Navi dei veleni: “Io so e ho le prove”

16/02/2010 - ALTRI ABUSI -Il giornalista racconta che il suo interessamento alla vicenda delle navi dei veleni si è riacceso dopo aver assistito, in Calabria, alla conferenza stampa che il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha tenuto sulla vicenda della Cunsky. Nell’ottobre

     
 

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ALTRI ABUSI -Il giornalista racconta che il suo interessamento alla vicenda delle navi dei veleni si è riacceso dopo aver assistito, in Calabria, alla conferenza stampa che il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha tenuto sulla vicenda della Cunsky. Nell’ottobre dello scorso anno, il pentito Francesco Fonti ha rivelato che a largo di Cetraro erano presenti delle navi contenenti sostanze pericolose. Fra queste vi era anche la Cunsky con dentro 120 bidoni di scorie radioattive. Secondo la versione del governo invece, il relitto dell’imbarcazione che si trova davanti alle coste calabresi è del Catania, un mercantile affondato durante la prima guerra mondiale. Ma il giornalista, che ha avuto accesso alle fonti della marina militare italiana, è in grado di dimostrare che il Catania è stato affondato il 4 agosto del 1943 nel porto di Napoli. Proprio questo depistaggio ha spinto Lannes a mettere insieme un pool di giornalisti, in Italia e all’estero, che sta cercando di identificare tutte le navi già individuate nei fondali italiani. Lannes infine ha anche anticipato alcuni dettagli della sua ultima inchiesta. Due anni fa, racconta il giornalista, ha chiesto alla SOGIN (società controllata dal Ministero del Tesoro e incaricata, nel 1999, di smantellare gli impianti nucleari in Italia) l’autorizzazione per visitare alcune centrali. Non avendo ricevuto risposta, si è recato a Caorso, in provincia di Piacenza, sul Po, dove si trova la più grande centrale nucleare italiana. Eludendo senza difficoltà la sorveglianza, è riuscito ad introdursi nello stabilimento con tre macchine fotografiche e a documentare quanto stava accadendo: «a smantellare la centrale c’erano dei camion della ECOGE s.r.l, con sede a Genova e di proprietà della famiglia Mamone. Dai rapporti della DIA (Direzione investigativa antimafia), a partire dall’anno 2002, risulta che i Mamone siano organici alla ‘Ndrangheta. Il loro compito era quello di trasportare fuori dagli impianti i rifiuti radioattivi». E quindi di far sparire in qualche modo quei rifiuti, magari proprio affondandoli nei nostri mari con quelle navi. «Aver scoperto nella più grande centrale nucleare italiana che lo smantellamento è stato affidato a una società mafiosa è inquietante. Queste navi, non sono state affondate perché lo hanno deciso le organizzazioni criminali, ma per decisione dei Governi. Io mi chiedo, quali sono le responsabilità?»

PROVE DIMENTICATE - Dopo le elezioni, perché questa vicenda non venga strumentalizzata, il pool di giornalisti presenterà il risultato dell’ultima inchiesta di Lannes e dei suoi collaboratori, prima a Roma, alla sede della stampa estera,e poi anche a Strasburgo al Parlamento europeo. Il dossier riguarda non soltanto le navi nel Tirreno, ma anche nel Mar Jonio, nell’Adriatico e lungo le coste della Sardegna. Attraverso la collaborazione di ingegneri navali, capitani di lungo corso ed ex ufficiali della marina militare italiana, si stanno valutando le prove e i riscontri raccolti. Sarà così possibile dimostrare la complicità degli Stati nel traffico transfrontaliero dei rifiuti pericolosi dall’Europa verso i paesi del terzo e quarto mondo. Non soltanto in Somalia, ma anche nel Mediterraneo e nelle nostre coste. Ma chi c’è dietro questi traffici? Le rotte seguite sono le stesse utilizzate per il trasporto illecito di armi fra Stati, spiega Lannes, e quello dei rifiuti tossici è un problema globale. Abbiamo una parte dell’economia occidentale che ha deciso di non pagare gli oneri legali e corretti per lo smaltimento delle scorie. Secondo l’OCSE non ci sono dati, nemmeno approssimativi, sulla produzione di rifiuti industriali in Europa. Non si sa che fine facciano, nonostante la convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti di rifiuti pericolosi e sulla loro eliminazione. Eppure le navi ci sono. «Attorno al Gargano –racconta Lannes- all’interno di un parco nazionale, abbiamo trovato migliaia di container imbottiti di rifiuti. Questa scoperta la dobbiamo soprattutto ai pescatori che hanno iniziato a mappare queste zone. E le evitano perché molti di loro ci hanno perso la vita. Cosimo Troiano aveva 26 anni quando la sua barca, l’Orca Marina, è affondata. Era il marzo del 1998, mare calma piatta, una serata ideale per la pesca a strascico. A 90 metri di profondità l’imbarcazione incappa in un ostacolo, la barca improvvisamente si capovolge e Cosimo Troiano rimane imprigionato all’interno. Il suo corpo verrà recuperato 4 mesi più tardi dalla marina militare. I sub girano anche un filmato, riprendono i container ma il video rimane dimenticato in un archivio».

DECISIONI - La decisione di riprendere in mano questa inchiesta, ha spiegato Lannes, l’ha presa dopo essere stato interpellato da alcune persone molto preoccupate. «Spesso erano medici e pediatri che mi hanno segnalato un anomalo aumento delle patologie tumorali e delle malformazioni, soprattutto nei bambini. Eppure in questo Paese non si fanno seriamente ricerche epidemiologiche che fornirebbero un quadro molto più preciso. Sono davvero preoccupato dello stato di degrado dell’informazione italiana sul problema delle navi dei veleni. Per dirla con Gandhi, alle parole devono seguire le azioni, quindi su la testa».

     
 

8 Commenti

  1. Z scrive:

    Questo per quanto riguarda il passato…per le centrali nucleari di prossima costruzione, invece, viste le scarse risorse del tesoro, i fusti radioattivi li getteranno direttamente nel Po e nel Lago di Garda…qualcuno magari se li ritrova pure nella piscina gonfiabile del giardino di casa.

  2. Gabriele scrive:

    Questa storia è veramente inquietante, ma possibile che non si faccia mai niente per salvaguardare l’ecosistema e la nostra salute? Chi butta scorie radioattive in mare aperto è un criminale e chi a livello politico chiude gli occhi ancora di più, così ci attende un futuro pieno di malati di cancro.

    • Michele scrive:

      Incominciamo noi a fare qualcosa. Alle elezioni, ai referendum partecipiamo attivamente andando a votare e non al mare ed inoltre coinvolgendo tutti i nostri conoscenti indecisi nell’andare alle urne e proponendo anche a loro di fare altrettanto. Sicuramente la catena di sant’Antonio darà i suoi frutti.

  3. rebyjaco scrive:

    Le denunce, non sono MAI state ESAGERATE, se hanno peccato, lo hanno fatto per “”Difetto”" e MAI per eccesso. I problemi, si sono accumulati e aggravati perchè “”Individui”" senza scrupoli, che hanno “”ABUSATO”" della loro posizione di “”Legislatori(?)”" hanno costruito a tavolino, leggi che consentivano con il MINIMO rischio, queste attività. L’unico ostacolo che gli si può opporre, è “”La Giustizia e i Giudici”". NON FATEVI ILLUDERE, solo la Giustizia può impedire gli eccessi, così come SOLI LA MEDICINA può curare le epidemie.
    Il fatto che vi possano essere giudici pessimi, cattivi, corrotti, o incapaci, significa solamente che I MAESTRI, non hanno saputo insegnare LORO ad essere migliori, forse volutamente, comunque, se pure i GIUDICI temessero e rispettassero la giustizia, il problema si ridurrebbe ai minimi termini.

  4. David Boardman scrive:

    Vorrei segnalarvi una recente inchiesta sul tema delle navi dei veleni che combina i dati gia’ pubblicati da Legambiente con una ricerca approfondita negli archivi dei Lloyd’s a Londra.

    http://www.infondoalmar.info

    Ciao

  5. Pingback: Rifiuti: Le pattumiere d’Italia/2 « Devilpress's Blog

  6. Pingback: Allarme NUCLEARE è Ora! | Procida Blogolandia

  7. alberto scrive:

    Il fatto è che nel canale d’otranto se ne contano 429……senza contare i fusti sparsi per il fondale…….e i container……a mè piacerebbe che si venissero a recuperare almeno in parte…..così verrebbe fuori la verità…..visto che il mare è di tutti….e la nostra terra è un pianeta che sanguina….chissà mai il perchè…..

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