“Quei furbetti cosmopoliti della Fiat”
14/09/2012 - L'attacco di Della Valle al Lingotto. La situazione delle fabbriche e quella del mercato. Ed in più lo spettacolo atroce che dà di sé la borghesia italiana
“E’ bene che questi ‘furbetti cosmopoliti’ sappiano che gli imprenditori italiani seri, che vivono veramente di concorrenza e competitività, che rispettano i propri lavoratori e sono orgogliosi di essere italiani, non vogliono in nessun modo essere accomunati a persone come loro”: le parole di Diego Della Valle stanno rimbalzando tra agenzie di stampa e giornali on line, e il puntare il dito del patron di Tod’s nei confronti degli Agnelli e di Sergio Marchionne sembra quasi concordata con Cesare Romiti, secondo il quale il principale colpevole dell’attuale situazione alla Fiat è un sindacato prono e assente, “tranne la Fiom”. Ma il vecchio dominus della Fiat, nel frattempo passato da un insuccesso all’altro fuori dall’alveo di Torino, è andato giù duro anche con Marchionne: “Un’azienda che smette di progettare è finita”. Il fuoco di fila è cominciato, mentre la voce di Luca Cordero di Montezemolo – che ha definito quelle di Della Valle “parole inaccettabili” – sembra l’ultima difesa d’ufficio di un progetto, quello del rilancio della produzione dell’auto in Italia, destinato a fallire. Nel frattempo, cosa ci sia di male ad essere cosmopoliti è un mistero difficile da spiegare, mentre in quanto a furbizia gli imprenditori italiani non devono prendere lezioni da nessuno, in pullover o meno.
LA FIAT COME AZIENDA – Dal canto suo quel Marchionne che immaginava il Lingotto come un hedge fund dell’auto può fregarsi le mani. Le polemiche su Fabbrica Italia e l’affondo di Diego della Valle contro i vertici di Fiat giungono a poche ore dalla prestigiosa ‘promozione’ degli analisti di Goldman Sachs, che ieri avevano raccomandato l’acquisto di azioni del gruppo torinese, esprimendo la convinzione che il reale valore del titolo Fiat sia quasi il doppio delle attuali quotazioni in borsa. Di qui il rialzo del target price sull’azione da 7,8 a 8,5 euro: un segnale ben accolto dal mercato che oggi – pur in un contesto di diffusi rialzi – ha premiato le azioni del lingotto con un rialzo di 10 centesimi (+2,15%) a 4,84 euro. Alla base della valutazione di Goldman Sachs, la convinzione che giudicare Fiat solo come un produttore europeo e’ “malposta’ visto che dopo l’accordo con Chrysler ” Fiat ha la minor esposizione dei ricavi all’Europa tra i produttori su cui abbiamo copertura”. Sottolineando, poi che le sfide di Fiat sono “chiare”, gli analisti di Goldman Sach prevedono che il Lingotto “dovrebbe raggiungere il breakeven nel 2014″, ritengono che ” Fiat possa acquisire il controllo di Chrysler entro 18 mesi” e si aspettano “una significativa crescita dell’Eps” una volta che “le incertezze nell’Eurozona permetteranno a Fiat /Chrysler di ridurre l’eccesso di cassa.
LA FIAT COME FABBRICA - Nel frattempo aumenta la paura nelle quattro fabbriche Fiat: tra i lavoratori di Mirafiori, Pomigliano, Cassino e Melfi dominano incertezza, sfiducia, a volte rabbia, in qualche caso rassegnazione. Le linee in molti casi sono ferme, le tute blu in cassa integrazione, ma tutti, scrive l’Ansa, hanno voglia di parlare, di raccontare difficolta’ e preoccupazioni. Anche nella fabbrica modello di Pomigliano il clima e’ diverso da quello di un anno fa. I lavoratori chiedono ‘precisazioni chiare ed inequivocabili’, e annunciano di essere pronti a effettuare ‘picchetti dentro e fuori lo stabilimento, se necessario’. ‘Ci hanno chiesto di scegliere con un referendum e abbiamo votato sì – spiegano alcuni lavoratori della newco – e ora la Fiat dice che il progetto Fabbrica Italia non c’e’ piu’ e che cambiera’ le carte in tavola. Allora aveva ragione chi si opponeva?’. Chi e’ fuori, invece, afferma di non avere piu’ ‘alcuna speranza’. ‘Siamo pessimisti – afferma Giovanni, da quattro anni in cig – a luglio scade la cassa integrazione e noi saremo senza un lavoro’. Clima analogo a Mirafiori, lo stabilimento piu’ grande della Fiat, fermo per cassa. ‘Abbiamo paura delle scelte di Marchionne – afferma Rosa Carlino, da 33 anni in Fiat – La fabbrica da’ un senso di abbandono, non c’e’ niente che dia il segno di un futuro. Sta male soprattutto chi in quel piano ci ha creduto davvero. I diritti ce li hanno tolti subito, il lavoro e’ rimasti un miraggio’. ‘Circola la voce che anche la Mito possa essere spostata altrove, e’ il segno dell’incertezza’, aggiunge Luigi Tarasco, che a Mirafiori e’ entrato nel 1987. Parla di ‘delusione e tristezza’ Antonella Palumbo, da 25 anni in carrozzeria. C’e’ anche chi conferma ‘piena fiducia’ a Sergio Marchionne: ‘la crisi c’e’ per tutti. Mirafiori non chiudera’ perche’ e’ il simbolo della Fiat‘, dicono Domenico Antonicelli delle Presse e Rosario Palermo delle carrozzerie. ‘Non ho mai creduto in quel progetto – afferma Mimmo De Stradis, operaio di Melfi – e non mi stupisco piu’ di tanto delle ultime dichiarazioni di Marchionne. Purtroppo siamo stati presi in giro fin dall’inizio’. ‘Abbiamo paura di finire in mezzo a una strada da un momento all’altro’, aggiunge Anna, operaia di un centro dello stabilimento potentino, con due figli a carico: ‘Non ci sentiamo rispettati e le dichiarazioni di Marchionne non fanno che metterci ansia’. Ferma per cassa integrazione anche la fabbrica di Cassino (Frosinone). “Ci sentiamo a rischio – dice Ludovico Zonfrilli – c’è tanta sfiducia e preoccupazione. L’umore delle maestranze non è certo positivo perche’ le vendite sono sempre di piu’ in discesa. Lo stabilimento di Cassino si è sempre attestato su ottimi livelli di vendita e ora c’e’ tanta amarezza”.
LA FIAT E IL MERCATO - D’altronde, il mercato italiano è quello che è.
Per le strade italiane, complice la crisi economica, cresce la quota di automobili ultraventennali, ma il dato e’ registrato -con qualche preoccupazione per la sicurezza- anche dall’Aci: secondo i numeri dell’Automobile club le autovetture con oltre 20 anni di eta’ oggi circolanti in Italia sono quasi raddoppiate in pochi anni: oggi sono 4.155.257 , mentre nel 2005 erano 2.496.064 e nel 2000 erano 2.707.081. Incremento rilevato anche dall’Asi, che gestisce il registro delle auto storiche: se nel 2001 i mezzi iscritti erano 55.000, oggi sono quasi 200.000. Inoltre -sono i dati Aci- sono in diminuzione del 5% le rottamazioni, e “ogni 100 autovetture nuove ne sono state vendute 228 usate a agosto e 169 nei primi otto mesi dell’anno. Questi valori risultano particolarmente elevati perche’ il numero delle prime iscrizioni ha raggiunto questo mese il minimo storico di agosto 1964″.
LA FIAT E LA POLITICA – Anche la politica ha voluto dire la propria sul tema, complice l’imminenza della campagna elettorale. – ‘Sul problema Fiat e’ ora che il Governo intervenga’, afferma il capogruppo del Pd nella commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano. ‘Dal dialogo vellutato tra imprenditori – aggiunge – siamo passati a giudizi pesanti, come quello di Della Valle, che hanno a che vedere con le capacita’ manageriali di Marchionne. Dal canto suo l’amministratore delegato di Fiat e’ contraddittorio perche’ parla di una collocazione delle eccedenze Chrysler sul mercato europeo mentre denuncia una sovraccapacita’ produttiva di automobili in Europa. Non vorremmo assistere inermi – conclude – ad un gioco al massacro a causa del quale a pagarne le conseguenze sarebbero, ancora una volta, i lavoratori. Non c’e’ piu’ tempo da perdere’. La vicenda Fiat e’ causa di fortissime preoccupazioni. Giustamente a suo tempo sono state favorite le combinazioni perche’ l’azienda potesse muoversi facendo i conti con la concorrenza internazionale. Adesso, pero’, emergono ipotesi di disinvestimento che richiedono un chiarimento di fondo anche con l’intervento del Governo. Il dottor Della Valle avanza interrogativi polemici che richiedono risposte’, ha affermato Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. L’Idv punta il dito sulle bugie di Marchionne e sostiene di “aver avuto ragione” a malgiudicarlo in tempi non sospetti. Dichiarazioni di cui si poteva tranquillamente fare a meno.
LA FIAT E I SALOTTI BUONI – L’impressione è che l’attacco di Della Valle costituisca invece la solita vendetta all’italiana. Prendendosela con azionisti – senza mai nominarli per nome – il patron della Tod’s si toglie qualche sassolino dalla scarpa dopo lo scontro in Rcs col presidente del gruppo torinese, John Elkann, allora definito ‘un ragazzino’. La primavera scorsa l’imprenditore marchigiano era uscito sconfitto nella battaglia per il rinnovo del Cda della societa’ che controlla il ‘Corriere della Sera’ dove invece Fiat, insieme a Mediobanca, era riuscita imporre un nuovo Cda con la presenza di diversi consiglieri indipendenti e la discontinuita’ nella scelta dell’amministratore con l’arrivo di Pietro Scott Jovane al posto Antonello Perricone. Estromesso con altri rappresentanti dei soci dal board, Della Valle aveva deciso allora di lasciare il patto di sindacato di Rcs, nel quale Piazzetta Cuccia e il Lingotto sono azionisti di peso. Oggi porta il conto: “Marchionne e Company hanno superato ogni aspettativa riuscendo, con alcune righe, a cancellare importanti impegni che avevano preso nelle sedi opportune nei confronti dei loro dipendenti, del Governo e quindi del Paese. Il vero problema della Fiat – riprende – non sono i lavoratori, l’Italia o la crisi (che sicuramente esiste): il vero problema sono i suoi azionisti di riferimento e il suo Amministratore Delegato. Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate”. Per fortuna nessuno si è sognato di rispondere ancora sfidando Della Valle a fare di meglio. Ma lo spettacolo che continua a dare la borghesia italiana nell’ultimo decennio si fa sempre più atroce.












Della Valle è solo un opportunista, uno che fa il finocchio con il culo degli altri. Dovrebbe solo vergognarsi.
Bisogna dare atto a Della Valle di fare l’imprenditore italiano in Italia.
Quell’altro ancora non si è capito se vuol fare il presidente della FIAT o della Chrysler, e Fabbrica Italia, e nuovi contratti agli operai; tante idee ma per ora zero risultati.
MENTRE TOTò RIINA RUBAVA E ASSASSINAVA LA GENTE RISCHIANDO DI ESSERE ASSASSINATO O DI FINIRE, USQUE AD MORTEM, ISOLòATO AL 41/BIS,
I FURBETTI DELL’INDUISTRIA ITALIANA, DOPO AVERE DEPREDATO LEGALMENTE LE CASSE DELLO STATO CON I CONTRIBUTI CHE I VARTI GOVERNI ELARGIVANO E ASSASSINATO GLI OPERAI PER LAVORI IN ZONE INFERNALI SONO A PIEDE LIBERO E, SENZA RESTITUIRE I CONTRIBUTI MULTIMILIARDARI RICEVUTI, VANNO A CONTINUARE LE STESSE RUBERIE IN ZONE CHE ANCORA NON HANNO SCOPERTO I LORO MODI DI RUBARE.
Salve ! Ci Risiamo Sperpero Investimenti di Stato mandati in fumo alla faccia del “Popolo Italiano” …..Alternativa Cercasi Coraggiosi Urgentemente ! “Giudici Magistrati” Con Mandato Immediato bloccare i Conti Correnti sequestro Cautelativo di tutti i beni in tutto il Mondo dell’attuale Responsabile sig. Sergio Marchionne Per tutti i Responsabili della Societa’ Fiat Affinche’ Ridiano con Interessi i Finanziamenti dalla “Repubblica Italiana” Cari Giudici Intervenite per eventuali Estremi Reati…. Appropriazione Truffa ecc ecc …. Un Popolo deve essere Giuridicamente Protetto dallo Spreco del Denaro Pubblico . In Vivissima Attesa Sociale Auguro un doveroso Fruttuoso Cammino per tutti gli Operatori “Giustizia”….
Per una volta do’ ragione al signor Della Valle. Oggi entrando in un autosalone del gruppo Fiat si prova un senso di pena. Pochissimi modelli, quasi tutti utilitari e spesso bruttini. Più qualche carrozzone Chrysler rimarchiato Fiat o Lancia. Nel settore SUV, premium, spider e coupe, station wagon non esiste un modello italiano acquistabile. C’è la crisi ma le Audi, BMW, Mercedes, Citroen si vendono bene e si esportano anche in Cina…
veramente la citroen sta per fallire (come tutto il gruppo peugeot)
With havin so much content and articles do you ever run into any issues of plagorism or
copyright infringement? My site has a lot of exclusive content
I’ve either created myself or outsourced but it looks like a lot of it is popping it up all over the web without my agreement. Do you know any solutions to help stop content from being ripped off? I’d really appreciate it.