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Niente resterà impunitodi Gymar
pubblicato il 31 gennaio 2010 alle 15:05 dallo stesso autore - torna alla home

Periodo, sei mesi fa; scenario, ameno luogo in terra elvetica. Bellinzona, (poco) nota capitale del Canton Ticino, cittadina che trovandosi in Svizzera, come coerenza che luogo comune impone, pullula di banche. Un uomo, 39enne che opera in una società di import-export e che possiede una residenza nel canton Vaud, è alla ricerca di finanziatori per realizzare in Spagna un importante progetto nel campo delle energie rinnovabili. Circa sei mesi fa, appunto, trova un gruppo di potenziali finanziatori, che sarebbe stato vicino a una facoltosa famiglia francese conosciuta anche in Romandia. Il gruppo avrebbe aggiunto 12 milioni di franchi ai 3 messi a disposizione dallo spagnolo: l’affare sarebbe stato di ben 15 milioni di franchi.

L’operazione si sarebbe dovuta concretizzare presso una banca ticinese di Bellinzona. Lo spagnolo, dopo aver ricevuto ottime credenziali dalla sua banca di Ginevra sull’istituto ticinese, accetta e viene in Ticino.

Arrivato a Bellinzona, si annuncia alla banca ticinese e aspetta i suoi truffatori in un salotto. Uno di loro si spaccia addirittura per il direttore dell’Istituto e si fa consegnare dall’uomo la valigetta con il milione e mezzo di euro e i titoli, per un valore di circa 3 milioni di franchi. Per la conclusione dell’affare, dicono i finti finanziatori, bisogna andare in un’altra banca a Lugano, ognuno con la propria auto. E così fa il 39enne che scopre, una volta a Lugano, di essere stato ingannato. Immediato il ritorno, nuovamente a Bellinzona dove denuncia il fatto alla polizia. Ora l’indagine procede anche con il coinvolgimento dell’Interpol Il pubblico Ministero però tace sull’intera vicenda non confermando e non smentendo l’accaduto. La valigetta, è stata ritrovata a circa 40 chilometri da Bellinzona in un’area di servizio, ma del suo contenuto nessuna traccia.

Nel frattempo la banca ticinese si dichiara estranea all’accaduto. Il direttore della banca ammette solo di essersi limitato a mettere a disposizione uno dei salottini della banca per un’operazione effettuata tra privati.Tralasciando il prosieguo dell’inchiesta (cinque persone, tra le quali il finto direttore, arrestate, possibile coinvolgimento di una banda di nomadi provenienti – si pensa- dall’Italia ecc…) tuttora in corso, resta il 39enne truffato che in una recente intervista affermava di essere in fallimento: ha dovuto chiudere la società, ha perso la casa, non ha più nulla, tutti i suoi averi dileguati. “Mi sono fidato, in tutto il mondo le banche svizzere sono conosciute per la loro serietà… Già solo il fatto di effettuare una transazione in una banca svizzera ispira fiducia…” afferma sconsolato. Appunto, si è fidato di un antico retaggio culturale, di un luogo comune che dà ancora alla Svizzera la palma di terra fatata e dorata: le banche, tutti ricchi, seri e ordinati, cioccolata e orologi a cucù. Un retaggio che non esiste più da decenni: la povertà, la disoccupazione, le truffe, esistono anche in Svizzera. E nel frattempo si scoprono altre truffe simili: due a Lugano e una -sfumata- a Ginevra, sempre Svizzera, sempre quella.

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