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pubblicato il 9 febbraio 2010 alle 16:24 dallo stesso autore - torna alla home

La nota di oggi della Santa Sede se la prende con le tesi sul complotto Boffo propugnate dal Foglio e riprese anche da Repubblica.

09 Redde Rationem Caso Boffo: il Vaticano contro Giulianone FerraraÈ in atto “una campagna diffamatoria contro la Santa Sede, che coinvolge lo stesso Romano Pontefice». Anzi, di più: «Dal 23 gennaio si stanno moltiplicando, soprattutto su molti media italiani, notizie e ricostruzioni che riguardano le vicende connesse con le dimissioni del direttore del quotidiano cattolico italiano ‘Avvenire’, con l’evidente intenzione di dimostrare una implicazione nella vicenda del direttore de ‘L’Osservatore Romanò, arrivando a insinuare responsabilità addirittura del cardinale segretario di Stato. Queste notizie e ricostruzioni non hanno alcun fondamento». Di che si parla, nell’arrabbiatissima nota che oggi il Vaticano non poteva esimersi dal pubblicare, dopo l’escalation di questi giorni culminata con l’ennesimo articolo sul Foglio e su Repubblica?

DIFESA PREVENTIVA O TARDIVA? – Sotto le frasi in codice, si sta prendendo una severa posizione all’interno della guerra per bande che in questi giorni sta dilanando Oltretevere. Semplificando, da una parte ci sono i ruiniani  e dall’altra i bertoniani. Ovvero, da una parte i rappresentanti del potere che fa riferimento all’ufficialmente pensionato Camillo Ruini, ex presidente della Conferenza Episcopale Italiana, oggi rappresentata da Angelo Bagnasco, suo successore; dall’altra la “squadra” di Tarcisio Bertone, segretario di Stato del Vaticano. Grossomodo, queste sono le squadre in campo, e a questi stava parlando oggi il Vaticano quando ha scritto nella nota che “è falso che responsabili della Gendarmeria vaticana o il direttore de ‘L’Osservatore Romano’ abbiano trasmesso documenti che sono alla base delle dimissioni, il 3 settembre scorso, del direttore di ‘Avvenire’; è falso che il direttore de ‘L’Osservatore Romanò abbia dato – o comunque trasmesso o avallato in qualsiasi modo – informazioni su questi documenti, ed è falso che egli abbia scritto sotto pseudonimo, o ispirato, articoli su altre testate. Appare chiaro dal moltiplicarsi delle argomentazioni e delle ipotesi più incredibili – ripetute sui media con una consonanza davvero singolare – che tutto si basa su convinzioni non fondate, con l’intento di attribuire al direttore de ‘L’Osservatore Romanò, in modo gratuito e calunnioso, un’azione immotivata, irragionevole e malvagia. Ciò sta dando luogo a una campagna diffamatoria contro la Santa Sede, che coinvolge lo stesso Romano Pontefice“.

CHE HAI DETTO SCUSA? - A chi si rivolge, la nota? In una parola, ai ruiniani. I quali, con in prima fila l’ateo devoto Giuliano Ferrara, hanno cominciato qesta recrudescenza della campagna Boffo dopo le famose scuse di Feltri per l’attacco al direttore di Avvenire e il pranzo pacificatore  e chiarificatore di qualche settimana fa tra i due. Nonostante il direttore del Giornale abbia smentito dichiarando di non conoscerlo neppure, Vian è finito sotto attacco per reazione: dopo essersi vantato di non aver attaccato Berlusconi per le sue storie personali, è diventato automaticamente l’indiziato numero uno della famosa velina in cui si parlava di Boffo “attenzionato” dalla polizia. Per questo oggi Ratzinger è stato così chiaro: «Il Santo Padre Benedetto XVI, che è sempre stato informato, deplora questi attacchi ingiusti e ingiuriosi, rinnova piena fiducia ai suoi collaboratori e prega perchè chi ha veramente a cuore il bene della Chiesa operi con ogni mezzo perchè si affermino la verità e la giustizia», ha concluso la nota. Difendendo Vian, ma in realtà prendendosela con le due opposte cordate, che oggi si scannano anche per “l’indecisionismo di Papa Ratzinger“, dipinto spesso come troppo impegnato nelle omelie invece che interessato alla politica della chiesa, tanto da avere addirittura censurato nella sua personale rassegna stampa gli articoli più violenti sul caso Boffo.

IL CASO BOFFO – Andando più in profondità, però, si capisce che la guerra non è finita con questa uscita, anche se l’autore della velina contro Boffo rimarrà ignoto ai più. “La nota è roba di bassa sagrestia“, ci dice qualche osservatore più attento degli altri, “qui sono i laici che hanno orchestrato la pantomima della lotta fra chierici; gli interessi attorno (e ripeto: attorno) a Ruini e Bertone hanno combinato tutto ’sto casino, e Vian checché ne dica il papa c’entra“. Anche la pista che porta a Monsignor Luigi Negri, vescovo di Comunione e Liberazione, citata da Dagospia, sembra avere pochi riscontri, anche se il legame tra frequentatori del Giornale come Renato Farina (citato come latore della missiva dal Riformista, qualche tempo fa: notizia anche questa smentita) Perché la guerra tra le due fazioni ha un punto d’incontro: l’istituto Toniolo, la cassaforte dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che decide e movimenta gran parte delle risorse dell’industria culturale della Chiesa. E sarà dall’effetto sulla governance dell’istituto che si capirà se davvero qualcuno avrà vinto o perso questa partita. Anche oggi Feltri ha voluto precisare che la fonte della sua velina non era il direttore dell’Osservatore: “Non ho mai scritto una riga sul direttore dell’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian, se non per dire che non lo conosco. La stessa cosa riguardo il cardinal Bertone che non conosco. Ho scritto invece a suo tempo su Boffo – ha ribadito Feltri - dicendo che era stato condannato per molestie e che queste molestie era a sfondo omosessuale. Ci siamo poi corretti quando l’avvocato del direttore dell’Avvenire ci ha mostrato le carte nelle quali non si parlava di omosessualità. Ma solo di molestie per le quali c’è stata anche una condanna. Per questo, ripeto ci siamo corretti. Anche le carte sono state secretate. Per quanto mi riguarda la storia finisce qui. Sono altri che oggi hanno parlato“, ha detto riferendosi ancora a Repubblica e al Foglio. Insomma, il segnale che manda la Santa Sede pare chiaro: Ferrara e i suoi amici devono smetterla, non otterranno il pareggio con le dimissioni di Vian. Se una giustizia ci sarà, questa avrà i tempi degli uomini di Chiesa. Che, come si sa, sono molto più lunghi dei nostri.

Edit: ecco la reazione del Foglio (ADNKRONOS): «Di Gendarmerie, plichi postali e altri molti e notevoli dettagli pettegoli, sui quali si intrattiene un inusuale e febbrile comunicato della Segreteria di Stato vaticana, associandoli addirittura a un giudizio finale di ‘deplorazionè attribuito a Benedetto XVI, non ci siamo occupati che di striscio, riferendo le altrui cronache con il beneficio di inventario. Nell’interpretazione dei fatti ci siamo comportati con la consueta libertà di tono e, pur contrari alla pena di morte, abbiamo sarcasticamente ipotizzato che nel giro di qualche tempo la Santa Sede avrebbe provveduto a ‘decapitarè il professor Vian, sostituendolo con un giornalista o funzionario che sia meno innamorato delle chiacchiere di portineria». Lo scrive ‘Il Fogliò, in un editoriale che verrà pubblicato domani, dopo la diffusione oggi della nota da parte della sala stampa vaticana. «Dalla violenza verbale inconcludente del comunicato ufficiale, scritto dal professor Vian dopo ben 17 giorni di esitazione, si evince che, oltre ad avvalorare la cacciata di uno stimato giornalista cattolico, delegittimandolo con un’intervista piazzata sul Corriere tra la ‘velinà delatoria e le dimissioni, ora -prosegue il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara- si cerca di silenziare ed esporre alla gogna l’informazione laica, libera e amica che denuncia il fattaccio e ne spiega le ragioni. Un’ultima notazione. Che il professor Vian attribuisca al ‘Fogliò, dicasi al ‘Fogliò, l’intenzione di nuocere al Papa, a Benedetto XVI, a Joseph Ratzinger, dimostra che la mancanza di senso dell’umorismo è il complemento essenziale di ogni umana vanità».

(Vignetta di Bucchi)

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