Ha fatto bene ieri Guido Bertolaso, non un politico, ma comunque personaggio prossimo ad intraprendere un’avventura di governo, a offrire le proprie dimissioni da responsabile della Protezione civile. Altrettanto bene ha fatto il Presidente del Consiglio a respingerle. Gesti dovuti, e pure giusti, che ci mettono di fronte ad una nuova realtà: stavolta nessuno ha provato a sollevare un polverone sul caso e a chiedere la sua testa. Questo – sia ben chiaro – non perché nel caso di Bertolaso si tratta di un’iscrizione puramente formale, piuttosto, per il fatto che nella politica italiana sembrano maturati i tempi per una tregua sul fronte del giustizialismo e della battaglia alla legalità condotta fino allo strenuo.
Mi riferisco alla presa di coscienza che ha visto protagonista la parte politica che, legittimamente, della questione morale ha fatto una delle proprie ragioni di vita, e che, da oggi, comincia ad abbassare il tiro e a non ritenere più, indipendentemente dagli indizi di colpevolezza, inopportune le candidature di qualsiasi persona il cui operato capitasse sotto la lente di ingrandimento di un pm. Il sostegno alle candidature di De Luca e Vendola, così come l’allineamento del partito di Di Pietro al Pd, in questo senso, ha segnato un netto spartiacque col passato. Col congresso conclusosi il “No agli indagati” senza se e senza entra a far parte dei ricordi del passato, oltre che a segnare una tregua.
L’elenco dei politici italiani destinatari di un avviso di garanzia è difficile da stilare, perché ricco e vario. Si tratta di iscrizioni nel registro degli indagati alle quali nella maggior parte dei casi difficilmente corrisponderà qualche anno più tardi una sentenza di condanna, ma più che sufficienti, qualora si voglia infierire contro l’avversario di turno, per scatenare polemiche ed interrogativi sull’opportunità che il personaggio in questione lasci ogni incarico ricoperto in quel momento, sia esso una carica istituzionale, sia esso un ruolo all’interno di un partito. Diversi gli esempi: Formigoni, che si appresta a governare la Lombardia per la quarta volta, pochi mesi fa è stato iscritto nel registro degli indagati per presunte violazioni dell’articolo 674 intitolato “getto pericoloso di cose in luogo pubblico”; è di pochi giorni fa l’iscrizione nel registro degli indagati di Nichi Vendola per concussione, per aver sponsorizzato un luminare delle neuroscienze in un concorso da primario; poi c’è il noto caso di De Luca.
Prima, era toccato anche a Pecoraro Scanio, al ministro Sacconi, all’ex pm De Magistris e chissà quanti altri. Se hanno commesso dei reati e se dovranno pagare per gli errori saranno le sentenze o le archiviazioni a decidere di volta in volta. Se così non fosse potremmo ritrovarci ad assistere ad una gara ad eliminazione diretta, e, ancora peggio, qualcuno potrebbe divertirsi ad eliminare dalla partita con una mezza denuncia fasulla. Prodi lo sa bene. Cadde sull’onta degli avvisi alla famiglia Mastella. Sandra Lonardo uscì indenne dalla faccenda emersa nel gennaio 2008, così come si presume ne uscirà anche Bertolaso, che, se Silvio vuole, può fin da ora accomodarsi tranquillamente alla poltrona di Ministro. Tutto il resto sono slogan e propaganda. “Attaccano solo chi fa bene”, denunciava ieri il Cavaliere, come se non si fosse ancora accorto che la testa di Bertolaso non l’aveva chiesta proprio nessuno. Vuoi vedere che è proprio lui a cercare il clima infuocato?




PERCHE STUPIRSI BERTOLASO E’SOSTENUTO DAL SULTANO E PARTITO DELL’AMORE ELUI SEGUE GLI INSEGNAMENTI GRATTA E SI CORROMPE MA NON FUMA!!! lasciamogli qualche sfizio o no ?