a tutto quello che rappresenta la giustizia e la Democrazia, ma come, direte VOI, che cosa ha fatto fino ad oggi? POCO, a confronto di quello che farà nei prossimi giorni, basta che “”parli poco”" per alcuni giorni e i sondaggi se ne vanno ai minimi, se non martella tutto il giorno, anche i più “”scemi”" hanno il tempo di riflettere. Comunque, ne vedremo delle belle prima delle Elezioni. NON ho capito una cosa, ma, il partito dei ladri e l’unione dei carcerati, si sciolgono? Se gli inquisiti e i “”ladruncoli”" si devono dimettere, chi ci rimane?

  3. tommy scrive:

    chi difende minzolini si chiarisce da solo…se fede fa onore al suo nome scadendo sul ridicolo e diventa pur lui pateticamente scandaloso-ridens, per minchiolini non si puo’ dire la stessa cosa…rivedetevi su you tube quello che diceva a proposito della liberta’ dei giornalisti….FABIO CHE S’ADDA FA’ PE’ CAMPA’…IL BERLUSCONISMO NON E’ UNA IDEOLOGIA MA UNA DECADENZA MENTALE!!!!

  4. Ossurgae scrive:

    Sono costernato capisco l’esigenza di dare soddisfazione al proprio protettore ma esiste anche la morale e un orgoglio professionale. Minzolini deve ricordare che appartiene ad una azienda pubblica e non deve arringare gli utenti con discorsi unicamente di parte. Siamo forse ritornati ai tempi della DC? Gli altri giornalisti del TG1 perchè non si ribellano a tale stato di cose? Sono forse d’accordo con Minzolini? Sta di fatto che il TG1 sta perdendo ascolti e ciò non fa bene ad un servizio pubblico.

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  6. Il Jester scrive:

    E’ curioso l’utilizzo della parola “esimente” riferita all’art. 12, il quale in verità parla semplicemente di un obbligo di comunicazione alle autorità ecclesiastiche laddove a essere coinvolto in un’intercettazione sia un ministro del culto cattolico. Non vedo alcuna esclusione di responsabilità penale, visto che l’esimente è un termine che fa riferimento proprio all’esclusione di una qualsivoglia responsabilità sotto il profilo penalistico.
    Sull’art. 15, c’è chiaramente un’interpretazione distorta della modifica, perché evidentemente a qualcuno conviene così. Si parla di esclusione di commenti (letteralmente: “senza commento”), suggerendo di fatto solo l’esclusione di valutazioni di tipo soggettivo. In un sistema normativo coerente che considera il diritto di cronaca come diritto costituzionalmente garantito, dall’ambito operativo della norma viene logicamente espunta qualsiasi descrizione oggettiva di una situazione reale. Riferendomi all’esempio fatto dall’autore dell’articolo, l’art. 15 non verrebbe applicato, perché la permanenza in carcere non è un’opinione e non è certo un commento, quanto una constatazione oggettiva della realtà.
    Infine su Minzolini. Constato come qui ci si scandalizzi tantissimo del giornalista e delle sue opinioni (condivisibili o meno che siano: non ne faccio una difesa a oltranza del giornalista, intendiamoci); critica che si pone addirittura al limite dell’offesa gratuita e fuori luogo. Ma mi chiedo: non viviamo in un paese dove vige la libertà di opinione?, oppure questa libertà è limitata solo ad alcuni (es. Santoro e Travaglio che utilizzano e a mio avviso abusano dello stesso servizio pubblico usato da Minzolini per i suoi “pistolotti”)? In un sistema democratico coerente, se si invoca la par condicio e la terzietà del servizio dell’informazione pubblica, allora dovrebbero essere cancellati dai palinsesti RAI, Annozero, Ballarò e dovrebbe essere azzerata la redazione del TG3. Ma come ben si vede, questi ultimi esempi sono considerati espressione della libertà di stampa e di opinione, mentre chi non si conforma alle opinioni di sinistra o sta zitto (Minzolini) è solo un lacché. Complimenti, vedo che tutti qui hanno capito quale sia la portata e il significato profondo dell’art. 21 Cost.

  7. laura scrive:

    E’ ormai da molto tempo che mi rifiuto di seguire i Tg di rai uno. Minzolini mi infastidisce e spero che presto anche per lui arriverà la resa dei conti, almeno nella TV pubblica. Son oltremodo contenta che negli stessi orari del TG uno sia arrivato Mentana, per fortuna un pò di seria informazione, ne aveamo bisogno!.

  8. jennyfer scrive:

    spero che lasci la rai

  9. daria scrive:

    anche io lo spero ma al piu’ presto

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