Munich. “L’ira di Dio”
16/09/2008 - La storia di una delle più famose operazioni dei servizi segreti israeliani è stata raccontata nel noto film di Steven Spielberg. Non tutti hanno trovato corretta la sua ricostruzione storica, ma su alcune cose il regista americano aveva ragione da
La storia di una delle più famose operazioni dei servizi segreti israeliani è stata raccontata nel noto film di Steven Spielberg. Non tutti hanno trovato corretta la sua ricostruzione storica, ma su alcune cose il regista americano aveva ragione da vendere.
Una settimana fa l’ex agente del Mossad Rafi Eitan, vispo vecchietto di 81 anni e Ministro per gli Affari dei Pensionati israeliano, ha dichiarato a Der Spiegel che il Mossad potrebbe rapire il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e portarlo all’Aja per essere processato. E’ chiaro che questa è una non notizia perché il Mossad se lo sogna di spiattellare sul più grande settimanale europeo una cosa del genere. Ahmadinejad può dormire tranquillo. Questa non notizia però mi ha ricordato quanto di buono il Mossad
abbia fatto in questi ultimi 59 anni. Nel senso che sarebbe in grado senza problemi di prendere il piccolo iraniano, impacchettarlo ben bene e spedirlo su Marte in una capsula. Tra le azioni (conosciute) del servizio segreto israeliano la più clamorosa ovviamente è l’operazione “Ira di Dio” raccontata nel film Munich di Spielberg. Veloce, carico di tensione, girato da un maestro della cinepresa, davvero. Chi non l’ha visto lo dovrebbe vedere, chi l’ha visto dovrebbe rivederlo, chi l’ha rivisto dovrebbe vederlo al contrario, così giusto per.
LA STORIA - Racconta le mirabolanti avventure del gruppo “Avner”, l’unità per così dire “irregolare” che mise a segno le azioni più spettacolari dell’ormai famosa operazione voluta da Golda Meir e staff per vendicare la tragedia di Monaco ’72. Le azioni avevano lo scopo di trovare, scovare ed eliminare apertamente i membri di Settembre Nero: la Meir firmò personalmente gli ordini d’esecuzione di una lista che comprendeva tra i 20 e i 35 nomi. Una rappresaglia alla barbarie di Monaco. Se parliamo di morti, però, nel caso dell’”Ira di Dio” il rapporto è di 1 a 20. Per ogni atleta israeliano ucciso a Monaco morirono 20 persone più quelle di Settembre Nero. Nei giorni successivi alla tragedia di Monaco, l’esercito israeliano bombardò i campi profughi e le basi delle formazioni armate palestinesi in Siria e Libano. L’8 settembre del 1972 furono bombardati i sobborghi di Damasco e Latakia.
QUALCOSA NON TORNA - E’ orribile fare la conta dei morti, così come è orribile avere addosso la disgustosa sensazione che alcuni morti rotolano su un tappeto rosso, altri passano dietro le quinte, al buio. Su Munich, all’epoca dei bombardamenti la famosa lista non era stata ancora comunicata. Solo il 14 settembre Golda Meir annunciò alla Knesset che Israele avrebbe reagito a Monaco “con misure mai prese”. Ci sono molte cose che non tornano in questa storia. Una storia iniziata male e finita clamorosamente peggio. Una storia orribile. Se parliamo del film, si può dire che è indiscutibile da un punto di vista
strettamente cinematografico (regia, montaggio, sceneggiatura ecc.), ma da un punto di vista storico c’è chi ha qualcosa da ridire. In realtà Spielberg si è ispirato a ”Vendetta! La vera storia della caccia ai terroristi delle Olimpiadi di Monaco 1972″ del giornalista ungherese George Jonas. Nel 1981 Jonas incontrò l’agente del Mossad Avner e dopo aver ascoltato la sua storia scrisse il libro incriminato.
LE REAZIONI - I maligni affermano che Avner non ha mai fatto parte del Mossad, ma ha solo seguito gli atleti di Monaco come agente di sicurezza. Altri che Jonas e Avner solo la stessa persona, altri ancora che Jonas si è inventato tutto. Come spesso accade (altre volte no) con il Mossad di mezzo c’è da divertirsi. Storicamente restia a sbottonarsi, l’intelligence si è mobilitata contro il film rilasciando, tramite suoi autorevoli membri, dichiarazioni che accusano Spielberg di aver descritto grossolanamente decenni di lotte contro i palestinesi. “Mi sorprende che un regista come Spielberg abbia scelto, tra tutte le fonti, di affidarsi principalmente al libro di Jonas”, ha dichiarato Zvi Zamir, capo del Mossad all’epoca degli eventi. Gad Shimron, ex agente del Mossad ha affermato: “Non sono a conoscenza di alcun caso di un agente che, nel bel mezzo di una missione, decida di tirarsi indietro per ragioni di natura morale”. Ehud Danoch, console d’Israele a Los Angeles, ha dichiarato al quotidiano Haaretz: “La sua equazione terroristi palestinesi-agenti del Mossad è aberrante”. “Eretico”, “antisemita”, “anti-israeliano”, sono solo alcuni degli insulti che Spielberg si è beccato dai conservatori ebrei e non che lo hanno lapidato all’uscita del film. Stupidaggini, almeno questi ultimi aggettivi.
INCONGRUENZE E VERITÀ - Hanno ragione invece quelli del Mossad! Alcune perplessità: difficile che un agente incaricato per una missione del genere si faccia prendere dagli scrupoli. Le squadre della missione “Ira di Dio” erano tre e non una, ed erano intercambiabili. Lo stesso nome dell’operazione è messa in dubbio
dagli agenti del Mossad che affermano che ad ogni “impresa” era assegnato un nuovo nome. La scena dell’incontro fra Golda Meir e Avner è altamente improbabile, così come quella in cui agenti del Mossad e militanti palestinesi dividono allegramente una stanza prima di compiere le rispettive azioni. Per non parlare poi del dialogo fra Avner ed il leader del gruppo palestinese quella stessa notte. Insomma, Steven è un maestro di fantascienza e anche con Munich lo ha dimostrato. Ma è esistita veramente la lista di Golda Meir? Abu Daoud, uno dei “sopravvissuti”, ideatore del massacro di Monaco, afferma che l’obiettivo del governo israeliano era in realtà quello di “Eliminare gli intellettuali e i moderati che davano voce alle ragioni palestinesi” e che “Ira di Dio” era “Una guerra camuffata sotto il manto di Monaco”. E ancora che: ”Non uno dei palestinesi abbattuti ha partecipato a quell’operazione”. Palestinesi come: “Wael Zwaiter, il rappresentante dell’Olp a Roma. Un filosofo, un intellettuale, amico di Moravia, non aveva mai impugnato un’arma.(…)”. Alla fine dei conti è il film che dice: occhio per occhio genera solo buio. E su questo Spielberg ha ragione da vendere. Chissà che cosa ne pensano al Mossad?













Bellissimo libro di storia (vera o falsa che sia va letta nell’ottica di comprendere lo scontro ideologico) che consiglio di leggere a tutti.
Spielberg ovviamente l’ha piegato alle sue esigenze, dando un messaggio alla storia. Ma vale la pena davvero rileggere gli inizi di quello che sarebbe diventato uno scontro combattutto su tutti icontinenti, dove anche l’Italia (anche se è stato tutto oscurato) ebbe i suoi morti.
Nel fare ricerca per questo pezzo mi sono imbattuto in questo libro, non ho ancora avuto il tempo di leggerlo, mi ha molto incuriosito e col passare del tempo mi sono “affezionato” all’idea che lo leggerò senz’altro. Credo che possa essere un doc interessante e pieno di “chicche” niente male…Spero di non restare deluso
Bello il pezzo, bello il film. A chi ne ha l’opportunità consiglio di vedere lo spettacolo teatrale “sangue palestinese” della compagnia teatro forsennato (www.teatroforsennato.com) ispirato all’omicidio di Wael Zwaiter visto con gli occhi degli agenti del Mossad.