di Alessandro D'Amato (Gregorj)

Redditi, giustizia sociale e voyeurismo

Visto che i giornali italiani oggi non escono, approfitto dello spazio per scrivere due parole su ieri: dopo la pubblicazione di questo articolo sulla comparsa delle dichiarazioni dei redditi 2005 sulle reti peer to peer e in particolare su E-Mule, un gran numero di persone è arrivato su questo sito (causando, tra l’altro, per l’ennesima volta una serie di crash del nuovo server che ci ospita: Unbit ci sta amando!); arrivato dagli aggregatori come Oknotizie, dove la notizia è stata segnalata, ma anche e soprattutto da Google, le cui chiavi di ricerca portavano quasi tutte da queste parti. Siamo soddisfatti del risultato, ma non possiamo non domandarci cosa significhi questa “caccia al reddito” (proprio o altrui) che si è scatenata. Pensiamo di aver fatto il nostro dovere, pubblicando una notizia di interesse generale - e su questo non è che ci sia da contestare, vista la caccia che si è scatenata - prima di altri media. Anzi: avremmo potuto pubblicare molto prima, se non ci fossimo impegnati in una serie di verifiche per capire se gli elenchi fossero veri o falsi, che ci hanno portato via ore di lavoro. E abbiamo anche cercato di limitarci alla pura cronaca dei fatti, senza “ficcare il naso” in cose che non ci riguardavano come dare i nomi che stavano negli elenchi o fornire classifiche dei “più ricchi” della zona. La Ripubblica l’ha pensata diversamente, e ha anche aggiunto il particolare della messa in condivisione su Rapidshare che speriamo non porti guai legali a chi l’ha fatto. Il Corriere, invece, è arrivato con 4 ore di ritardo, ma ha pensato bene, già che c’era, di citare anche blog che avevano parlato della cosa senza linkarli ma permettendo, a chiunque sappia usare Google, di rintracciare gli autori.

Una cosa è certa: le decisioni contraddittorie del Garante della privacy (di cui abbiamo parlato qui) ieri sono state di fatto “abrogate” da una volontà popolare che, perlomeno per quel che concerne il pubblico della rete (che sappiamo non essere indicativo di come la pensino gli italiani, per carità), voleva che quegli elenchi fossero resi pubblici. Non esprimiamo un giudizio di merito su questo, visto che non ci compete: ma sarebbe giusto cercare di comprendere le ragioni di questa “voglia di trasparenza” che il popolo del Web ha espresso a proposito delle liste. Una voglia che sembrerebbe stare a metà tra la giustizia sociale e il voyeurismo: molti hanno parlato di “giusta trasparenza”, perché secondo loro è etico conoscere il reddito non tanto del personaggio pubblico o del parlamentare - quelli sono già oggi alla portata di tutti - ma anche del riccone della propria provincia o del vicino di casa. Opinioni legittime: in questa redazione ce ne sono di altre diametralmente opposte, ugualmente fondate. Ma sarebbe da stupidi non pensare che anche altre motivazioni hanno mosso la caccia al reddito: ovvero quell’insana voglia di farsi gli affari altrui che fa venir voglia di guardare dallo spioncino ogni volta che torna a casa il vicino. “Chissà quanto guadagna, visto che lo vedo girare in Cayenne“, ed ecco l’italiano medio, storicamente allergico ai computer e digital diviso, trasformarsi in pochi secondi in un aspirante pirata informatico, stressando Google con miriadi di combinazioni di chiavi di ricerca e poi tuffandosi magari per la prima volta nel magico mondo del p2p sentendosi un novello Sherlock Holmes. Senza contare tutti quelli che hanno scritto alla mail di Giornalettismo perché “non avevano capito come scaricare gli elenchi e dove sono“. Gli (aspiranti) sociologi analizzeranno queste reazioni in maniera molto più approfondita. Noi ci limitiamo a segnalare notizie e indicare spunti di riflessione, essendo questo l’unico ruolo che ci compete.

Due parole però non possiamo non dirle sul maitre-à-penser e leader maximo del millennio: Beppe Grillo l’altroieri si è scagliato contro la messa on line dei redditi 2005 (con motivazioni risibili: secondo lui la mafia e la camorra hanno bisogno dell’Agenzia delle entrate per scegliersi le persone da rapire), scatenando nei suoi commentatori una specie di rivolta popolare tra i suoi commentatori, i quali non hanno capito che quando invocava la massima trasparenza nella vita sociale, il Beppe, parlava degli altri e non di sé stesso. Non contento, il giorno dopo ha totalmente sbroccato: “Felice di essere attaccato dai giornali di regime. Dalle testate e dalle televisioni della Confindustria e di Testa d’Asfalto che per diffamarmi usano i loro servi. Sono strafelice che gli italiani sappiano quanto guadagno e quanto pago di tasse. Incredibilmente ilare per lo spazio che i direttori dei quotidiani e dei telegiornali dedicano alla rivolta dei grillini sulla pubblicazione on line dei redditi“. Ha detto, con un vittimismo degno davvero di miglior causa, di essere stato attaccato dai “giornali di regime“, che invece hanno fatto il loro mestiere (dare le notizie, quello che li accusa di non fare) riferendo delle furiose reazioni dei suoi commentatori. Non una parola, in tutto il post, sui tanti dissensi raccolti tra i suoi sodali. Ecco, con questa mossa il Grillo nazionale ha finalmente fatto capire che lui - il “democratico diretto“, quello del “tutto il potere al popolo“, avete presente? - le “reazioni” ai suoi post non le caga nemmeno di striscio e, alla maniera dei Fidel Castro e dei Ceausescu, per lui i “dissenzienti” nemmeno esistono. Speriamo che i grillini suoi commentatori abbiano finalmente capito con chi hanno a che fare: con uno che quando sono in disaccordo con lui nemmeno li degna di una qualsivoglia risposta.

Intanto, ricordiamo a ognuno l’esistenza di GiornaNetwork (grazie a tutti quelli che ci hanno scritto: vi stiamo vagliando e aggiungendo il più rapidamente possibile) e la possibilità di scriverci per segnalarci notizie o per tutto quello che volete. Noi siamo sempre qui. Pubblichiamo con qualche giorno di ritardo per smaltire un po’ di corrispondenza arretrata, ma vi pensiamo sempre.

(le vignette che vedete qui ospitate vengono dall’archivio di Cuore, settimanale di resistenza umana, messo on line dai benemeriti di Unamanolavalaltra). Grazie di esistere. E, pensate, sono state realizzate 17 anni fa. Come (NON) cambia il mondo, eh?)

12 commenti

  1. Just Commenti: 366 Articoli: 3

    Guarda te il Corriere come mette i link, nel secondo paragrafo: non cliccabile, lunghezza intera ad andare a perdersi nel nulla della colonna di destra.
    Giornalettismo ha dei montatori migliori (coff-coff! eh-ehm… ) di quelli del Corriere.
    Cari amici della RCS, la mia email è di pubblico dominio, fate vobis.

  2. Gregorj Commenti: 458 Articoli: 81

    certo, a parte il fatto che non vedono i pezzi da montare e li lasciano lì per giorni due, sono migliori :D

  3. Just Commenti: 366 Articoli: 3

    È che il mio inconscio si rifiuta di vedere i pezzi di Ricchiuti in attesa.
    Comunque, cari, carissimi amici del Corriere, vedo che avete bisogno di me: posso lavorare da casa o da dove vi pare, adsl-munito, portatile-munito, auto-munito, militesente, sana e robusta costituzione, single, voracemente eterosessuale… e se preferite abbandono l’ateismo e mi faccio cresimare dal Pontefice. Concordo sul fatto che al Corriere debba lavorare solo gente che sia nella Grazia del Signore.

    Vostro Francesco Cristiano L.

  4. Just Commenti: 366 Articoli: 3

    Ah, guardate che quelli del Corriere hanno corretto il link che ho segnalato poc’anzi. Al secondo paragrafo potete ammirare ora la potenza e la perfezione, nella sua semplicità, dell’href.

    Ma almeno un grazie, no eh?

  5. Redditi 2005: che strana indignazione….

    Lo dico chiaramente. L’indignazione “pro-privacy” di tutti coloro che, nella blogosfera, stan criticando la scelta dell’agenzia delle entrate di pubblicare on-line i redditi dei cittadini non la capisco.
    I redditi, per quanto ne…

  6. Mi domando perchè nessuno si è messo a riflettere sulla questione più importante: perchè il fisco ha pubblicato le liste? Qual’era l’utilità della cosa? la prima risposta che mi viene in mente è che spera in una bella ondata di delazioni del tipo “il mio avvocato, che dichiara 13.000 euro l’anno, gira in Maserati, vive in un attico di mille metri quadrati, e sverna ai Caraibi”. Cioè, spera che l’invidia sociale faccia quello che non riesce a fare la guardia di finanza.

  7. Avete pensato alle possibili conseguenze di questa pubblicazione dei Redditi sul web? un pretesto per un bel giro di vite sulla libertà d’informazione in Italia? I media, salvo rare eccezioni, sono allineati e coperti ….

  8. Che Italia impicciona e invadente direi!!!!!…ed è gravissimo violare la privacy di una persona, anzi divulgare delle informazioni alquanto private!!! grave, molto ma molto grave!!! è stato violato uno dei principi fondamentali della costituzione “il principio di riservatezza”!!…e si parla anche di “invidia sociale”!! non ci posso credere!! Invidia..peccato capitale!! quindi l’Italia oltre ad essere riconosciuta all’estero come ladrona, sarà classificata anche come un popolo invidioso impiccione e invadente!!!!..è una vera vergogna!

  9. Per quello che mi riguarda, a me non interessa che la gente venga a sapere quanto è il mio reddito,ne quello che faccio, penso di essere un normale cittadino.Sapere del reddito di altri,non è essere impiccioni,siamo un paese con alto tasso di evasori,vorrei poter dire al finanziere che mi chiede lo scontrino fiscale mentre mi lecco un gelato di 1 euro,dove utilizzare meglio il tempo con più precisione.Certo che per molti questo non è giusto ed è soltanto perchè molti sono gli evasori.La privacy dovrebbe essere garantita solo per quei fatti che possono nuocere esclusivamente, alla persona in seno alla famiglia o alla società,quindi punire energicamente non chi li acquisisce ma chi li divulga.Sempre secondo me, a questo punto,preferirei di essere spiato e non vivere in un mondo di evasori e delinquenti.

  10. L’avvocato amministrativista e presidente del CODACONS , Carlo Rienzi, ha ricordato che il Consiglio di Stato con numerose pronunce ha definito esattamente ciò che è lecito e ciò che non lo è nella materia in questione con decine di sentenze.

    “Laddove si tratti di redditi di soggetti che in vario modo sono alimentati da danaro pubblico o comunque destinati a finalità pubbliche – ha dichiarato Rienzi – è sicuramente ammissibile l’accesso alla denuncia dei redditi e la sua pubblicazione . Ad esempio tutti i redditi degli addetti e dirigenti pubblici, compresi i componenti degli organi elettivi come Comuni, Regioni, Camera e Senato, pagati con danari dei cittadini sono accessibili a chi ne faccia richiesta. Lo stesso per i dirigenti degli enti pubblici, e delle società concessionarie come la RAI , Ferrovie, Acea, Poste e di qualsiasi altro ente che eroghi un servizio pubblico universale pagato dai cittadini o con una parte dei danari dei cittadini.”
    “Ancora sono pubblicabili i redditi di soggetti dello spettacolo, della politica,dello sport, della società civile, la cui notorietà e rilevanza e interesse sociale – ha aggiunto Rienzi- faccia scattare il diritto- dovere di cronaca , che , come è noto , costituisce un diritto costituzionale pari a quello della riservatezza, e quindi una esimente da reati e rende non punibile ciò che altrimenti lo sarebbe”.
    “E altrettanto accessibili sono le denunce dei redditi quando esse servono al cittadino per difendersi in giudizio, come ad esempio il coniuge che intende fare causa all’altro coniuge ha diritto a vederne la denuncia dei redditi ai fini di ottenere dal Giudice uan giusta sentenza circa gli obblighi di mantenimento della famiglia.”
    “In pratica – ha concluso Rienzi – chi vuole mettere il naso negli affari altrui deve avere un interesse qualificato e concreto, come stabilisce l’art. 25 della legge 241/90, e deve in ogni caso lasciare traccia della sua domanda di accesso e del suo interesse. Ciò anche ai fini della responsabilità che su di lui incombe ove il dato venga diffuso a terzi per sua colpa. E’ invece sicuramente da escludersi la possibilità di pubblicare tutte le denunce dei redditi su internet in modo generalizzato, e ciò innanzitutto perchè tale pubblicazione non garantisce più né sui soggetti che ne vengono in possesso, né sul rispetto dei limiti temporali della pubblicità degli atti”

  11. se si mette una videocamera in un cesso pubblico e si chiede poi alla gente se vuol poter vedere le riprese si sa già che la maggioranza avrà voglia di vedere… e magari di condividere col p2p.

    Che questo sia un argomento per dire che è cosa buona e giusta e che la debba promuovere lo stato, infischiandosene dei danni morali e materiali che ai malcapitati possono derivarne, mi pare molto dubbio.

  12. La pubblicazione in rete non contribuisce in nulla alla lotta all’evasione che può essere fatta solo dall’amministrazione fiscale che ha tutti i mezzi per accertare proprietà, consumi di lusso, conti bancari, ecc. Il vicino di casa invidioso al fisco farà solo perdere tempo perchè i dati di una annata fiscale possono essere influenzati da poste attive o passive particolari.

    Non risulta che ci sia 1 solo paese al mondo che, qualunque regime di pubblicità/riservatezza abbia adottato sui redditi, metta questi dati in internet a disposizione di chiunque, in elenchi scaricabili e riutilizzabili per infiniti scopi (da quelli illeciti a quelli commerciali a quelli semplicemente discriminatori… ).

    L’idea più assurda è che una mossa del genere sia in qualche modo equa, ridistributiva, di sinistra, nell’interesse dei più poveri … e cose simili. L’effetto è opposto. Si risolve in un gran favore per tutti quelli che ti vogliono vendere o rubare qualcosa e che si possono selezionare il mercato. Appesantisce la valutazione sociale sulla base del reddito. Offre ai seccatori e ai nemici una scusa per chiedere prestiti, fare attacchi malevoli, ecc. Ma di questo ci si accorgerà solo dopo…

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