Come cambiano i modelli e come cambia la società…da era in era
Un tempo il messaggio politico, quello religioso (che poi era ed è tutt’oggi politico), le immutabili gerarchie sociali e i valori civili, venivano fissati sui muri di palazzi pubblici, chiese ed edifici privati attraverso magniloquenti cicli di affreschi. I cicli pittorici affrescati in chiese e in cappelle vennero a costituire sia un testo figurato per l’educazione religiosa dei fedeli, come Biblia pauperum, sia come motivo di orgoglio da parte delle famiglie committenti a sottolinearne il potere e il prestigio. Tale modello venne messo in crisi in nuce dalla stampa e,
progressivamente dalle fotografie, dall’avvento dei giornali, che sostituirono il veicolo del messaggio sotteso alle immagini dipinte.
TEMPI MODERNI - Oggi la frenesia mediatica, il proliferare di testate giornalistiche e pseudo giornalistiche, ha completamente oscurato l’espressione artistica come forma di comunicazione di massa, l’ha svuotata di ogni significato comunicativo; dietro a un affresco o un dipinto si dipana un universo concettuale di significato, mentalità, pensiero filosofico ed espressione della società che l’ha prodotto. La funzione sociale rivestita dalla Storia dell’Arte è quella di svelare e ricostruire i nessi sottesi alla creazione artistica, riannodare e tessere i nodi dei problemi lasciati aperti dalla distanza temporale tra la nascita dell’opera e i nostri giorni, promuoverne la conoscenza presso le masse, portare l’arte nelle case e nelle menti di tutti. Oggi, ahimè, si fa in prevalenza Storia dell’Arte per una ristretta cerchia di studiosi, conoscitori e appassionati. Al grande pubblico non arriva questo messaggio culturale, rimane isolato, sperso nella massa di informazioni, nella messe di immagini televisive, nei modelli diseducativi, a-culturali che i media impongono.
MODELLI – “Sei milioni di italiani seguono il Grande Fratello, sono tutti coglioni?” SI, è la risposta che sgorga spontanea dal cuore e dalla mente. Questo è il modello che gran parte della massa vuole recepire, in una sorta di cinismo culturale che avviluppa i gusti e i cervelli di una società sbandata, una serie di generazioni che sposano il diavolo senza timore alcuno, in un sodalizio mortale per la Cultura, un legame denso di amore reciproco tra il telespettatore votante, ma non pensante, e chi propina questo modello sterile, foriero di frutti acerbi e già marci, ovvero l’imbonitore televisivo, colui e coloro che in una corsa alla cancellazione del pensiero problematico, dello spirito critico, del discernimento pungente, hanno cancellato la Cultura dalla mappa della conoscenza umanistica. Dall’avvento della televisione commerciale è stata una corsa folle all’apparire ad ogni costo e, chi oggi parla a sproposito della meritocrazia, ha introdotto nella nostra società il merito zoccolocratico esteso, persistente ed avviato a un punto di non ritorno. E’ frustrante conoscere il valore culturale dell’Arte, ma non poterlo spiegare appieno perché la società preferisce valori infinitamente più bassi, materiali, contingenti, ovvero un modello dis-culturale che presiede ai gusti di un corpo sociale bislacco come l’attuale. Che poi chi ha imposto questo modello diseducativo coincida con chi è capo del governo oggi, è un altro conto. I media hanno un grande potere, che usano in maniera distorta. E’ meraviglioso per esempio come due politichesse in questi giorni aggrottino le fronti, assumano un aria feroce nei confronti di Morgan e delle sue deprecabili esternazioni, mentre ignorino del tutto le cause della diffusione degli stupefacenti, riconducili a un mondo dello spettacolo coprofago di sé stesso, che si alimenta dei suoi stessi inutili protagonisti, costruendo il tutto sul vuoto pneumatico. Le politichesse non azzannano la preda dei media perché dovrebbero sconfessare chi ha creato questo mostro, ma non solo per questo, anche perchè da quel mondo traggono linfa vitale per pubblicizzarsi e propagandarsi in un cortocircuito mediatico velenoso e avvelenato.




“una serie di generazioni che sposano il diavolo senza timore alcuno”…hai detto tutto;)
per quei pochi che la amano, sì. Peccato che siamo sempre più pochi e, forse destinati a sparire. Certo in un mondo dove si guarda il GF e si odono degli strafalcioni da far rabbrividire viene proprio da chiedersi che fine faremo.
P.S. bellissimo pezzo, complimenti. Ho visto la mostra di Michelangelo a Roma due settimane fa con un’associazione culturale, uno spettacolo, da vedere.
Lodo