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pubblicato il 7 febbraio 2010 alle 11:00 dallo stesso autore - torna alla home

De Luca raccoglie la standing ovation dei delegati e incassa l’appoggio di Tonino, che fino a lunedì lo aveva invitato ad impiegare il suo tempo a difendersi nei processi. Personalismo, inconsistenti alternative all’ex pm, scarse garanzie di democrazia interna: l’Idv decide di non cambiare


stor 11957465 46090 Congresso IdV: il padrone è ancora e solo Di PietroNon c’è De Magistris o candidato alternativo alla presidenza che tenga: dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, e solo lui, può far quel che vuole. E’ questa la verità che emerge dai primi due giorni del congresso del partito dell’ex pm di Mani Pulite, un congresso durante il quale i delegati provenienti da tutto il territorio nazionale hanno accolto con una standing ovation Vincenzo De Luca, il candidato del centrosinistra in Campania, al quale fino a sei giorni fa Di Pietro si era opposto in maniera netta. Ieri col cambio di posizione del capo giunge l’inversione di tendenza di tutta l’assemblea riunita all’Hotel Marriott.

NUOVE POSIZIONI - Fino al primo febbraio nessuno avrebbe mai scommesso un euro sul feeling improvvisamente sbocciato tra Di Pietro e il sindaco di Salerno. Era proprio il leader dell’Idv in un’intervista rilasciata una settimana fa a Repubblica e accuratamente riportata sul suo blog a lanciare segnali di sfida: “Ma mica De Luca se l’è comprato, il Pd? Mica ce lo ha detto il Padreterno che deve essere lui? Non è assolutamente il nome adatto per dare alla Campania la svolta che merita. Non vedo perché impiccarsi al ricatto, alla forzatura di uno solo. L’accordo con il Pd resta ed è forte in tutte le altre undici regioni”. Per Di Pietro erano sostanzialmente due le ragioni che rendevano inopportuno l’appoggio dell’Idv al candidato del Pd: “Una ragione politica e un’altra etica. Politicamente, non possiamo mettere la stessa faccia che governa da anni e anni il suo pezzo di territorio e spacciarla per il nuovo. La sua politica non rappresenta la discontinuità. Noi dell’Idv non siamo per la politica del meno peggio, della rassegnazione”.

DE LUCA ERA INCANDIDABILE - Oggi però, sembra che quella “discontinuità” invocata dall’Idv tutta De Luca possa rappresentarla e che la sua scelta non rappresenti più un esempio di “politica del meno peggio”. Eppure i problemi giudiziari del sindaco di Salerno non sembrano affatto essersi risolti nelle ultime ore. I rinvii a giudizio, così tanto sbandierati dai dipietristi nel sostenere la tesi della non candidabilità di De Luca, sono ancora lì a pesare sul groppone dello sfidante di Stefano Caldoro. “Suggerirei all’imputato De Luca di impiegare il suo tempo a difendersi nei processi. Ne avrà di cose da ricostruire e da dire”, sentenziava Di Pietro lunedì scorso, e con lui tutti i militanti che con lui oggi brindano al repentino passaggio da “partito di opposizione” a “partito di alternativa”.

NESSUN CONCORRENTE - L’altra prima donna, Luigi De Magistris, l’unico che avrebbe potuto spaccare il partito, dissente oggi dade magistris di pietro Congresso IdV: il padrone è ancora e solo Di Pietrolla linea del capo. Ma lo fa con moderazione, senza fare affondi e creare scompigli, stando bene attento a non rovinare la festa. Ci riesce: la sua posizione passa quasi completamente inosservata nel mezzo di una platea che è tutta per Tonino. Agli altri non restano le briciole: la mancata presentazione di una mozione alternativa e davvero concorrente a quella di Di Pietro ha segnato la salvezza del presidente da ogni rischio di perdere le redini della sua creatura. L’unico outsider, il deputato Franco Barbato, per dire, stando a quanto riporta Il Giornale, non sarebbe nemmeno stato riconosciuto da un buttafuori. Privo di badge, gli avrebbero vietato l’ingresso in sala, costringendolo a tornare indietro per recuperare il suo tesserino.

L’IDV COME IL PDL - In perfetto stile Forza Italia-Pdl, proprio come avviene al suo peggior avversario politico, probabilmente Di Pietro sarà eletto per acclamazione. E probabilmente le primarie o altri criteri di selezione democratici dei candidati non saranno introdotti, la struttura del partito resterà verticistica, così come non verranno fatti gire di vite nei confronti parentopoli e verranno vietati quei doppi e tripli incarichi che pur attanagliano il partito che fa della questione etico-morale la sua principale ragione di vita. Dulcis in fundo, pure la promessa della notte delle Europee di giugno scorso, quella di far scomparire il nome Di Pietro dal simbolo, sembra stenti a materializzarsi. Insomma, che prenda il 2 o l’8%, per l’Idv i tempi non sono abbastanza maturi per spezzare il cordone ombelicale che lo lega ancora al suo fondatore. L’appuntamento per creare un partito davvero plurale è rinviato al 2013, al dopo elezioni, quando Di Pietro, come ha annunciato ieri, lascerà la guida e si limiterà ad essere un socio onorario. Sempre che non cambi idea due giorni prima.

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