Inchiesta

Navi dei veleni: “Io so e ho le prove”

16 febbraio 2010

Il giornalista Gianni Lannes anticipa i risultati della sua inchiesta sull’affondamento di barche, container e barili di rifiuti tossici nel Mediterraneo. E racconta anche la sua vita sotto storta e gli attentati e le intimidazioni che ha subìto

«Io so e ho le prove. Fra quaranta giorni avremo pronto un dossier che racconta di questa vicenda che parte circa trent’anni fa. Si tratta dell’affondamento nel Mediterraneo di carrette del mare, container, barche, navi, barili, ma soprattutto penetratori (una sorta di siluro riempito di rifiuti che viene lasciato cadere nei fondali fangosi e vi penetra per un centinaio di metri ndr)». Il giornalista d’inchiesta Gianni Lannes racconta così, alla Casa della Pace di Roma, le sue ultime scoperte sulle navi dei veleni affondate nelle acque italiane.

UN FREELANCE CONTRO TUTTILannes è un freelance da 25 anni. Si è sempre occupato di inchieste che riguardano soprattutto le ecomafie, le navi dei veleni e molti altri misteri italiani. A causa del suo lavoro ha subìto tre attentati mafiosi e ora vive sotto tutela della Polizia di Stato. Il primo è stato il 2 luglio del 2009 quando gli è stata incendiata la macchina. Il secondo il 23 dello stesso mese: i freni della sua auto sono stati sabotati. L’ultimo il 5 novembre quando è saltata in aria la macchina di sua moglie. Nel giugno del 2009 ha inoltre fondato un giornale di cui è anche direttore responsabile, “Italia Terranostra” che attualmente è congelato perché anche i giovani redattori sono stati minacciati più volte. «Dal 2008 sono a contratto con La Stampa di Torino. A un certo punto mi sono trovato in una situazione strana. Qualche tempo fa sono andato in Sicilia e ho scoperto che Renato Schifani stava sponsorizzando la realizzazione di una superstrada. I lavori avrebbero massacrato un’intera area archeologica e l’unico bosco protetto dell’Isola. Per evitare le ispezioni di valutazione di impatto ambientale, i lavori sono stati divisi in vari lotti, e sono iniziati proprio da quelli marginali. In questo modo ecologisti, opinione pubblica e naturalisti, sono stati messi davanti al fatto compiuto: non si può impedire la realizzazione di un’opera pubblica avviata già all’80%. Schifani, saputo del mio interessamento, mi ha invitato a Roma a palazzo Giustiniani. Al nostro incontro mi ha consigliato di “andare in vacanza”. Da allora il mio lavoro alla Stampa si è interrotto senza spiegazioni da parte della direzione del giornale. La mia inchiesta concordata, sulla strada della Sicilia, non è mai stata pubblicata, come anche quella sulle navi dei veleni. Quando ho scoperto che De Benedetti aveva creato una società che si chiama Sorgenia e che realizza illegalmente rigassificatori da costruire in aree protette, ho chiuso anche la collaborazione con l’Espresso, il giornale di famiglia».

TANTE STORIE, TUTTE UGUALI – Sono tante le vicende di cui parla Lannes durante il suo intervento a proposito delle navi. La prima storia è quella dell’Etsuyo Maru, un’imbarcazione varata in Giappone nel 1969 e arenatasi il 16 dicembre 1988 nel Gargano, in Puglia. L’ultimo viaggio fatale parte da Beirut in Libano. Ufficialmente l’Etsuyo Maru doveva recarsi in Jugoslavia, ma segue una strana rotta che la porta invece fra le isole Tremiti e il Gargano. Viene segnalata alla Guardia Costiera da un elicottero civile. Ubaldo Scarpa, l’allora comandante della Capitaneria di porto di Manfredonia, contatta via radio la nave per offrire aiuto ma l’Etsuyo Maru rifiuta: non ha mai lanciato il mayday nonostante fosse già arenata sul fondo. L’ispezione dell’imbarcazione avverrà solo il 23 dicembre. Dall’esito emerge che la nave, in balìa del mare grosso, era troppo leggera per resistere alle onde. Le pompe delle zavorre non funzionavano e i vani che normalmente vengono riempiti d’acqua, per appesantire il cargo, erano vuoti come lo era anche la stiva. È come se al momento dell’incidente l’Etsuyo Maru fosse stata svuotata del suo carico. Le immagini che Lannes ha proiettato durante il suo intervento alla Casa della Pace però, mostrano dei cumuli di rifiuti sulla spiaggia circostante. La nave, sostiene il giornalista, ha avuto tanti nomi ma un unico proprietario. Per anni ha fatto la spola per il traffico di armi. E poi anche per i rifiuti, sia chimici che radioattivi. Nonostante questo, la vicenda è stata dimenticata e a distanza di più di dieci anni il relitto è ancora lì, in un’area protetta delle coste pugliesi. Questa è solo la prima delle scoperte di cui parla Lannes.

8 commenti a Navi dei veleni: “Io so e ho le prove”

  1. Z

    Questo per quanto riguarda il passato…per le centrali nucleari di prossima costruzione, invece, viste le scarse risorse del tesoro, i fusti radioattivi li getteranno direttamente nel Po e nel Lago di Garda…qualcuno magari se li ritrova pure nella piscina gonfiabile del giardino di casa.

  2. Gabriele

    Questa storia è veramente inquietante, ma possibile che non si faccia mai niente per salvaguardare l’ecosistema e la nostra salute? Chi butta scorie radioattive in mare aperto è un criminale e chi a livello politico chiude gli occhi ancora di più, così ci attende un futuro pieno di malati di cancro.

    • Michele

      Incominciamo noi a fare qualcosa. Alle elezioni, ai referendum partecipiamo attivamente andando a votare e non al mare ed inoltre coinvolgendo tutti i nostri conoscenti indecisi nell’andare alle urne e proponendo anche a loro di fare altrettanto. Sicuramente la catena di sant’Antonio darà i suoi frutti.

  3. rebyjaco

    Le denunce, non sono MAI state ESAGERATE, se hanno peccato, lo hanno fatto per “”Difetto”" e MAI per eccesso. I problemi, si sono accumulati e aggravati perchè “”Individui”" senza scrupoli, che hanno “”ABUSATO”" della loro posizione di “”Legislatori(?)”" hanno costruito a tavolino, leggi che consentivano con il MINIMO rischio, queste attività. L’unico ostacolo che gli si può opporre, è “”La Giustizia e i Giudici”". NON FATEVI ILLUDERE, solo la Giustizia può impedire gli eccessi, così come SOLI LA MEDICINA può curare le epidemie.
    Il fatto che vi possano essere giudici pessimi, cattivi, corrotti, o incapaci, significa solamente che I MAESTRI, non hanno saputo insegnare LORO ad essere migliori, forse volutamente, comunque, se pure i GIUDICI temessero e rispettassero la giustizia, il problema si ridurrebbe ai minimi termini.

  4. Vorrei segnalarvi una recente inchiesta sul tema delle navi dei veleni che combina i dati gia’ pubblicati da Legambiente con una ricerca approfondita negli archivi dei Lloyd’s a Londra.

    http://www.infondoalmar.info

    Ciao

  5. Pingback: Rifiuti: Le pattumiere d’Italia/2 « Devilpress's Blog

  6. Pingback: Allarme NUCLEARE è Ora! | Procida Blogolandia

  7. alberto

    Il fatto è che nel canale d’otranto se ne contano 429……senza contare i fusti sparsi per il fondale…….e i container……a mè piacerebbe che si venissero a recuperare almeno in parte…..così verrebbe fuori la verità…..visto che il mare è di tutti….e la nostra terra è un pianeta che sanguina….chissà mai il perchè…..

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