Il velo, la coercizione e il libero arbitrio

31/01/2010 - MA DI CHE PARLIAMO? - Sulla questione del velo in generale, della burqa in particolare, è bene ribadire una verità storica. Come per la circoncisione, la poligamia o, nei Paesi più a Sud, l’infibulazione, il velo (o Hijab, che significa

     
 

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MA DI CHE PARLIAMO? - Sulla questione del velo in generale, della burqa in particolare, è bene ribadire una verità storica. Come per la circoncisione, la poligamia o, nei Paesi più a Sud, l’infibulazione, il velo (o Hijab, che significa letterlamente «qualsiasi velo posto davanti a un essere o a un oggetto per sottrarlo alla vista o isolarlo») fu un costume di molti popoli del mediterraneo. Non è una caratteristica particolare dell’Islam e non rientra nemmeno nei precetti della religione. Dalla Grecia a Roma, dal Magrheb all’Europa, il velo era portato soprattutto dalle donne delle classi agiate o dalle donne sposate per coprirsi dagli sguardi altrui. Le schiave o le prostitute non lo portavano vista la loro condizione infima, era un simbolo di classe. Ora, il suo percorso storico è certo molto confuso, difficile risalire al momento nel quale divenne simbolo di appartenenza religiosa. Forse fu proprio Maometto a prescriverlo, o forse furono una serie di conseguenze legate a tradizioni più ancestrali. Come per altri costumi è difficile sbrogliare la matassa delle « origini », probabilmente perchè le vere origini si perdono negli angoli oscuri della nostra storia, quelle inventate hanno più successo. E’ evidente però che ci sono diversi tipi di velo. Dallo Chador al Niqab, dal Chadri alla Burqa, dal fazzoletto alla Jilbab o Djellaba vi sono molte differenze ideologiche e materiali, nonché molti usi differenti rispetto alle posizioni sociali. Basti sapere che il Burqa integrale, che copre viso, mani e piedi, è stato introdotto in Afghanistan, e nei Paesi dell’Asia Centrale, un secolo fa circa, e che solo da una ventina d’anni, forse trenta, è stato imposto a tutte le donne afghane. Prima indossavano il Chadri, che copriva il viso ma non le mani e i pantaloni. Certi tipi di Chadri sono persino aperti sul davanti, e lasciano intravedere gonna e pantaloni.

SEX SEMPER SEX - L’inasprimento afghano odierno sull’uso della burqa è evidentemente dovuto al regime talebano, che impose un modelllo teocratico stretto, in particolare contro le donne. Ma come al solito bisogna andare oltre e comprendere perchè questo tipo di inasprimento abbia avuto luogo. Sicuramente qualcosa è dovuto alla guerra continua che dissangua il Paese da più di trent’anni, all’invasione continua degli eserciti extra- nazionali; perchè la “sessualità dello straniero”, il “fantasma dello stupro” sono presenti in ogni società e le donne sono un bene prezioso, una merce di scambio, ma per i soli autoctoni. In Italia ci si scandalizza per le violenze sessuali attuate dagli immigrati e si sorvola, ci si indigna meno, su quelle fatte da italiani contro gli italiani. La sessualità dell’Altro è sempre bestiale, enorme, sanguinaria. Lo stesso discorso si può dunque applicare su tutti i movimenti che tentano una restrizione della libertà femminile, Chiesa Cattolica inclusa. Non sono i precetti della religione che guidano queste azioni, non lo sono nemmeno quando queste azioni si rivendicano religiose, è di sesso che si parla, sempre e comunque

SCHIAVITU’ VECCHIE E NUOVE - Tornando verso l’Europa: non credo che il velo sia il problema, né numerico, né sociologico. Non credo nemmeno che vietandolo risolveremo qualcosa. A me il velo non da fastidio in quanto donna, la burqa mi lascia forse perplessa ma non mi indigna, forse perchè ho avuto la possibilità di conoscere e vedere tante donne velate che sanno quello che vogliono, che studiano e lavorano. E’ sicuramente una tematica difficile da abordare e da generalizzare data la moltitudine di ragioni per le quali una donna decide di coprirsi, o meno, il viso, però il punto non sta lì. Il punto è che mi sembra improbabile trovare con esattezza dove finisce la coercizione e dove comincia il libero arbitrio. Difficile capire chi inculca chi e cosa. Noi donnine “evolute” ci sottoponiamo a diete stressanti, a portare pantaloni di due taglie in meno del necessario, a scoprirci la pancia e a mostrare le tette. Dov’è la coercizione? Dov’è il libero arbitrio? Non lo facciamo forse, (non tutte ovviamente) per arrivare più in alto cara Mara? Non ci adeguiamo a fantasie maschili? Tu forse lo sai meglio di me.

BE CAREFUL – La liberazione della donna deve partire dalle donne stesse: in molti casi si nota come certe situazioni economiche portino le donne a lavorare fuori dal nucleo familiare. Come accadde per noi durante la guerra, queste donne realizzano di avere un ruolo nella società esterna, e si battono per vedere riconosciuti i propri diritti. Solo questo può smuovere le acque, ammesso e non concesso che il velo rientri per loro nella categoria dei problemi, cosa di cui non sono sicura.L’Italia che si mette a misurare il valore delle proprie donne attraverso la loro bellezza fisica e il loro talento a sculettare sopra un bancone, che spinge le ragazzine a fare le veline, e poi si scandalizza se altre donne si coprono, non ripropone forse un’altra imposizione maschile al ruolo femminile? La libertà non può e non deve passare per il solo abbigliamento, non ha senso. Se mettiamo la battaglia femminista su questo livello riduciamo noi stesse al nostro corpo, riproducendo un’ideologia sulla donna non ancora morta nel nostro secolo. Francamente spero di non ritrovarmi in una dittatura della minigonna, in questo caso preferisco il velo.

     
 

11 Commenti

  1. ipazia scrive:

    Ma tu sei una donna?Da come ragioni,sembrerebbe proprio di no.Sembri piuttosto un prete.

  2. giul scrive:

    Bell’articolo! Complimenti davvero!

  3. Angela scrive:

    E’ un po’ quello che sostengo io da anni. Il Burqa e “le tette di fuori” sono due facce della stessa medaglia.
    E’ vero ciò che scrive la Tomasini, che la rivoluzione dovrebbe incominciare dalle donne stesse.
    Ma è anche vero che le donne dovrebbero fare una mostruosa autocritica su quello che hanno ottenuto con la parificazione e la libertà sessuale.
    Dunque, cosa abbiamo ottenuto?
    Un par de balle. Nel senso che siamo ancora considerate o puttane o sante o madri. Mai persone, più semplicemente oggetti per il maschio dominante. Perchè il maschio, o meglio, la cultura maschilista continua a regnare.
    Mara Carfagna ne è il sintomo più chiaro. Lei non se ne rende conto o forse le sta bene. Ma il fatto che alle pari opportunità sia stata messa una “prostituta delle immagini” che *forse* si è guadagnata il dicastero grazie a prestazioni sessuali orali (così dicono le male lingue) la dice molto lunga.
    Le Veline e le Burqine sono figlie dello stesso padre. Un Pater che vede la donna come una sua proprietà. Che poi la proprietà faccia vedere la vulva a tutti oppure solo a lui, c’è poca differenza. Sempre di oggetto sessuale trattasi.
    Per questo il discorso sul libero arbitrio lo sento fuorviante.
    Secondo me, ogni essere vivente mira alla libertà. E libertà significa autodeterminare sè stessi. Questo però non è facile perchè sin da quando siamo piccoli siamo circuiti dalla mentalità dei nostri genitori, dei parenti, della società, della cultura che ci circonda. Se vivi in Italia, in una famiglia media, probabilmente ti sembrerà naturale fare il finto cattolico e mostrare le chiappe per ottenere qualcosa magari sognando il palco del grande fratello o di striscia la notizia.
    Se nasci, che ne so, a Teheran ti sembrerà semplice e naturale vivere reclusa e nascosta, pregando dieci volte al dì e soddisfando ogni richiesta del tuo padre-marito-padrone.
    E dunque, cara Valentina, siamo d’accordo. Però, dico io, la libertà non è riscontrabile in nessuno dei due sistemi descritti. Se fossimo libere (e liberi) probabilmente non indosseremmo neanche i vestiti e assomiglieremmo ai Na’vi di James Cameron. Semi-nudi. Bellissimi. Liberi. In simbiosi col loro ambiente. Estremamente rispettosi dell’altro (a prescindere dalla specie).
    Invece siamo delle teste di cazzino, tutte prese a considerare solo l’aspetto fisico delle persone. Come si vestono. Cosa vestono. Come ti trucchi. Quanti cm fai vedere. E più sei troya, più sei volgare, più hai successo.
    Capita anche a me, nel mio mondo lavorativo, dove i colleghi non fanno altro che farmi notare quanto io sia cesso e quanto le mie colleghe (una in particolare) siano strafighe. Nonostante si viaggi verso la quarantina, mi sembra di essere sempre circondata da liceali in subbuglio ormonale che non vedono altro che tette, culi e bocche pronte.
    E non importa se una è brava o meno, no! Importa solo l’aspetto esteriore e quanto lo fai vedere. E la collega strafiga, quando si mette le miniminiminigonne e le tette di fuori, neanche se ne rende conto di essere fuori luogo. Lei pensa di essere bella e le belle devono farsi vedere.
    Questo è l’humus culturale italiano. E non è diverso da quello dell’arabia saudita. Siamo sempre e comunque oggetti, belli o brutti, ma sempre oggetti.
    Hai perfettamente ragione, Valentina. Il confine tra libero arbitrio e costrizione è sottile. Per come la vedo io, l’Italia è scivolata nella costrizione da sempre.
    Le donne sono sempre e comunque begli oggetti che non devono parlare, bensì solo mostrare le loro grazie.
    Guarda la tv. Non c’è una donna normale. E se c’è l’additiamo subito per cesso. Mentre gli uomini son dei grandi bidoni, però.. SONO BRAVI!!!!
    No, non siamo libere per niente. Altrimenti io non sarei circondata da liceali quarantenni cretini che fanno di tutto per farmi star male. Io ho notato anche questo: tanta gente gode nel sottolineare quando sei brutta e gode nel farti soffrire per questo motivo. E da questo che poi, secondo me, nasce tutta questa ossessione per “il bello femminile” che poi si evolve nella velina, nella letterina, nella escort. C’è una cultura, assorbita sin da quando siamo piccoli, che dice che la donna che conta è quella bella. Noi abbiamo in bocca sempre la parola bello. E nonci rendiamo neanche conto dei danni che facciamo. Io credo che alla base di questa situazione italiana ci sia proprio questo. Bella, bella, figa, fighissima, gnocca. E tutte le altte son da prendere a pesci in faccia. Così nascono le dittature. Io già la vivo la dittatura, cara Valentina. Secondo i miei colleghi dovrei girare in burqa perchè faccio schifo. Beh, Valentina, io non vorrei nessuna dittatura. Vorrei che la smettessimo di catalogare le donne in fighe e cessi. Magari se iniziamo da qua, la rivoluzione parte.

  4. ipazia scrive:

    Vedi Angela,se uno analizza il mondo “per fatto personale”,rischia di prendere tanti di quei granchi che nemmeno puoi immaginare, e di osservarlo con le lenti dello strabismo individuale,e vedere un unico albero nell’intera foresta.E’ quanto hai fatto tu nel tuo commento.

  5. “Ma tu sei una donna?Da come ragioni,sembrerebbe proprio di no.Sembri piuttosto un prete.”

    Ipazia: sono una donna, perlopiù agnostica e non battezzata dai genitori(che ringrazio tanto)! Sona una studentessa di antropologia e il mio percorso scolastico mi ha portato inevitabilmente a una critica dei miei modelli di pensiero occidentali,(per studiare l’Altro bisogna essere capaci di conoscere se stessi in primis). Inoltre non mi pare un linguaggio liturgico il mio ma se proprio vuoi considero certi preti ripettabilissimi, come certi imam, e altri assolutamente criticabili, come certi imam;)

    Inutile dire che sono d’accordo su Angela che ha evidenziato il punto cruciale.!

  6. talentosprecato scrive:

    “La liberazione della donna deve partire dalle donne stesse” è quello che penso anch’io. Come dicevo nei commenti al pezzo che abbiam pubblicato ieri, a proposito di burqa e bikini, sempre di schiavitù si parla…

  7. sayeret matkal scrive:

    Beh, l’articolo non mi piace ( diciamo pure che fa schifo…) tuttavia, siamo in un paese libero dove ognuno, ha il diritto di dire quello che pensa in merito a tanti argomenti delicati come questo.
    Tuttavia, ricordo che, i porci islamici sono venuti in Europa non per integrarsi, ma semplicemente per dare ordini…Beh, questi signori ( soprattutto in Italia..) non chiedono, ma pretendono, e questo noi non lo possiamo accettare. L’integrazione significa anche reciprocità, che tradotto in italiano significa che se un occidentale vuole diventare schifoso musulmano può farlo liberamente. Ma questo, deve valere anche nel caso in cui un musulmano vuole convertirsi al cristianesimo ( ci guadagna…questo è poco ma sicuro..).Tuttavia, non è cosi…se qualche musulmano si converte al cristianesimo, lo fa in silenzio per paura di essere ucciso dai porci estremisti musulmani di m…… Questi porci chiedono sempre la costruzione di moschee, benissimo, noi lo possiamo accettare solo se questi maiali permettono la costruzione di chiese a casa loro ( questo non potra mai realizzarsi … maiiiiiiiiiiii ).Alla luce delle superiori considerazioni, l’integrazione non può mai realizzarsi, semplicemente perchè, questi terroristi del c….. vogliono solo conquistare l’occidente..e noi dobbiamo lottare per evitare questo ( ai c….pacifisti anti-israeliani..può far piacere che un domani, mia figlia ,sia costretta ad indossare il velo perchè gli arabi sono diventati maggioranza, ma non è il mio sogno…e se questo è il loro obiettivo, beh meglio combattere e rispedirli nel deserto…questo non lo voglio io, ma loro….).
    La discussione sul velo, è molto importante, soprattutto in Italia, atteso che da noi è proibito camminare con il volto coperto ( questa è legge…). In Francia l’hanno capito e prendono seri provvedimenti. Tutto il resto, sono solo parole inutili con il quale si vuol far passare la questione del velo islamico come un diritto per gli stranieri ( c…… arabi nel caso in specie….ahahahahhahah ). VIVA ISRAELE E GLI ISRAELIANI, UN POPOLO CON GLI ATTRIBUTI…

  8. trallalero trallalla scrive:

    Seryet mentecat……

  9. flock scrive:

    “proposito di burqa e bikini, sempre di schiavitù si parla…!”

    dieci minuti di risate

  10. Valentina Tomasini scrive:

    Sayeret l’articolo può anche farti schifo ma parlare dei musulmani come dei porci mettendo tutti nello stesso sacco e aberrante come il tuo discorso in generale. Nei tuoi propositi non ti rendi conto che utilizzi frasi trite e ritrite, stereotipi popolari buoni per un leghista campagnolo, per giusitificare un razzismo “a priori”. Non può esistere integrazione punti. Io non lo credo dato che l’uomo ha sempre viaggiatom, tra scontri e incontri, e tu sei probabilmente il risultato di tante migrazioni (come tutti noi). Ma dall’alto del tuo pregiudizio lo negherai sicuramente. Ebbene ognuno ha le sue idee ma le tue mi fanno schifo, siamo dunque sulla stessa linea d’onda. Vai a trovare il reverendo Terry Jones e brucia il corano tutte le volte che vuoi.

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