Se gli italiani avessero buona memoria, probabilmente i centri studi dovrebbero chiudere. Siccome così non è, possono cercare di sfangarla quelli di Confindustria, che ieri hanno distrutto la manovra finanziaria del ministro Giulio Tremonti – presente al dibattito – e, con essa, anche i complimenti che aveva fatto il suo presidente, Emma Marcegaglia. La quale, alla fine di giugno, tesseva le lodi della manovra economica: “La nostra è una valutazione complessivamente positiva. Ci piace il metodo e la logica di avere piu’ efficienza e meno burocrazia nella macchina dello Stato”. Non la pensano per nulla così i professori che la Confindustria finanzia per analizzare nel dettaglio – i presidenti, si sa, parlano a braccio… – le Finanziarie dei governi. Nello specifico, per quei tecnici (che la Confindustria finanzia, ricordo) “La crescita italiana, nel 2009, risentirà dell’effetto restrittivo della manovra triennale di finanza pubblica varata dal Governo, che sottrarrà 0,3 punti percentuali alla dinamica del Pil. L’impatto, secomdo il rapporto di Confindustria, attenuerà le ricadute positive dovute al calo del prezzo del petrolio, al rilancio della fiducia e a misure positive come abolizione dell’Ici e detassazione degli straordinari.”. In parole semplici, dicono che quella varata da Tremonti è una manovra che deprimerà l’economia, frenando sulla crescita complessiva per 0,3 punti percentuali. Il che non è poco per un governo e un ministro che puntavano tutto sulla crescita e sul benessere. Ma i professori si spingono oltre: nonostante il prezzo del petrolio sia calato, la fiducia in miglioramento, l’Ici sparita e gli straordinari detassati, l’impatto della manovra lo attenuerà. Poi continuano: “La manovra triennale del Governo poggia per oltre quattro quinti su misure di contenimento della spesa primaria. Per il Centro studi di Confindustria, di una doppia sfida, mai ruscita prima in Italia, e comporta un’inevitabile alea di sovrastima, oggi non valutabile, dell’efficacia degli interventi”. E qui dicono: programmate di tagliare la spesa primaria dello Stato? Ok, ma considerate che non c’è mai riuscito nessuno, e forse ne avete sovrastimato gli effetti. ovvero pensate di risparmiare più di quanto risparmierete. E poi arriva la mazzata finale: “Il rischio è quello di dover ricorrere a nuove misure fiscali, acuito dal passaggio del federalismo fiscale. C’è il rischio di una sottostima delle erogazioni che si renderanno necessarie per completare le opere pubbliche già in cantiere e per mettere mano a quelle promesse”. Nell’ordine sta dicendo che a) rischiamo aumenti delle tasse b) non ci sono i soldi per le infrastrutture, o almeno non tutti.
E qui, delle due l’una: o Luca Paolazzi e i suoi tecnici stanno esagerando e non sanno quello che dicono perché sono pregiudizialmente contro il governo, o la Marcegaglia si sbagliava quando lodava la Finanziaria. E’ anche vero che le previsioni di Confindustria spesso sono tendenzialmente “pessimiste” rispetto a quelle dei governi – per ovvi motivi: solo nell’era di Antonio D’Amato si fece qualche eccezione – e qualche volta ci prendono in pieno. In più, l’Istat - che fino a prova contraria è indipendente – non è che sparga ottimismo quando ricorda che nel nostro secondo trimeste il pil è calato dello 0,3% rispetto al trimestre e dello 0,1% su base annua. Insomma, mi sa che la Marcegaglia si sbagliava. Anche perché lo stesso centro studi stima una crescita negativa nel 2008 dello 0,1%, e qui Tremonti s’è arrabbiato ieri: “Sulle stime tacciano gli economisti. E’ prudente non tenere conto di quello che dicono. Quello che trovo più grave è che non hanno detto quello che stava succedendo perchè non avevano capito (si riferisce alla crisi dei subprime, ndr). Ora guardano alle cause. La colpa è della globalizzazione che è stata fatta troppo in fretta e a debito”. Ovviamente, molto poco di quanto ha affermato Tremonti è vero: di crisi, di moral hazard, di pericoli di instabilità, di troppa “carta“, di fallimenti si parla invece da moltissimo tempo. Ma è quantomeno originale che un ministro a cui si fanno critiche motivate e a cui si chiede se la crescita va male, venga da rispondere soltanto di stare zitti agli altri. Potrebbe essere che sia uno che la sa lunga. Ma l’esperienza ci dice che a questo Harry Potter nei precedenti quattro anni all’Economia di miracoli non è che ne siano riusciti tantissimi. Anzi, ha pure “confessato” nel Dpef che per altri 5 anni non ci saranno delle tasse. Insomma, un ministro dell’Economia può rispondere “zitti” a qualcuno che gli chiede dello stato dell’economia? E una come la Marcegaglia, la prossima volta che deve dare un giudizio sulla Finanziaria, non può prima almeno farsela leggere? Così, giusto per evitare figuracce.
Poi ci sarebbe da parlare di Alitalia, se non fosse un argomento assai inflazionato. Ebbene: dicono i rumors che al funerale c’erano molti che ridevano sotto i baffi. Colaninno e Sabelli erano affranti, e si capisce perché: era la loro grande occasione. Corrado Passera aveva fatto del piano Fenice il trampolino di lancio per le sue ambizioni, cui stava stretta la Banca Intesa di Bazoli. “Aria sorniona quella di Tronchetti che seguiva sul telefonino le reazioni del suo blitz in Mediobanca. con il vestito della domenica Francesco Caltagirone Bellavista, moscio e sempre più nervoso verso il defilato Tremonti l’immancabile Bruno Ermolli“. Insomma, di addoloratissimi, tra gli imprenditori ce n’erano pochi. Toto, forse, starà sudando freddo perché la cordata se ne va ma i debiti con Intesa restano, e le banche – si sa – hanno ottima memoria. Gli altri, i vari Gavio, Benetton, Marcegaglia, i meno legati a Berlusconi, avranno tirato tutti un sospiro di sollievo. Anche perché la trattativa pare proprio finita, non è previsto un piano B. Anche se io continuo a non crederci… La vignetta di oggi è uno scambio di battute:
E a proposito di Facebook, ricordiamo urbi et orbi che questo è un sito aperto alle collaborazioni esterne. Chiunque può segnalare notizie – anche scrivendo alla email (giornalettismo@gmail.com) – oppure entrare in redazione in pianta stabile, per darci una mano (troviamo qualcosa da fare a tutti, siamo peggio dei piani per la piena occupazione delle dittature), oppure ancora segnalare il suo sito/blog nel Network. Giornalettismo: the next big thing… trema, Facebook!




A Tremonti bisognerebbe regalare qualche testo, dove si spiega bene come mai i politici finiscono per avere consiglieri economici che o dicono quello che i politici vogliono sentirsi dire, o hanno idee troppo simili a quelle dei politici. Poi finisce che il danno arriva e i politici per non farci brutta figura se la prendono con chi non ha urlato abbastanza da essere preso in considerazione da loro. Ora, quando si accorgera’ della recessione in Italia, quando non basteranno i soldi, quando dovra’ alzare le aliquote, a chi dara’ la colpa?
A Tremonti bisognerebbe regalare qualche testo. Punto.
Ah, non hanno un lato B?! Male, male…