Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Editorialedi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 7 febbraio 2010 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Nel gergo internet le Attention Whore sono quelli (o quelle) che cercano di farsi notare dicendo una stronzata o tenendo comportamenti inutilmente provocatori o deliberatamente cretini. Gioacchino Genchi, porastella, potrebbe anche ambire al titolo di attention whore per la sua uscita durante il congresso dell’Italia dei Valori a proposito dell’aggressione di Tartaglia al premier, se non fosse che, avendo ritrattato tutto quello che ha detto mezz’ora dopo dichiarando che è stato frainteso (come quel Silvio che i dipietristi odiano tanto), nemmeno questo titolo si merita.

“Nel lancio della statuetta del duomo di Milano a Berlusconi non c’è nulla di vero”, ha detto Genchi, motivando poi il suo giudizio da informatissimo competentone con le seguenti inoppugnabili prove: .”Dopo l’outing della moglie di Berlusconi e il fuorionda di Gianfranco Fini a Pescara provvidenziale è arrivata quella statuetta che miracolosamente ha salvato Berlusconi dalle dimissioni che sarebbero state imminenti”. Genchi per sostenere la sua tesi cita: “la mia esperienza in polizia” (eh, certo, siccome incrociava tabulati telefonici per le procure, allora può valutare ad occhio l’esistenza dei complotti) e i “video che tanti giovani propongono su Youtube per capire che nel lancio non c’è nulla di vero” (e i video che invece tanti giovani propongono su Youporn invece che cosa dimostrerebbero?). Per dare ulteriore “credito alle sue informazioni”, Genchi ha ricordato la vicenda delle cimici ritrovate nel suo studio da Berlusconi una decina d’anni fa (che però vennero messe da chi si doveva occupare della bonifica, e non da Silvio), e ha parlato di una “pantomima coronata da quell’uscita di quel fazzoletto nero ed enorme che sembrava quello di Silvan dal quale mancava solo che uscisse un coniglio”.

Ovviamente, le affermazioni hanno da subito scatenato un putiferio, e sia Di Pietro che Donadi si sono prontamente dissociati. E a quel punto, quel grand’uomo di Genchi che ti ha fatto? Ha detto che non aveva detto quello che aveva detto: “È evidente che il mio intervento di oggi è stato totalmente frainteso. Le mie parole, infatti, non facevano alcun riferimento alla dinamica dell’attentato e non intendevano affatto metterne in dubbio la veridicità”. Patetiche bugie, di quelle con le quali ama nascondersi la gente che non sa più cosa dire. E che nemmeno si accorge di usare un fraseggio (“sono stato frainteso!) che sta sempre in bocca a quelli che loro hanno eletto ad avversari politici. E non solo nella stupidaggine che ha detto, ma anche nel voler poi cercare di far passare tutti per fessi facendo credere di non averla nemmeno detta (invece di avere il coraggio di chiedere scusa), risiede tutta l’idiozia irresponsabile di quelli come lui. Quelli a cui manca l’unico sentimento che, dalla notte dei tempi, spinge l’uomo a migliorarsi: la vergogna.

48 commentistampa - fallo leggere