Calciopoli, il New York Times “assolve” Moggi

17/02/2010 - Il quotidiano americano ci prende un po’ in giro per le chiacchiere da bar dello sport dopo Napoli-Inter e prende lo spunto per parlare del processo in cui è implicato l’ex direttore generale della Juventus. “Monday morning quaterbacking“, ovvero chiacchiere

     
 

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Il quotidiano americano ci prende un po’ in giro per le chiacchiere da bar dello sport dopo Napoli-Inter e prende lo spunto per parlare del processo in cui è implicato l’ex direttore generale della Juventus.

Monday morning quaterbacking“, ovvero chiacchiere da Bar dello Sport del lunedì, aveva detto Hillary Clinton a proposito delle critiche di Guido Bertolaso alla gestione dell’emergenza di Haiti da parte degli americani; e qualche tempo dopo il New York Times sembra proprio volerci ritornare per descriverle, le chiacchiere da bar degli italiani sul loro sport preferito, il calcio.

FOLKLORE NAPOLETANO?Rob Hughes, l’inviato del New York Times, comincia dalla descrizione del clou di Napoli – Inter: la palla che tocca il braccio di un difensore del Napoli, in aerea, e il miglior arbitro di serie A, Roberto Rosetti, che non fischia il penalty per l’Inter. Non ha visto? Oppure ha giudicato involontario il contatto tra la palla e il braccio di Aronica? Non lo sapremo mai, ma da questo momento può partire il “replay senza fine” delle tv italiane, che dedicheranno all’episodio ore di trasmissione e litigi per decidere chi ha ragione e chi torto, sfotte il NYT. Che poi passa a raccontare della manifestazione con tanto di maschere dei tifosi del Napoli contro Pierluigi Collina, l’arbitro più famoso del mondo, contestato allo stadio per le decisioni prese nelle partite precedenti dagli arbitri contro la squadra di De Laurentiis. Finché non entra in scena Moggi.

LUCKY LUCIANO - Il giornalista racconta della partecipazione dell’ex direttore sportivo della Juventus a una trasmissione di Gold Sport, non prima di averne ricordato le condanne della giustizia sportiva per lo scandalo di Calciopoli, e di come sia diventato un grande personaggio televisivo che oggi i media si litigano per avere come ospite. “Tutti questi errori degli arbitri“, dice Moggi secondo il virgolettato del NYT, “dimostrano che gli errori arbitrali ci sono da sempre, e che quindi né prima né dopo Calciopoli gli arbitri che sbagliavano erano corrotti“. E se non c’erano corrotti, non c’erano neanche i corruttori, suggerisce Lucianone, spiegando quindi che basta vedere cosa sta succedendo in questi ultimi tre anni per capire su cosa si sia costruita Calciopoli.

COMPLOTTO CONTRO LA JUVE - Dice sempre Hughes che il suo processo non è mai esistito: è stato solo un’invenzione per fermare la sua Juve, e che il caso è stato costruito su una serie di intercettazioni telefoniche in cui Moggi brigava anche per far rimuovere Collina e Rosetti, i due arbitri considerati troppo “indipendenti”. Questa ed altre “ambiguità lessicali” hanno portato al processo per Moggi, per suo figlio Alessandro e per quello di Lippi, Davide, e a mandare la Juventus in serie B. I “ragazzi” sono stati accusati di violenza privata per aver costretto alcuni giocatori a dare la loro procura alla Gea, e, nota il NYT, mentre i processi sono ancora lontani dalla sentenza definitiva, le contestazioni arbitrali sono rimaste lì a far bella mostra di sé. Moggi è molto richiesto perché non è mai stato uno di poche parole, perché dice che ci sono altri che hanno fatto le stesse cose che ha fatto lui (e sono rimasti impuniti), e perché conosce il calcio meglio di quelli da cui è stato rimpiazzato. E dà conto delle critiche feroci di Lucky Luciano all’attuale dirigenza e proprietà della Juventus, che non l’ha difeso prima e adesso si trova a non riuscire a vincere comunque, per incompetenza. Poi passa a ricordare le critiche al calcio italiano e alla sua manifesta inferiorità rispetto a quello europeo (nella Champion’s, pronostica, una sola squadra passerà al massimo il turno) e le difficoltà della Nazionale, per la quale sarà impossibile bissare in Sudafrica il successo ai mondiali tedeschi. Insomma, il NYT dà quasi ragione all’ex direttore sportivo, tanto che alla fine si chiede se le sue sono soltanto le chiacchiere di un anziano ormai ex, oppure le frecciate di un intenditore che dicono solo grandi verità. Il tempo, i risultati e le sentenze ci daranno la risposta.

     
 

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