De Luca raccoglie la standing ovation dei delegati e incassa l’appoggio di Tonino, che fino a lunedì lo aveva invitato ad impiegare il suo tempo a difendersi nei processi. Personalismo, inconsistenti alternative all’ex pm, scarse garanzie di democrazia interna: l’Idv decide di non cambiare
Non c’è De Magistris o candidato alternativo alla presidenza che tenga: dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, e solo lui, può far quel che vuole. E’ questa la verità che emerge dai primi due giorni del congresso del partito dell’ex pm di Mani Pulite, un congresso durante il quale i delegati provenienti da tutto il territorio nazionale hanno accolto con una standing ovation Vincenzo De Luca, il candidato del centrosinistra in Campania, al quale fino a sei giorni fa Di Pietro si era opposto in maniera netta. Ieri col cambio di posizione del capo giunge l’inversione di tendenza di tutta l’assemblea riunita all’Hotel Marriott.
NUOVE POSIZIONI - Fino al primo febbraio nessuno avrebbe mai scommesso un euro sul feeling improvvisamente sbocciato tra Di Pietro e il sindaco di Salerno. Era proprio il leader dell’Idv in un’intervista rilasciata una settimana fa a Repubblica e accuratamente riportata sul suo blog a lanciare segnali di sfida: “Ma mica De Luca se l’è comprato, il Pd? Mica ce lo ha detto il Padreterno che deve essere lui? Non è assolutamente il nome adatto per dare alla Campania la svolta che merita. Non vedo perché impiccarsi al ricatto, alla forzatura di uno solo. L’accordo con il Pd resta ed è forte in tutte le altre undici regioni”. Per Di Pietro erano sostanzialmente due le ragioni che rendevano inopportuno l’appoggio dell’Idv al candidato del Pd: “Una ragione politica e un’altra etica. Politicamente, non possiamo mettere la stessa faccia che governa da anni e anni il suo pezzo di territorio e spacciarla per il nuovo. La sua politica non rappresenta la discontinuità. Noi dell’Idv non siamo per la politica del meno peggio, della rassegnazione”.
DE LUCA ERA INCANDIDABILE - Oggi però, sembra che quella “discontinuità” invocata dall’Idv tutta De Luca possa rappresentarla e che la sua scelta non rappresenti più un esempio di “politica del meno peggio”. Eppure i problemi giudiziari del sindaco di Salerno non sembrano affatto essersi risolti nelle ultime ore. I rinvii a giudizio, così tanto sbandierati dai dipietristi nel sostenere la tesi della non candidabilità di De Luca, sono ancora lì a pesare sul groppone dello sfidante di Stefano Caldoro. “Suggerirei all’imputato De Luca di impiegare il suo tempo a difendersi nei processi. Ne avrà di cose da ricostruire e da dire”, sentenziava Di Pietro lunedì scorso, e con lui tutti i militanti che con lui oggi brindano al repentino passaggio da “partito di opposizione” a “partito di alternativa”.
NESSUN CONCORRENTE - L’altra prima donna, Luigi De Magistris, l’unico che avrebbe potuto spaccare il partito, dissente oggi da
lla linea del capo. Ma lo fa con moderazione, senza fare affondi e creare scompigli, stando bene attento a non rovinare la festa. Ci riesce: la sua posizione passa quasi completamente inosservata nel mezzo di una platea che è tutta per Tonino. Agli altri non restano le briciole: la mancata presentazione di una mozione alternativa e davvero concorrente a quella di Di Pietro ha segnato la salvezza del presidente da ogni rischio di perdere le redini della sua creatura. L’unico outsider, il deputato Franco Barbato, per dire, stando a quanto riporta Il Giornale, non sarebbe nemmeno stato riconosciuto da un buttafuori. Privo di badge, gli avrebbero vietato l’ingresso in sala, costringendolo a tornare indietro per recuperare il suo tesserino.
L’IDV COME IL PDL - In perfetto stile Forza Italia-Pdl, proprio come avviene al suo peggior avversario politico, probabilmente Di Pietro sarà eletto per acclamazione. E probabilmente le primarie o altri criteri di selezione democratici dei candidati non saranno introdotti, la struttura del partito resterà verticistica, così come non verranno fatti gire di vite nei confronti parentopoli e verranno vietati quei doppi e tripli incarichi che pur attanagliano il partito che fa della questione etico-morale la sua principale ragione di vita. Dulcis in fundo, pure la promessa della notte delle Europee di giugno scorso, quella di far scomparire il nome Di Pietro dal simbolo, sembra stenti a materializzarsi. Insomma, che prenda il 2 o l’8%, per l’Idv i tempi non sono abbastanza maturi per spezzare il cordone ombelicale che lo lega ancora al suo fondatore. L’appuntamento per creare un partito davvero plurale è rinviato al 2013, al dopo elezioni, quando Di Pietro, come ha annunciato ieri, lascerà la guida e si limiterà ad essere un socio onorario. Sempre che non cambi idea due giorni prima.
























Allora…
Intanto, bravo (come sempre) Donato.
Riguardo al pezzo,poco da dire, se non che – incomprensibilmente, per me – proprio “partiti” e “leaders” come Berlusconi e Di Pietro o Bossi (demagoghi, nepotisti, azzeccagarbugli, ecc…) riscuotono tanto successo.
Io invece oggi ho fatto la fila al freddo per votare su un banchetto squallido per le primarie del Pd in Umbria, cosa che penso sarebbe stato meglio evitare perchè hanno spaccato il parito come una mela e non su progetti alternativi ma soprattutto per non del tutto comprensibili “personalismi” romani ed umbri.
Bene, c’erano i due volontari intirizziti dal vento gelido e la gente paziente in fila che discuteva.
Insomma, nonostante i suoi leader scadenti e a volte privi di idee: mille volte viva il Pd!!!!
Un sorriso gelato
C.
C.
Quando faccio la fila all’Esselunga, se non altro mi danno i punti.
A quanto pare c’è gente che, a fare la fila, è già contenta.
Mi domando per quale motivo le Poste Italiane non fondino un partito proprio.
PI, PD…qualcuno s’accorgerebbe della differenza?
Tra un PdL nativamente berlusconizzato, un Pd nascostamente berlusconizzato che fa le primarie solo perché non sa proprio che pesci prendere (si sa D’Alema quanto ne farebbe a meno volentieri), e un IdV veramente berlusconizzato (o dipietrizzato, come preferite), io, nell’Italia clerico-fascista del culto della personalità, fino a nuovo avviso scelgo IdV. Di Pietro come Berlusconi? Benissimo: come loro, peggio di loro, contro di loro. Almeno lui non casca ridicolmente e periodicamente nei trappoloni da scolaretto delle “riforme condivise”. Almeno lui non si dimette ad ogni scandalo perché sa che chi si dimette viene dimenticato, e basta, e non rende migliore la politica. La gente che è al governo va combattuta con le loro stesse armi. Le quali non prevedono molta democrazia, visto che gli elettori non ne gradiscono più di tanta. Cosa c’è di male ad eleggere un segretario di partito per acclamazione? Mica è il presidente della repubblica o il capo del governo. Andiamo. Davvero si pensa che l’allucinante assetto assembleare del Pd sia in grado di funzionare?
Udc è Casini
Pdl è Berlusconi
Lega è Bossi
IdV é Di Pietro
gli unici partiti che reggono sono praticamente mono-leader
pd rifondazione verdi sinistra e qualcosa a caso o crollano o si scindono o si squaccherano come la diarrea
Insomma come hanno già detto in tanti, IdV è molto più simile al PdL di quanto sembri legata com’è alla personalità del leader che la rappresenta, anzi che la impersona.
Come dire che la capra e la mucca son la stessa cosa, in quanto entrambe vengono munte.
Come dire che il cerchio e il rettangolo son la stessa cosa, in quanto figure geometriche.
Come dire che il cazzo e la figa son la stessa cosa, in quanto organi genitali.
Con la speranza che, almeno per una di queste categorie, tu sappia cogliere la differenza…
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sinceramente che DiPietro sia il padre padrone del’idv me ne rega assai poco, il fatto veramente importante è che i moralismi dei loro esponenti più in vista non coincidono sempre con i fatti degli esponenti del partito nei comuni, provincie, regioni,ecc… la seconda riflessione sarebbe da fare sul caso De Luca che pur avendo due rinvvi a giudizio per reati assolutamente non trascusabili(lui dice che lo ha fatto per gli operai, ma la questione posta così è troppo superficiale e in più sarà la magistratura a decidere nel merito)è stato acclamato a furor di popolo dimostrando che tra l’elettorato di cdx e quello di csx non cambia poi molto quando si dovrebbe affrontare l’annosa questione morale(almeno nel contesto descritto).
da una parte il congresso è stato soddisfacente, dall’altra ha messo a nudo la poca professionalità del tutto(cose inventate al momento cosa che in un congresso del pdl non esisterebbe)e soprattutto i limiti del partito.
Guarda, il barometro della qualità dell’azione politica in questo sistema di potere è semplice. Si misura in termini di interesse.
Il resto son chiacchiere.
Vai a vedere quali sono gl’interessi che s’abbarbicano dietro al PdL, vai a vedere quali sono gl’interessi che sostengono il PD.
Vedrai che sono convergenti.
Vai a vedere le pagliacciate del PdL, vai a vedere i silenzi del PD, vedrai che sono convergenti.
La sola differenza sta nel fatto che la base del PdL vota prevalentemente per il proprio interesse, mentre la base del PD vota prevalentemente contro il proprio interesse.
L’interesse perseguito è lo stesso, ma la quota di coglioni è enormemente superiore nelle file del PD che non nelle file del PdL.
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