Economia

Anche in economia bocciato Bassolino

8 febbraio 2010

Dopo 10 anni trascorsi a Palazzo Santa Lucia si chiude con poca gloria l’esperienza di governo di Antonio Bassolino. Un supposto “rinascimento” mai avviato con una regione che invece arretra pesantemente, piazzandosi nelle ultime posizioni di quasi tutti gli indicatori economici.

Con ogni probabilità, le prossime elezioni regionali in Campania segneranno, qualunque sarà il loro esito finale, la fine di quello che è stato definito il “bassolinismo”: ossia di quel neologismo politico-giornalistico dietro cui, per alcuni, si è celato una variante populista del centrosinistra che a suo modo ha legato il capo al suo popolo, mentre per altri è stata una singolare fase politica cominciata quasi 20 anni fa tra attese e speranze che oggi, tuttavia, è giunta a conclusione tra lo scontento generale.

IL SONDAGGIO - Il quotidiano Il Riformista ha commissionato un sondaggio in cui è stato chiesto ad un campione significativo di cittadini campani, quale fosse il loro giudizio sull’operato della Giunta regionale e, in particolare, quello sullo stesso Governatore, Antonio Bassolino. In entrambi i casi le risposte sono state assai eloquenti. Solo il 21% ha apprezzato il lavoro svolto in questi anni dalla giunta regionale. Ancora più bassa è stata la fiducia accordata allo stesso Bassolino: un misero 16%. Il segno più evidente di come quella stagione carica d’aspettative, iniziata nel lontano 1993 con l’ascesa di Bassolino alla poltrona di sindaco di Napoli, stesse ormai decadendo ingloriosamente. Quel 16%, in realtà, nasconde altre cifre ancor più negative. Solo il 30% dei cittadini campani hanno fiducia nella Sanità regionale. Ancora di meno hanno poi apprezzato le politiche ambientali e l’operato durante l’ultima “crisi” dei rifiuti (27%). Il punto più basso, tuttavia, è stato raggiunto sulle politiche del lavoro: appena il 9% degli intervistati le hanno promosse.

SCURDAMMOCE O’ PASSATO? - Marco Esposito, sul noto blog economico Noisefromamerika ha commentato le conseguenze economiche del bassolinismo presentando uno studio patrocinato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalla stessa Regione Campania, intitolato: “L’Italia misurata con i Conti Pubblici Territoriali – I flussi finanziari pubblici nelle regioni italiane”  dal quale risulta che “la Regione Campania, con i suoi 5,8 milioni di abitanti, rappresenta circa il 10% della intera popolazione italiana, e si colloca al secondo posto in Italia per numerosità della popolazione dopo la Lombardia“. L’economia della Campania, riporta la ricerca, ha registrato a partire dalla seconda metà degli anni ’90 fino al 2003, andamenti positivi per poi subire una repentina e brusca riduzione dello stesso Pil pro capite (tab. 1.3 dello documento) che oggi si attesta ai livelli più bassi di quelli del Mezzogiorno. Infatti, ai tassi di crescita superiori al 2% registrati nella seconda metà degli anni Novanta e nei primi anni Duemila, sono poi seguiti, dal 2003 in poi, valori inferiori all’1%. Nel 2009, secondo il rapporto dello Svimez (l’istituto per lo sviluppo del Mezzogiorno) il Pil è calato del -2,8%. Il Pil pro capite, nel 2007 e stato pari a 13.372 euro contro i 14.473 della media del Mezzogiorno ed i 25.415 euro delle Regioni del Centro-Nord. In particolare, nel passato decennio, si può osservare come l’aumento del Pil pro capite sia stato assai modesto, nell’ordine di soli 7 punti percentuale. Non è andata meglio per l’occupazione, anzi l’andamento è stato praticamente analogo a quello del Pil pro capite (tab. 3.1) con una forte diminuzione a partire sempre dal fatidico 2003. Secondo lo studio, inoltre, “la condizione di strutturale insufficienza della domanda di lavoro, evidenziata dai bassissimi livelli del tasso di occupazione, ha effetti di livello e di composizione dell’offerta di lavoro“. In Campania, poi, troviamo una fortissima differenziazione di genere e di età con “uno scarto di quasi 18 punti percentuale nel tasso di occupazione femminile e di quasi 20 punti nei tassi di occupazione dei giovani rispetto al dato nazionale“. Questo si è tradotto in una percezione, per la verità assai concreta, di scarse o addirittura inesistenti opportunità di inserimento nel mercato del lavoro regionale. In questo ultimo caso, i tassi di attività hanno misurato una differenza di oltre trenta punti tra i tassi femminile e maschile e di circa venti punti per quello giovanile. Come si vede, è fin troppo chiara la correlazione col quel 9% di gradimento (o se volete con quel 80% e passa di disapprovazione) all’operato della giunta regionale relativo alle politiche del lavoro, così come riportato nel sondaggio pubblicato da Il Riformista.

2 commenti a Anche in economia bocciato Bassolino

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