Dei messaggi e dell’arte

17/02/2010 - Come cambiano i modelli e come cambia la società…da era in era Un tempo il messaggio politico, quello religioso (che poi era ed è tutt’oggi politico), le immutabili gerarchie sociali e i valori civili, venivano fissati sui muri di palazzi

     
 

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Come cambiano i modelli e come cambia la società…da era in era

Un tempo il messaggio politico, quello religioso (che poi era ed è tutt’oggi politico), le immutabili gerarchie sociali e i valori civili, venivano fissati sui muri di palazzi pubblici, chiese ed edifici privati attraverso magniloquenti cicli di affreschi. I cicli pittorici affrescati in chiese e in cappelle vennero a costituire sia un testo figurato per l’educazione religiosa dei fedeli, come Biblia pauperum, sia come motivo di orgoglio da parte delle famiglie committenti a sottolinearne il potere e il prestigio. Tale modello venne messo in crisi in nuce dalla stampa e, progressivamente dalle fotografie, dall’avvento dei giornali, che sostituirono il veicolo del messaggio sotteso alle immagini dipinte.

TEMPI MODERNI - Oggi la frenesia mediatica, il proliferare di testate giornalistiche e pseudo giornalistiche, ha completamente oscurato l’espressione artistica come forma di comunicazione di massa, l’ha svuotata di ogni significato comunicativo; dietro a un affresco o un dipinto si dipana un universo concettuale di significato, mentalità, pensiero filosofico ed espressione della società che l’ha prodotto. La funzione sociale rivestita dalla Storia dell’Arte è quella di svelare e ricostruire i nessi sottesi alla creazione artistica, riannodare e tessere i nodi dei problemi lasciati aperti dalla distanza temporale tra la nascita dell’opera e i nostri giorni, promuoverne la conoscenza presso le masse, portare l’arte nelle case e nelle menti di tutti. Oggi, ahimè, si fa in prevalenza Storia dell’Arte per una ristretta cerchia di studiosi, conoscitori e appassionati. Al grande pubblico non arriva questo messaggio culturale, rimane isolato, sperso nella massa di informazioni, nella messe di immagini televisive, nei modelli diseducativi, a-culturali che i media impongono.

MODELLI – “Sei milioni di italiani seguono il Grande Fratello, sono tutti coglioni?” SI, è la risposta che sgorga spontanea dal cuore e dalla mente. Questo è il modello che gran parte della massa vuole recepire, in una sorta di cinismo culturale che avviluppa i gusti e i cervelli di una società sbandata, una serie di generazioni che sposano il diavolo senza timore alcuno, in un sodalizio mortale per la Cultura, un legame denso di amore reciproco tra il telespettatore votante, ma non pensante, e chi propina questo modello sterile, foriero di frutti acerbi e già marci, ovvero l’imbonitore televisivo, colui e coloro che in una corsa alla cancellazione del pensiero problematico, dello spirito critico, del discernimento pungente, hanno cancellato la Cultura dalla mappa della conoscenza umanistica. Dall’avvento della televisione commerciale è stata una corsa folle all’apparire ad ogni costo e, chi oggi parla a sproposito della meritocrazia, ha introdotto nella nostra società il merito zoccolocratico esteso, persistente ed avviato a un punto di non ritorno. E’ frustrante conoscere il valore culturale dell’Arte, ma non poterlo spiegare appieno perché la società preferisce valori infinitamente più bassi, materiali, contingenti, ovvero un modello dis-culturale che presiede ai gusti di un corpo sociale bislacco come l’attuale. Che poi chi ha imposto questo modello diseducativo coincida con chi è capo del governo oggi, è un altro conto. I media hanno un grande potere, che usano in maniera distorta. E’ meraviglioso per esempio come due politichesse in questi giorni aggrottino le fronti, assumano un aria feroce nei confronti di Morgan e delle sue deprecabili esternazioni, mentre ignorino del tutto le cause della diffusione degli stupefacenti, riconducili a un mondo dello spettacolo coprofago di sé stesso, che si alimenta dei suoi stessi inutili protagonisti, costruendo il tutto sul vuoto pneumatico. Le politichesse non azzannano la preda dei media perché dovrebbero sconfessare chi ha creato questo mostro, ma non solo per questo, anche perchè da quel mondo traggono linfa vitale per pubblicizzarsi e propagandarsi in un cortocircuito mediatico velenoso e avvelenato.

DOMANDE – C’era un tempo in cui Telemaco Signorini era un pittore noto, il suo essere “macchiaiolo” ha affascinato torme di conoscitori e collezionisti, i suoi scorci di paesi e borgate hanno ricreato la vita semplice, contadina, sana e morale. Oggi Signorini significa solo gossip vacuo, senza alcun senso, rappresenta un modello di giornalismo del pettegolezzo che si presta spesso e volentieri a gettarsi in soccorso della politica di parte, a fare cassa di risonanza in contropiede alle necessità di editore/partito.  Persino gli artisti contemporanei più giovani si accostano all’arte muniti di una spietata dose di cinismo, in virtù del quale non lasciano libero il Genio senza aver consultato il palmare, aver acceso il netbook, consultato l’agenda delle mostre e degli impegni, telefonato all’agente per conoscere la quotazione di mercato attuale , al mercante per quantificare le vendite. Di fronte alla mancanza di sperimentazione, quella degli anni Settanta come termine di confronto, alla scarsa voglia di confrontarsi con il mondo dell’arte se non superficialmente, giusto perchè fa figo nelle conversazioni, di fronte all’assoluta carenza di fondi pubblici destinati alla conservazione, valorizzazione, fruizione dei beni artistici, menomati persino di una parte importante, ossia la ricerca scientifica nel merito, di fronte a questa colpevole incuria non resta che lanciare un appello pressante al popolo della rete, con l’intento di rivalorizzare l’Arte attraverso un manifesto culturale che riporti all’attenzione del pubblico ogni forma artistica, passata e presente con pari dignità, se non superiore come sarebbe auspicabile, rispetto al mondo artefatto dello spettacolo e della fauna di ninfette, starlette, soubrette, tronisti, fancazzisti e grandifratellisti che asfissiano ogni altra rappresentazione riconducibile alla più alta Cultura.  Così, sorge un inquietante interrogativo: stretta tra una politica in corto-circuito, assente, sbadata e avara di finanziamenti, un’informazione in gran parte drogata dai media asserviti alla politica stessa, un’opinione pubblica distratta volentieri dai lustrini e paillette dello spettacolo televisivo, intere generazioni di teledipendenti televotanti e non trombanti, ha ancora un senso fare Storia e Storie dell’Arte?

     
 

2 Commenti

  1. talentosprecato scrive:

    “una serie di generazioni che sposano il diavolo senza timore alcuno”…hai detto tutto;)

  2. SigPar scrive:

    per quei pochi che la amano, sì. Peccato che siamo sempre più pochi e, forse destinati a sparire. Certo in un mondo dove si guarda il GF e si odono degli strafalcioni da far rabbrividire viene proprio da chiedersi che fine faremo.
    P.S. bellissimo pezzo, complimenti. Ho visto la mostra di Michelangelo a Roma due settimane fa con un’associazione culturale, uno spettacolo, da vedere.
    Lodo

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