Dopo 10 anni trascorsi a Palazzo Santa Lucia si chiude con poca gloria l’esperienza di governo di Antonio Bassolino. Un supposto “rinascimento” mai avviato con una regione che invece arretra pesantemente, piazzandosi nelle ultime posizioni di quasi tutti gli indicatori economici.
Con ogni probabilità, le prossime elezioni regionali in Campania segneranno, qualunque sarà il loro esito finale, la fine di quello che è stato definito il “bassolinismo”: ossia di quel
neologismo politico-giornalistico dietro cui, per alcuni, si è celato una variante populista del centrosinistra che a suo modo ha legato il capo al suo popolo, mentre per altri è stata una singolare fase politica cominciata quasi 20 anni fa tra attese e speranze che oggi, tuttavia, è giunta a conclusione tra lo scontento generale.
IL SONDAGGIO - Il quotidiano Il Riformista ha commissionato un sondaggio in cui è stato chiesto ad un campione significativo di cittadini campani, quale fosse il loro giudizio sull’operato della Giunta regionale e, in particolare, quello sullo stesso Governatore, Antonio Bassolino. In entrambi i casi le risposte sono state assai eloquenti. Solo il 21% ha apprezzato il lavoro svolto in questi anni dalla giunta regionale. Ancora più bassa è stata la fiducia accordata allo stesso Bassolino: un misero 16%. Il segno più evidente di come quella stagione carica d’aspettative, iniziata nel lontano 1993 con l’ascesa di Bassolino alla poltrona di sindaco di Napoli, stesse ormai decadendo ingloriosamente. Quel 16%, in realtà, nasconde altre cifre ancor più negative. Solo il 30% dei cittadini campani hanno fiducia nella Sanità regionale. Ancora di meno hanno poi apprezzato le politiche ambientali e l’operato durante l’ultima “crisi” dei rifiuti (27%). Il punto più basso, tuttavia, è stato raggiunto sulle politiche del lavoro: appena il 9% degli intervistati le hanno promosse.
SCURDAMMOCE O’ PASSATO? - Marco Esposito, sul noto blog economico Noisefromamerika ha commentato le conseguenze economiche del bassolinismo presentando uno studio patrocinato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalla stessa Regione Campania, intitolato: “L’Italia misurata con i Conti Pubblici Territoriali – I flussi finanziari pubblici nelle regioni italiane” dal quale risulta che “la Regione Campania, con i suoi 5,8 milioni di abitanti, rappresenta circa il 10% della intera popolazione italiana, e si colloca al secondo posto in Italia per numerosità della popolazione dopo la Lombardia“. L’economia della Campania, riporta la ricerca, ha registrato a partire dalla seconda metà degli anni ‘90 fino al 2003, andamenti positivi per poi subire una repentina e brusca riduzione dello stesso Pil pro capite (tab. 1.3 dello documento) che oggi si attesta ai livelli più bassi di quelli del Mezzogiorno. Infatti, ai tassi di crescita superiori al 2% registrati nella seconda metà degli anni Novanta e nei primi anni Duemila, sono poi seguiti, dal 2003 in poi, valori inferiori all’1%. Nel 2009, secondo il rapporto dello Svimez (l’istituto per lo sviluppo del Mezzogiorno) il Pil è calato del -2,8%. Il Pil pro capite, nel 2007 e stato pari a 13.372 euro contro i 14.473 della media del Mezzogiorno ed i 25.415 euro delle Regioni del Centro-Nord. In particolare, nel passato decennio, si può osservare come l’aumento del Pil pro capite sia stato assai modesto, nell’ordine di soli 7 punti percentuale. Non è andata meglio per l’occupazione, anzi l’andamento è stato praticamente analogo a quello del Pil pro capite (tab. 3.1) con una forte diminuzione a partire sempre dal fatidico 2003. Secondo lo studio, inoltre, “la condizione di strutturale insufficienza della domanda di lavoro, evidenziata dai bassissimi livelli del tasso di occupazione, ha effetti di livello e di composizione dell’offerta di lavoro“. In Campania, poi, troviamo una fortissima differenziazione di genere e di età con “uno scarto di quasi 18 punti percentuale nel tasso di occupazione femminile e di quasi 20 punti nei tassi di occupazione dei giovani rispetto al dato nazionale“. Questo si è tradotto in una percezione, per la verità assai concreta, di scarse o addirittura inesistenti opportunità di inserimento nel mercato del lavoro regionale. In questo ultimo caso, i tassi di attività hanno misurato una differenza di oltre trenta punti tra i tassi femminile e maschile e di circa venti punti per quello giovanile. Come si vede, è fin troppo chiara la correlazione col quel 9% di gradimento (o se volete con quel 80% e passa di disapprovazione) all’operato della giunta regionale relativo alle politiche del lavoro, così come riportato nel sondaggio pubblicato da Il Riformista.
MENO SPESA, PIÙ DEFICIT? - Dividendo il paese nelle solite macroaree (Nord, Centro,
Sud) il Mezzogiorno si attesta ad una quota di Pil pro capite pari a circa 2/3 (due terzi) di quello medio nazionale ed “una spesa pubblica totale nelle Regioni meridionali più che proporzionale rispetto al Pil prodotto, ma non rispetto alla popolazione residente“. In Campania, tuttavia, notiamo una curiosa differenza che, per certi versi, farebbe giustizia di qualche vecchio luogo comune. Le spese per il personale, ad esempio, sono addirittura inferiori rispetto al resto del Paese, nientemeno il dato è fra i migliori in assoluto. Segno di un’inversione di tendenza e magari di una decisa svolta voluta dallo stesso potere politico regionale? Macché! Le spese risultano di circa 70 miliardi di euro, mentre le entrate sono pari a 61,5 miliardi. Un deficit di quasi 10 miliardi di euro (all’anno). Confrontando i dati, regione per regione, si ricava come la “mala gestione” della sua Spesa pubblica regionale, porta la Campania a dissipare in un solo anno un deficit praticamente analogo all’avanzo che invece si registra, nello stesso periodo, in Veneto.
UNA DISCESA “PASSO DOPO PASSO” - Chiudiamo questa impietosa disamina economica degli “anni di Bassolino” con gli ultimi dati statistici disponibili, riportati nei più importanti bollettini e rapporti sull’economia campana. Nel 2008, secondo la Banca d’Italia, il fatturato dell’industria campana ha segnato un vistoso calo del -2,5%; -1,8% è stato invece il dato segnato dalle esportazioni, -2,2% la diminuzione segnata nel numero degli occupati (trend segnalato in ulteriore discesa anche nel 2009 e nella previsione per il 2010). Di conseguenza, è salito il tasso di disoccupazione “ufficiale”, pari al 13% (nel 2009 si è superatto addirittura il 16%). In Campania, inoltre, troviamo il triste record italiano di occupati in “nero”: 329mila unità. Record negativo pure nell’immigrazione verso il Nord Italia e l’Europa di lavoratori e giovani talenti alla ricerca di un’opportunità professionale: nel 2008 sono stati oltre 25mila e addirittura 300mila nel decennio 1997-2008. Un calo importante, invece, lo ha poi registrato la voce turismo: -3,8% rispetto all’anno precedente. A tutto questo si è aggiunta anche la brusca stretta al credito che si è registrata per il solo settore manifatturiero con una discesa del -7,3%. Lo Svimez, a sua volta, ha evidenziato come in Campania lavora solo il 40% della popolazione e le donne in attività sono la percentuale più bassa di tutto il Meridione: il 30%. Nel 2002, circa il 72% dei diplomati s’iscrivevano alle università; tale quota nel 2007 è scesa al 64%. Un segno di grave scoraggiamento ad investire nell’istruzione avanzata. Studiare per troppi giovani oramai serve solo ad emigrare altrove. La Campania, in sintesi, si piazza nelle ultime posizioni di quasi tutti gli indicatori monitorati: dal tempo medio per i pagamenti delle amministrazioni, al livello delle prestazioni socio-sanitarie, dai servizi offerti ai cittadini e alle imprese, al livello dei servizi pubblici locali, dai tempi della giustizia, alla stessa qualità dell’offerta formativa. A ben guardare, quindi, sono proprio questi numeri, queste cifre e questi dati, i più impietosi giudici dell’operato inefficace di questo decennio di governo bassoliniano.
























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Anche in economia bocciato Bassolino…
Dopo 10 anni trascorsi a Palazzo Santa Lucia si chiude con poca gloria l’esperienza di governo di Antonio Bassolino. Un supposto “rinascimento” mai avviato con una regione che invece arretra pesantemente, piazzandosi nelle ultime posizioni di quasi tut…