Betulla’s story

di - Elementi per una biografia di Renato Farina, ovvero il Dreyfus che ha portato Sallusti ad essere condannato per diffamazione ed omesso controllo? Ripercorriamo la vita dell'ex giornalista dal suo ingresso a "il Sabato" fino alle ultime vicissitudini passando per una carriera caratterizzata da molti, troppi lati oscuri

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Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi iddio. Chissà se Renato Farina avrà pensato a questo adagio subito dopo l’affermazione di Vittorio Feltri il quale, seduto su una candida poltrona di Porta a Porta, incalzato da Luca Telese, ha detto a telecamere aperte: “Avevo sperato che avesse lui il coraggio di farsi avanti. Adesso questo nome voglio farlo io, lo fanno molti. Ma è bene che sia conosciuto da tutti: si tratta di Renato Farina”.

“UN VIGLIACCO” - E chissà cosa avrà pensato al momento della lettura della ricostruzione “off the records”, quando un Feltri in forma smagliante lo ha accusato di vigliaccheria: “L’ho difeso tutta la vita, speravo che avesse un minimo di coraggio, invece è un vigliacco. Speravo si prendesse le sua responsabilità. Non si è verificata né l’una cosa né l’altra”. Secondo alcune fonti ben informate, il discorso di Farina alla Camera nel quale si assumeva la paternità dello pseudonimo Dreyfus, era già bello che pronto prima ancora della rivelazione di Feltri, il quale ebbe anche a dire: “Se mi avessero telefonato glielo avrei detto”.

ACCUSE DIFFUSE - Peccato che a quanto pare si trattasse di un segreto di pulcinella, visto che nell’ambiente lo sapevano già in molti, vedi il sottile calembour di Marco Travaglio con la F di farina bella maiuscola. Peccato anche che l’ambiente abbia accolto questa rivelazione tardiva con il rumore fragrante dei pesci in faccia. A partire dall’”infame” mollato lì a bella posta da Enrico Mentana su Twitter fino ad arrivare alle considerazioni del Giornale, quotidiano costretto a subire con tristezza e sconforto le dimissioni del loro amato Direttore: “Dopo 5 anni e tre gradi di processo, finalmente Dreyfus ha gettato la maschera”.

QUANTE COSE E’ STATO FARINA - Non stiamo parlando di un personaggio come gli altri. No. Stiamo parlando di Renato Farina, uno dei giornalisti più discussi degli ultimi anni. Fu il primo a sapere della liberazione dei tre italiani rapiti in Iraq, con il quarto, Francesco Quattrocchi, ucciso dai miliziani pro Saddam Hussein. Fu collaboratore dei servizi segreti e venne condannato per favoreggiamento nell’ambito dell’indagine sul rapimento di Abu Omar. Fu radiato per questo dall’Ordine dei Giornalisti, ritrovandosi però comodamente in Parlamento, istituzione nella quale ha recitato il mea culpa sicuro di non correre più alcun rischio sia per la sua immunità sia perché la condanna di Sallusti, confermata dalla Cassazione, non può più essere rivedibile. A meno di una revisione del processo alla quale però l’ex direttore del Giornale non sembra essere interessato.

L’INIZIO AL SABATO - Questo è Renato Farina, e forse molto altro ancora. Ma andiamo con ordine, ricostruendo la nascita del “mito”. Laureato all’Università Cattolica di Milano ed entrato nel 1978 nel settimanale “Il Sabato”, fondato da alcuni giornalisti aderenti a Comunione e Liberazione dietro una brillante intuizione di Roberto Formigoni, con Silvio Berlusconi tra i principali finanziatori. Sotto il grido di “Amore e fedeltà all’essenziale cristiano. Insopprimibile gusto della libertà in tutto il resto”, il giovane Farina alternò servizi eno-gastronomici ad argomenti più profondi come le apparizioni della madonna di Medugorje.

UN SECONDO LAVORO DA MEDIATORE - La svolta giornalistica arrivò nel 1994, con Vittorio Feltri direttore de Il Giornale. Renato intanto continuava ad intavolare rapporti di mediatore diplomatico, come spiega Zam, in vari contesti geopolitici. Nel 1987 avrà a che fare con l’Eritrea, nel 1990 toccherà alla Guinea – Bissau. Nel 1998 va a Cuba mentre l’anno dopo, in Kosovo, diverrà un elemento di raccordo tra Ljubiša Ristic, plenipotenziario di Slobodan Milosevic, e Governo italiano. Dicevamo, mentre la sua carriera internazionale viaggia a gonfie vele, nel settore giornalistico inciampa non poco. Il Sabato chiude, così si trova a spasso.

L’INGRESSO AL GIORNALE - Feltri, che ha assunto la direzione da Montanelli dando un taglio più “feroce” al giornale e raddoppiando le vendite, lo assume come redattore ordinario. Successivamente diventa inviato. Del resto scrive come pochi in Italia e la sua capacità di osservazione, che tante fortune gli crea nella sua vita parallela, lo aiutav non poco nel lavoro. Un uomo così non può non essere ambizioso, tanto che arrivò a chiedere a Feltri, come dice Michele Brambilla su La Stampa, di farlo vicedirettore. Feltri lo accontenta, prima di lasciare il Giornale.

ANNUS HORRIBILIS - La coppia si riunisce nel 1999, a QN, e più precisamente al Resto del Carlino. Qui s’incontra con Alessandro Sallusti, giramondo del giornalismo, già vincitore di un Premiolino e cronista di assoluto talento. Nel 2000 Feltri, personaggio inimitabile e Farina, penna sopraffina, fondano Libero, con Farina vicedirettore. Tutto filò senza problemi fino al 2006. E fu questo l’annus horribilis del genietto di Desio. La magistratura iniziò ad indagare sul suo conto per svelare quelli che sono i suoi rapporti con i Servizi Segreti militari, ovvero il Sismi, con il giornalista che ammise di aver collaborato con l’organizzazione fin dal 1999.

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1 Commento

  1. AFMcrime scrive:

    Allora: la LEGGE prevede il diritto di ispezione per i parlamentari, e prevede possano essere accompagnati. La legge NON specifica i criteri per poter accompagnare il parlamentare. Lo fa una circolare ministeriale, che però NON è una fonte giurisprudenziale: non si va in galera a seguito di una cricoalre del ministero. L’effetto della circolare è quella che l’accompagnatore può essere respinto all’ingresso, al massimo. Il problema è che il genio Farina ha firmato una carta in cui affermava che il tronista fosse un suo collaboratore: falso in atto pubblico. Pertanto i radicali hanno ragione: la legge non dice chi può o non può entrare. E la circolare in tribunale non vale niente.

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