Il Tg1, gli emo e la rivoluzione del pensiero
11/02/2010 - Ecco cosa succede quando il più importante telegiornale della televisione italiana si occupa della meno interessante tra le mode giovanili Ci sono momenti in cui bisogna raccogliere tutta la propria forza di volontà e sottrarre allo studio, al lavoro o
Ecco cosa succede quando il più importante telegiornale della televisione italiana si occupa della meno interessante tra le mode giovanili
Ci sono momenti in cui bisogna raccogliere tutta la propria forza di volontà e sottrarre allo studio, al lavoro o alla playstation quei pochi preziosi minuti necessari ad esaminare, analizzare e ribadire ciò che è ovvio: il Tg1 manda in onda delle robe incredibili. Lo so. Lo sappiamo tutti. Eppure fa bene ricordarlo, e soprattutto fa ridere. O piangere, dipende dalla persona. E sapete chi è che piange tutto il giorno? Gli emo, ahah. O perlomeno questo è quello che direi se fossi un giornalista del Tg1. I fatti: domenica scorsa, a meno di un anno dal meraviglioso servizio sulla madre parrucchiera che si era accorta che qualcosa di grave stava accadendo al giovane virgulto osservando l’anomala crescita del suo ciuffo, è andato in onda un altro servizio sui misteriosi emo, come anteprima di uno Speciale Tg1 sull’argomento (bè, benvenuti nell’informazione italiana del 2010). E per quanto possa sembrare poco sensato presentarla insieme al video, vi invito a leggere la sbobinatura del servizio, perché certe cose, per iscritto, fanno tutta un’altra impressione.
SENSO DELLA MISURA - Introduce la Busi, e siamo subito nel vivo: “Chi sono gli emo. Fanno parte della galassia di una generazione di giovanissimi, per lo più sconosciuta agli adulti, che annovera le lolite in discoteca, si nutre spesso di sexy chat e arriva fino agli stupri delle baby gang”. No, aspetta, ho perso il filo da qualche parte tra “emo” e “stupri delle baby gang”. “Questa sera a Speciale Tg1 l’inchiesta alle 23.30, sarà questo l’argomento: un’anticipazione, con Barbara Carfagna”. Parte quindi il servizio della Carfagna. Dato che fa parte di un apposito Speciale, sarà più approfondito e misurato, no? No. “I tuoi lo sanno che sei emo?”. “Cioè mia madre ancora non lo sa che vuol direee, emo”. D’altronde non tutti i genitori sono parrucchieri. Si passa ad un altro giovane emo, infatti la didascalia recita: Giovane “emo”. “Se sei triste non lo vede?”. “No, assolutamente no”. “Cioè non ti capisce?”. “No”. “Tu non gliene parli?”. “No”. Avrei voluto che continuasse per ore. Invece attacca il commento. “Ciuffo lungo o meglio “piastrato”, come dicono loro, autolesionisti depressi tendenzialmente bisessuali,” – aspetta, aspetta. Aspetta. Aspetta. Respira. Ok. Dicevi? – “gli emo sono solo uno dei gruppi giovanili che passano dalle 4 alle 8 ore al giorno su internet, isolandosi sempre di più dalla famiglia con l’obiettivo di diventare “web celebrity”, cioè star di internet”. Oh. Sono confuso, ma direi che abbiamo già del buon materiale da riciclare per lo Speciale sui blogger.
RIVOLUZIONI - “Per salire nella scala sociale virtuale e ottenere più contatti possibile sui social network alcuni adolescenti fanno di tutto”. Mioddio di tutto, fanno cose terribbili che non ti posso raccontare. Tipo? Bè, ci sta una ragazzina su un letto che si abbassa un po’ il pantalone per far vedere un pezzettino di fianco. “Guarda, eeh.. hai visto?”. Fa vedere la pancia. “Tiè, sei contento?”. Credo che moriremo tutti tra oggi e domani. “E quando si torna alla realtà sono le logiche virtuali dei giochi di ruolo a diventare reali: queste ragazzine si svestono in discoteca per affrontare appuntamenti al buio con sconosciuti”. Ma stiamo scherzando, ma dove andremo a finire? Da quando in qua le ragazze vanno in discoteca in abiti succinti a flirtare con gli scon… ehi, aspetta un attimo. Una tipa: “C’è una tenda e mandano due ragazzi dentro. Il ragazzo poi si bacia la ragazza”. Giornalista: “Ma si conoscono sti due ragazzi?”. “No”. Nel video non si vede, ma suppongo che la Carfagna sia svenuta. E infine: “I genitori si dicono sempre più confusi e inadeguati, ma siamo di fronte a nuove patologie o a una rivoluzione del pensiero?”. Cavolo, Barbara. Non so davvero decidere.
L’ENNESIMO RAPELAY - In chiusura, una piccola parentesi su un altro classico: l’allarme stupri virtuali. C’è questo videogioco giapponese in cui effettivamente bisogna stuprare. Non vi tedierò con la predica sulla pornografia e sulla differenza tra realtà e fantasia (ma se volete, qui ce n’è una); lasciatemi però sottolineare tre cose importanti. Uno: il gioco è del 2006 (e noi siamo nel 2010, mi dicono). Due: ne avete già parlato, con tre anni di ritardo, meno di un anno fa. Tre: lo hanno ritirato dal mercato nel 2009, per l’amor del cielo. Lo hanno ritirato i negozi giapponesi, l’ha ritirato Amazon, perfino la casa produttrice l’ha ritirato dal suo sito e dalla produzione e pertanto vi sfido a procurarvene legalmente una copia. Se ci riuscite, mi raccomando, non giocateci, potreste diventare degli stupratori. Per esempio io ieri sono diventato trequartista del Manchester United. Ah, e al titolista della Gazzetta (e a chiunque non gliel’abbia impedito) che dopo la morte di Franco Ballerini è riuscito a titolare “Ballerini, oh no”: fammi capire, siamo di fronte a una rivoluzione del pensiero o a una nuova patologia?













Posso chiedere una traduzione terra terra? Non ho capito chi sono gli “emo”
nemmmeno il tiggì
Meno male, credevo di essere l’unica ad essere rimasta traumatizzata da quel servizio sugli emo!
A parte le ovvie considerazioni sul TG1 (ringrazio i coraggiosi che lo guardano ancora e ci riferiscono… lo speciale poi…) e sul fatto che un servizio del genere neanche negli anni ’60 sui mods e i rockers… a me preoccupa il fatto che come mode giovanili siamo in ritardo tipo di 5 anni rispetto agli USA, dove gli emo vengono presi per il culo almeno dal 2005.
Persino in Grecia come minimo due anni fa si parlava sui media degli scontri tra “emo” e “trendy” (corrispondenti ai truzzi italiani, credo).
E’ il declino?
Mi aspetto che tra poco la Brambilla faccia una dichiarazione in TV per denunciare i giapponesi che mettono i gattini in un barattolo, e a quel punto non mi stupirò più di niente.
A parte gli emo, io per la conclusione ho riso parecchi minuti. Il Sig. Morciano è la classica acqua cheta che rompe i ponti
Fosse per me farei fare tutte le rubriche a lui e Vertigoz, non me ne vogliano gli altri
emo sta per emorroidi
No, sta per:
E MINCHIOLINI OSSEQUIA
è che sugli emo è difficile essere profondi. Viene spontaneo usarli per riderne, porelli (mi dispiace, davvero). Non so se ieri avete cliccato su uno dei link all’interno del giornatv video del pomeriggio. Questo sugli emo (appunto) http://www.youtube.com/watch?v=sXLUV5ibgLY
C’è una bellissima puntata di South Park dove i Dark se la prendono con gli Emo perchè gli Emo sembrano dei Dark da oratorio.
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