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Economiadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 9 febbraio 2010 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

È un tormentone di Berlusconi e di Tremonti. Lo hanno annunciato almeno 20 volte, lo hanno anche stabilito in una legge delega rimasta inattuata. Ma all’odiata tassa il governo non può rinunciare. A meno di non cominciare a combattere davvero l’evasione

L’Irap è stata introdotta nel 1998 con l’obiettivo esplicito di offrire un tributo spendibile per l’attuazione del federalismo fiscale e di semplificare il sistema tributario, perché l’Irap sostituì 6 tasse, anche se ora tutti fanno finta di esserselo dimenticato: l’Ilor, i contributi sanitari, la tassa sulla salute, l’imposta patrimoniale sulle imprese, la tassa di concessione taglio irap L’insostenibile eliminazione dell’Irapgovernativa sulla partita Iva e l’Iciap. E fu, per un errore di stima del gettito, anche un risparmio per i contribuenti: rispetto alle 6 tasse che aveva sostituito, sin dal primo anno fece registare una “perdita” di gettio di 5 miliardi di euro.

I PREGI DELL’IRAP – L’Irap aveva anche l’obiettivo di essere più “neutrale” rispetto a impiego dei fattori produttivi e fonti di finanziamento. La base imponibile molto ampia (valore aggiunto della produzione) e aliquota base uniforme e bassa avrebbe dovuto garantire un gettito stabile e non soggetto ad oscillazioni congiunturali e soprattutto meno conveniente l’evasione. Inoltre, voleva sfavorire la tendenza delle imprese italiane ad essere troppo credito-dipendenti e molto sottocapitalizzate, favorendone il rafforzamento patrimoniale. Oltre, come già ricordato, ad essere un’imposta “federalista”, nel senso che serviva ad ampliare l’autonomia impositiva regionale. Eppure, ha sempre avuto tanti nemici, in primis Berlusconi e Tremonti. Ma nonostante i ripetuti proclami e nonostante nell’articolo 8 della legge delega n.80/2003 si sia esplicitamente prevista la “graduale eliminazione dell’Irap con prioritaria e progressiva esclusione dalla base imponibile del costo del lavoro” l’Irap resiste. Anche se sono state introdotte nel tempo agevolazioni sia sulle aliquote che sulla base imponibile che ne hanno ulteriormente abbassato il gettito teorico di oltre 7 miliardi di euro annui.

I DIFETTI DELL’IRAP –  Però, nonostante tra il 1997 ed oggi il carico fiscale complessivo – tra errori di stima iniziali ed agevolazioni successivepagamento irap L’insostenibile eliminazione dell’Irap-  si sia ridotto di 12 miliardi di euro annui, l’Irap continua ad essere un grande nemico di molti. E qualche difetto indubbiamente ce l’ha. Non ha semplificato gli adempimenti amministrativi: perché anche se ha abolito 6 tasse, ha reso necessaria un’ ulteriore riclassificazione dei conti aziendali che si sovrappone a quelle civilistiche e fiscali preesistenti. E non è neppure tanto “neutrale”: la sua sostituzione con i 6 preesistenti ha comportato un vantaggio per alcuni contribuenti (i soggetti all’Ilor) e un danno per altri, soprattutto i liberi professionisti e le piccole imprese, appunto non soggetti all’Ilor. Inoltre, l’Irap viene pagata anche i caso di perdite e debiti. Anche se è una scelta precisa del legislatore, volta a scoraggiare l’evasione fiscale e l’indebitamento “malsano”, è effettivamente un po’ odioso. L’Irap poi comporta una doppia imposizione, a causa dell’indeducibilità (ora solo parziale) dell’Ires-Irpef. L’Irap penalizza l’utilizzo del fattore lavoro rispetto al capitale: quando è nata era comprensibile, ma è più difficile da accettare ora, in un periodo di forte riduzione dell’occupazione. Anche nell’ottica federalista, l’Irap introduce un forte elemento sperequativo tra regioni “ricche”, avvantaggiate, e regioni “povere” e quindi necessita di forte sistema di perequazione che però viene percepito – anche se non del tutto a ragione – come “assistenzialismo verso il Sud” da parte della opinione pubblica.

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