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Esteridi Abramo Rincoln (Abr)
pubblicato il 6 maggio 2008 alle 09:05 dallo stesso autore - torna alla home

L’analisi della disfatta della sinistra italiana e inglese inizia dai colori della leadership proposta. Per poi toccare molti punti in comune: dalla sicurezza alla politica fiscale.

“Finalmente la sinistra italiana insegna qualcosa ai laburisti inglesi” è più o meno la battuta che Jena attribuisce a un raggiante Veltroni informato del tonfo della sinistra britannica alle elezioni amministrative del primo maggio. Di fatto due diverse gradazioni del riformismo ai margini del Continente (ai margini l’una per geografia e scelta, l’altra per geografia e incapacità) perdono in modo nettamente similare il favore della gente. Mentre l’analisi dei perchè puntuali la lascio agli esperti – il rugby è una delle poche cose che conosca di lassù – trovo ci siano istruttivi elementi comuni da sottolineare nelle due sonanti sconfitte parallele.

IL COLORE DEL LEADER - Prima di tutto c’è il concetto di leadership: la sinistra possiede storicamente una solida tprodi Sgrigiati riformismo!radizione di scelta di oscuri funzionari, di frugali, indefessi, poco appariscenti e inflessibili travet. La primazia spetta al Partito, quindi ecco “emergere” i Gomulka, i Togliatti, anche Berlinguer stesso – severo e pessimista quanto un vecchio gesuita. Di acqua ne è passata sotto i ponti, ma come non paragonarli al grigiore inflessibile del “governo serio” di Prodi e all’altrettanto grigissimo Gordon Brown, travolto dalla crisi economica come un fuscello? Come il carisma di Veltroni: alla prova dei fatti nun ce stava, tutto ‘na finta, “sotto il vestito niente”, anche in casa a Roma.

QUESTIONE DI CARATTERE - Quando invece la personalità c’è, a sinistra son dolori: con quanta insofferenza è stato vissuto il carisma decisionista di Tony Blair? Sia pur vincente ed efficace per dieci anni, non importava nulla, era un traditore. Vogliamo mettere Ken Livingstone il Rosso, mutatis mutandis un Bertinotti inglese da otto anni sindaco di Londra, nei confronti della ventata di nuovo del vincente Boris Johnson il gaffeur quarantenne, giornalista di successo, una sorta di Buttafuoco, di Facci con la voglia di lavorare? Con quello slogan scorrettamente berlusconiano: “votare conservatore fa venire il seno più grosso alle mogli”. E’ bastato corroborare le idee di Boris con i consigli di qualche spin doctor elettorale, è bastato capitalizzare gli errori di presunzione dell’avversario, rassicurato dallo specchio delle loro brame – il mainstream media – di essere i più belli del Reame. E’ bastato ai Conservatori strofinare la Lampada del Genio, gettata tempo fa dalla sinistra: ascoltare la ggente, entrare in sintonia con i bisogni, i desideri, le paure. Roba concreta che se magna, basta sbornie ideologiche pacifinte.

E LA GENTE SE NE VA… - E si arriva all’altro errore sistemico che accomuna le due sconfitte riformiste: il concetto della politica che deve guidare le masse verso un bene intravisto per primo dalle “avanguardie” e2467907559 f472009e5d o Sgrigiati riformismo! poi diffuso tra gl’inconsapevoli. Ken il Rosso in otto anni ha rivoltato Londra con effetti non del tutto negativi ma neppure così positivi e popolari come riteneva. Mentre lui pensava alle congestion charge e agli autobus snodabili, mentre consentiva ai servizi segreti cinesi di “bonificare” il percorso della fiaccola olimpica, trascurava tra l’altro le gang giovanili e la sicurezza (già sentita questa?). Quando ti picchiano o ti scippano, t’interessa assai apprendere che a Enschede o in Curlandia stanno peggio: ci si sente presi per i fondelli dal “fattene una ragione, tu non fai statistica e io ho altro a cui pensare”. Tale visione miope, pigra, cinica, elitaria e finalistica della politica spiega il progressivo distacco della gente, che zitta zitta appoggia chi si radica sul territorio invece di andare in tivvù (anche questa già sentita?).

I LEIT MOTIV UNIVERSALI – Se la sicurezza pesa a livello locale, in generale i governi riformisti hanno avuto in comune con noi una insensata politica fiscale. In Italia la politica che ha strozzato sul nascere ogni possibilità di ripresa economica l’hanno chamata “lotta all’evasione”; si è rivelata un’occhiuta vessazione dei già controllati, una accurata spremitura dei già spremuti. Anche Gordon Brown ha deciso di tagliare lo scaglione più basso di tassazione (10%), misura evidentemente più pesante per i redditi bassi; tutto quello che ha saputo balbettare contrito dopo la sconfitta è che andrà avanti. L’unica sua concessione sul piano fiscale è che ci penserà prima di inserire una ulteriore tassa sui rifiuti non riciclabili. Notare la differenza d’approccio: Boris Johnson pensa invece di introdurre nella sua città un piano di incentivi per agevolare il riciclaggio: chi differenzia riceverà bonus per l’acquisto di generi alimentari. Misura “populista” o sano buon senso opposto a stanchi approcci vessatori?

Insomma, i riformisti di ogni dove hanno problemi molto simili: dovrebbero provare a sgrigiarsi, impiantarsi un Amplifon e scendere più spesso dal pero. Se possono. Altrimenti pace, aspetteranno.

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