L’analisi della disfatta della sinistra italiana e inglese inizia dai colori della leadership proposta. Per poi toccare molti punti in comune: dalla sicurezza alla politica fiscale.
“Finalmente la sinistra italiana insegna qualcosa ai laburisti inglesi” è più o meno la battuta che Jena attribuisce a un raggiante Veltroni informato del tonfo della sinistra britannica alle elezioni amministrative del primo maggio. Di fatto due diverse gradazioni del riformismo ai margini del Continente (ai margini l’una per geografia e scelta, l’altra per geografia e incapacità) perdono in modo nettamente similare il favore della gente. Mentre l’analisi dei perchè puntuali la lascio agli esperti – il rugby è una delle poche cose che conosca di lassù – trovo ci siano istruttivi elementi comuni da sottolineare nelle due sonanti sconfitte parallele.
IL COLORE DEL LEADER - Prima di tutto c’è il concetto di leadership: la sinistra possiede storicamente una solida t
radizione di scelta di oscuri funzionari, di frugali, indefessi, poco appariscenti e inflessibili travet. La primazia spetta al Partito, quindi ecco “emergere” i Gomulka, i Togliatti, anche Berlinguer stesso – severo e pessimista quanto un vecchio gesuita. Di acqua ne è passata sotto i ponti, ma come non paragonarli al grigiore inflessibile del “governo serio” di Prodi e all’altrettanto grigissimo Gordon Brown, travolto dalla crisi economica come un fuscello? Come il carisma di Veltroni: alla prova dei fatti nun ce stava, tutto ‘na finta, “sotto il vestito niente”, anche in casa a Roma.
QUESTIONE DI CARATTERE - Quando invece la personalità c’è, a sinistra son dolori: con quanta insofferenza è stato vissuto il carisma decisionista di Tony Blair? Sia pur vincente ed efficace per dieci anni, non importava nulla, era un traditore. Vogliamo mettere Ken Livingstone il Rosso, mutatis mutandis un Bertinotti inglese da otto anni sindaco di Londra, nei confronti della ventata di nuovo del vincente Boris Johnson il gaffeur quarantenne, giornalista di successo, una sorta di Buttafuoco, di Facci con la voglia di lavorare? Con quello slogan scorrettamente berlusconiano: “votare conservatore fa venire il seno più grosso alle mogli”. E’ bastato corroborare le idee di Boris con i consigli di qualche spin doctor elettorale, è bastato capitalizzare gli errori di presunzione dell’avversario, rassicurato dallo specchio delle loro brame – il mainstream media – di essere i più belli del Reame. E’ bastato ai Conservatori strofinare la Lampada del Genio, gettata tempo fa dalla sinistra: ascoltare la ggente, entrare in sintonia con i bisogni, i desideri, le paure. Roba concreta che se magna, basta sbornie ideologiche pacifinte.

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Ma da quando il termine “riformismo” ha una connotazione positiva e si può “sgrigiare” o svecchiare?