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Internidi Pietro Marmo (marblestone)
pubblicato il 16 settembre 2008 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

La nuova legge 112 in materia di normativa del lavoro migliora le condizioni…dell’imprenditore. E vengono smantellate le disposizioni del deceto Bersani, che pure avevano avuto prodotto ben più di qualche effetto

In fondo è un fatto di sensibilità: la maggioranza degli italiani vede nei morti sul lavoro centinaia di padri di famiglia che perdono la vita in situazioni spesso degradate, di sfruttamento, in incidenti spesso evitabili se fossero rispettate le più banali norme di sicurezza. Il governo però vede oltre: vede centinaia di buoniansa103081600405170627 big Siamo sicuri che anche gli operai vadano in paradiso? padri di azienda che, solo per aver assunto delle persone a nero o aver risparmiato il possibile nella loro dotazione di sicurezza, possono perdere migliaia di euro o addirittura la loro preziosa attività imprenditoriale. Per questo i tecnici hanno lavorato anche nelle notti calde ed afose di agosto per produrre, il 18 agosto, il decreto 112 che introduce brillanti novità in materia di normativa del lavoro.

BIANCO E NERO - Due sono gli elementi sostanziali di modifica: le sanzioni per il lavoro sommerso e l’orario di lavoro. Il primo elemento tende ad eliminare quelle norme, introdotte dal decreto Bersani, che prevedevano multe da 3 a 12 mila euro per ogni lavoratore sommerso. Ora, il povero imprenditore che riceve la visita dei pochissimi ispettori in forza al ministero può candidamente dimostrare che aveva dimenticato di effettuare la registrazione e, con una piccola multa di 250 euro, può regolarizzare i sommersi entro il 16 del mese successivo. Se poi un imprenditore incappa in uno di quegli ispettori politicizzati, magari comunisti, che lo vede come un diavolo capitalista, per cui lo controlla insistentemente magari trovandolo sempre in infrazione, non deve aver più paura: l’ispettore non può più bloccare la sua preziosa attività ma pagando una piccola multa può garantire che le sue macchine non si fermino.

AZIENDA DELLE LIBERTA’! - Se però anche il governo riconosce che una delle principali cause di morti sul lavoro è l’uso eccessivo del lavoro notturno e straordinario interviene con questo decreto a regolarizzarlo281 Siamo sicuri che anche gli operai vadano in paradiso? lasciando piena libertà a imprenditore e lavoratore nel definirne la giusta quantità. Inoltre si rimette al buon cuore dell’imprenditore riducendo quelle stupide sanzioni che lo punivano ingiustamente, qualora questi limiti fossero stati superati, fermando proprio quell’attività così preziosa da richiedere tanto lavoro extra. Così si mette fine ad un corpo normativo, messo in piedi dal precedente governo, che ad esempio aveva diffuso il panico tra tanti imbroglioni con la semplice e banale norma del tesserino di riconoscimento (recante nome di lavoratore e impresa): basti pensare che tutte le piccole imprese che lavoravano in subappalto per ambienti più controllati come le grandi aziende hanno dovuto regolarizzare i propri sommersi per non incappare nella censura non degli ispettori ma dei responsabili della sicurezza dell’azienda ospitante. Ora anche questo obbligo è stato annacquato dal famoso decreto.

SI STAVA MEGLIO… -
E non si può dire certo che tali norme non avessero avuto un effetto più che positivo. Nel 2007 si è infatti registrata una diminuzione del 10% delle morti sul lavoro (con esclusione ovviamente della categoria degli incidenti stradali che è aumentata del 10%), diminuzione più sentita al nord dove le nuove norme sono state sicuramente rispettate di più. Il governo del miglior amico degli imprenditori ha però pensato che fosse ora il turno che la categoria dei suoi amici dovesse essere rassicurata. E se le cifre tornassero a crescere resta sempre la possibilità già testata da Castelli: cambiare i metodi con cui si calcolano le statistiche sugli incidenti, disaggregando i dati relativi agli incidenti stradali, per far vedere che le cose non sono peggiorate, anzi sono migliorate nettamente grazie alla nuova legge salvaimprenditori

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